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  • Mercoledì 30 giugno 2010

Aces

Allenatori ed esperti di biomeccanica sono d'accordo: la velocità del servizio nel tennis sta per aumentare

Sono in molti, sia tra i tecnici che tra i semplici appassionati, a essere contrari alla sempre maggiore velocità dei servizi nel tennis. Un tempo, un buon servizio significava spesso un bel gioco: i tennisti usavano la precisione e la potenza della loro prima palla per mettere in difficoltà il giocatore avversario, scendendo a rete per cercare di chiudere il punto con una volée, un colpo al volo. Da anni però la velocità del servizio si è alzata così tanto che molti giocatori non hanno nemmeno più il tempo di scendere a rete, e si limitano a tirare una palla piatta, senza effetto, con più potenza possibile, sperando in un ace o in una risposta sbilenca dell’avversario. Un articolo del Wall Street Journal, quindi, potrebbe dare un dispiacere a molti dei tecnici e degli appassionati di cui sopra: sembrerebbe infatti che la velocità dei servizi abbia ancora ampi margini d’aumento.

Diversi allenatori ed esperti di biomeccanica sono certi che la velocità aumenterà ancora e non solo per la crescente qualità di racchette e corde, ma per la capacità dei giocatori e grazie alle nuove tecnologie che li assistono negli allenamenti. Sempre più tennisti riusciranno a raggiungere i primati attuali, 240 chilometri orari per gli uomini e 210 per le donne, e sempre con minor fatica. Secondo Rick Macci, l’ex allenatore di Andy Roddick e delle sorelle Williams — simboli del tennis giocato soprattutto con la potenza, eccetto Venus — afferma che il limite dei 255 chilometri orari per gli uomini è vicino, e che le donne faranno un salto ancora più consistente, avendo margini di miglioramento più ampi.

Le tecnologie per l’allenamento dei tennisti stanno diventando sempre più efficaci, e anche in questo campo ha fatto la sua apparizione il 3D. Il fondatore della 3-D Tennis Technologies, Brian Gordon, ha portato un equipaggiamento di 10 videocamere digitali dal costo di 225.000 dollari al centro allenamenti di Macci, che le sta usando per analizzare la tecnica di gioco. I giocatori colpiscono la palla con dei riflettori infrarossi e delle telecamere puntate su di loro, in grado di registrare la velocità della racchetta, la rotazione e l’angolo del colpo. Gordon poi pubblica i risultati online, dove i giocatori possono analizzarli e studiare i loro difetti osservando una riproduzione 3D di se stessi.

Tornando al pericolo di un tennis troppo potente e poco tecnico, Tom Perrotta del Wall Street Journal cerca di rassicurare tutti: i due più grandi tennisti di questo decennio, Rafael Nadal e Roger Federer (che è stato appena eliminato da Wimbledon e per la prima volta dal 2002 non ne disputerà la finale), non hanno dei servizi eccessivamente veloci: lo spagnolo ha nel servizio il suo vero e proprio punto debole, mentre lo svizzero ha un servizio pulito, preciso e spesso molto effettato, ma non particolarmente potente. Negli ultimi anni si è visto un ritorno dell’importanza del colpo di risposta, proprio perché sempre più giocatori stanno raggiungendo velocità di servizio simili. Se prima la potenza avvantaggiava una manciata di giocatori, in qualche modo “uccidendo” lo spettacolo delle loro partite, ora che quasi tutti stanno arrivando allo stesso livello è venuta l’ora di puntare su altri aspetti, come appunto la risposta al servizio.

E anche la qualità delle racchette, ormai, è più a sostegno delle risposte rispetto ai servizi. Samantha Stosur, la tennista australiana che Francesca Schiavone ha battuto in finale al Roland Garros, è tra le più potenti giocatrici del circuito, e conferma che la tecnologia delle corde delle racchette sta aiutando i colpi di risposta: “Puoi colpire la pallina a malapena, e fare comunque un gran colpo.”
https://www.youtube.com/watch?v=w6OTEAidqiI

(È Andy Roddick a detenere il record per il servizio più veloce — 250 chilometri orari. Anche se, secondo lo statistico del tennis Leo Levin, quel giorno il rilevatore di velocità sarebbe stato parecchio generoso)