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  • mercoledì 16 giugno 2010

La guerra del Messico

Gli avvenimenti più tragici del 2010 nella guerra alla droga, che solo quest'anno ha portato 5.000 morti

22.000 morti in quattro anni, e una sempre maggiore diffusione dei narcotrafficanti nella sfera politica

di Pier Mauro Tamburini

Come accade per molte crisi che vanno avanti anni, anche la guerra alla droga in Messico ha avuto un breve momento di attenzione in Italia, intorno all’anno scorso, per poi venire abbandonata nel corso dei mesi. Lasciando forse credere a qualcuno che la situazione si sia in qualche modo calmata, se non sistemata. Ecco: è esattamente il contrario.

Negli ultimi mesi i cartelli della droga — sono nove, i principali — sono diventati sempre più forti e spregiudicati, e le morti correlate alla guerra alla droga stanno continuando a salire drasticamente. Narcotrafficanti contro narcotrafficanti, narcotrafficanti contro soldati, narcotrafficanti contro civili. Ogni settimana arriva notizia di decine di uccisi violentemente, spesso barbaramente. Le stime, che non possono essere precise, si attestano a circa 21.500 morti dal 2006 in poi. Ovvero da quando Felipe Calderon è diventato presidente del Messico e, per la prima volta dopo quasi 30 anni dalla nascita dei cartelli, ha messo la guerra alla droga come priorità assoluta nell’agenda del governo. Nonostante il sostegno degli Stati Uniti, ovviamente interessati a quanto succede intorno al confine e destinatari di molta di quella droga, in questi quattro anni Calderon non è riuscito a sconfiggere i cartelli, anzi: i recenti arresti ravvicinati sia del sindaco che dell’ex sindaco di Cancun, accusati di collusione, lasciano intravedere le ramificazioni dei narcotrafficanti nella sfera politica del paese.

Al contrario di come operano le mafie in Italia, che tentano il più possibile di vivere nell’ombra, i cartelli messicani stanno puntando verso la direzione opposta. Attacchi frontali alla polizia, esecuzioni pubbliche dimostrative, rapimenti di politici, giornalisti e forze dell’ordine, sono alcuni dei modi con cui i narcotrafficanti ottengono il timore e il rispetto di autorità e cittadini. Abbiamo cercato di raccogliere, per quanto possibile, gli avvenimenti più significativi successi nel 2010. Sono solo una parte delle violenze avvenute in questi sei mesi, che in totale contano già oltre 5 mila morti.
5 mila morti in sei mesi.

Per maggiori informazioni, qui trovate la sintesi di Reuters degli avvenimenti dal 1970 in poi e qui le mappe e gli schemi di Associated Press sul radicamento dei cartelli nel territorio, sul traffico di droga e di armi, e sulle violenze correlate alla guerra.

6 gennaio. Uccisi a colpi d’arma da fuoco quattro studenti sotto i diciott’anni, senza apparente motivo.

17 gennaio. Ritrovato a Santillo il corpo di un giornalista precedentemente scomparso. Il quotidiano per cui lavorava annuncia che non pubblicherà più articoli sui narcotrafficanti e le violenze legati alla droga.

21 gennaio. Almeno ventitrè carcerati morti in uno scontro tra due cartelli della droga rivali nella prigione di Durango.

31 gennaio. Sedici ragazzi tra i 13 e i 19 anni, non legati in alcun modo ai narcotrafficanti, vengono uccisi a una festa in cui si erano riuniti per guardare una partita di calcio. L’ipotesi più probabile è che siano stati uccisi perché i narcotrafficanti credevano ci fosse andato anche qualcuno di un cartello rivale. Il procuratore generale comunica che sono almeno 230 i morti a Ciudad Juarez dall’inizio dell’anno.

3 febbraio. Otto morti, sei narcotrafficanti e un poliziotto, durante un inseguimento in cui sono stati liberate due persone rapite.

14 febbraio. Morto il sergente David E. Mezter, durante un raid in elicottero contro i narcotrafficanti.

5 marzo. Dopo gli spari verso un’ambulanza in cui ha perso la vita una volontaria di vent’anni, la Croce Rossa annuncia che d’ora in avanti si rifiuterà di curare le persone con ferite da arma da fuoco.

11 marzo. Si ha la notizia del rapimento di otto giornalisti tra metà febbraio e i primi giorni di marzo. Uno di loro muore dopo essere stato ritrovato in coma, con segni di torture.

14 marzo. Vengono uccise in una sparatoria tre persone legate al consolato degli Stati Uniti in Messico.

14 marzo. Ventiquattro persone, tra cui cinque ufficiali della polizia, vengono uccise in un imboscata ad Acapulco, nel giorno dell’inizio della stagione turistica primaverile.

19 marzo. Due studenti vengono uccisi per errore dall’esercito in una sparatoria nel nord del Messico.

30 marzo. Dieci ragazzi, di cui cinque dai sedici anni in giù, vengono uccisi con granate e colpi d’arma da fuoco per non essersi fermati a un posto di blocco formato dai narcotrafficanti.

1 aprile. Diciotto morti in un’imboscata a Tampico. I narcotrafficanti bloccano le strade di Reynosa.

26 marzo-2 aprile. I narcotrafficanti attaccano ripetute volte due basi dell’esercito messicano, con auto blindate e lanciagrante.

15 aprile. Sparatoria tra narcotrafficanti e soldati nello stabilimente balneare di Acapulco, almeno sei morti civili.

21 aprile. La stampa locale riporta che dall’inizio del 2010 almeno 50 persone sono state uccise nello stato di Morelos, un’area che negli anni scorsi non era quasi mai stata toccata dalla guerra alla droga.

22 aprile. Tre persone rapite dopo una sparatoria in un hotel di Monterrey. I narcotrafficanti bloccano le strade usando automobile rubate, e riescono a fuggire.

24 aprile. Sparatoria a Ciudad Juarex. Muoiono sette ufficiali di polizia e un passante di 17 anni.

25 aprile. Viene ferita Minerva Bautista Gomez, il pubblico ministero dello stato del Michoacan, e altre quattro persone perdono la vita in un attentato dei narcotrafficanti con fucili ad alta precisione.

11 maggio. L’ex sindaco di Cancun Mario Ernesto Villanueva viene estradato negli Stati Uniti, accusato di aver ricevuto milioni di dollari in tangenti dai cartelli della droga.

18 maggio. Scompare uno dei politici più influenti del Messico, Diego Fernandez de Cevallos, ex candidato alla presidenza. Tutti gli indizi lasciano supporre che sia stato rapito dai narcotrafficanti.

26 maggio. Arrestato il sindaco di Cancun Gregorio Sanchez, accusato di avere rapporti con i cartelli della droga. Sta continuando tutt’oggi, dal carcere, la sua campagna per essere eletto governatore dello stato di Quintana Roo.

29 maggio. Vengono ritrovati dentro quattro pacchetti regalo sparsi intorno a Città del Messico i resti del cadavere di un guardiano di una prigione, che era scomparso una settimana prima.

31 maggio. Rapiti due ufficiali di polizia a Monterrey.

31 maggio. Trovati 55 cadaveri in una miniera di argento abbandonata a Taxco, nello stato di Guerrero. La miniera veniva usata dai narcotrafficanti per nascondere i corpi delle persone rapite.

6 giugno. Trovati sei corpi in un’altra miniera fuori Cancun. Tre di questi hanno incisa sul petto la lettera “Z”, simbolo del cartello della droga Zeta.

11 giugno. Trenta uomini armati fanno irruzione in un centro di riabilitazione dalle droghe e uccidono 19 persone, ferendone diverse altre. Contemporaneamente, vengono uccise altre 16 persone in un altra città nel nord del Messico.

13 giugno. Dodici poliziotti uccisi in due attacchi dei narcotrafficanti.

14 giugno. Muoiono 29 carcerati in uno scontro con armi da fuoco tra cartelli rivali nella prigione di Mazatlan, nella zona ovest del paese.

14 giugno. Quindici narcotrafficanti vengono uccisi durante una sparatoria durata 40 minuti a Taxco.