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  • mercoledì 16 Giugno 2010

Ognuno per conto suo

Guida per distrincarsi nel labirinto delle manifestazioni contro il governo

Quella del PD e quella della CGIL, quella dei giornalisti e quella del Popolo viola...

Tra manovra finanziaria e legge sulle intercettazioni, i rapporti tra maggioranza e opposizione hanno raggiunto in questa fase un livello di allerta e tensione raramente così alto. Le misure in corso di approvazione sono diverse e molte di queste sono contestate e contestabili: nel metodo con cui vengono redatte e approvate, nel merito dei cambiamenti che apportano. Il tutto si traduce nel’impaziente e spesso giustificato nervosismo dell’opposizione e del suo elettorato, e nel desiderio di rendere visibile la propria opinione contraria attraverso iniziative e manifestazioni di piazza. QUesto il calendario, a oggi, degli appuntamenti già fissati.

Il 19 giugno il Partito Democratico ha convocato una manifestazione nazionale per protestare contro i contenuti della manovra finanziaria. Non sarà un corteo né un comizio in una piazza: ci si vede al Palalottomatica, il palazzetto dello sport dell’Eur, a Roma. Durante la manifestazione Bersani descriverà anche le proposte alternative presentate al PD al governo.

La CGIL ha indetto uno sciopero generale per il 25 giugno, anche questo contro la manovra finanziaria: quattro ore di astensione dal lavoro per i lavoratori del settore privato, l’intera giornata per gli statali.

Il primo luglio tocca alla Federazione Nazionale della Stampa, che manifesterà contro la legge sulle intercettazioni. Il luogo della protesta dovrebbe essere piazza Navona, non è ancora chiaro se il raduno sarà preceduto da un corteo. Molto dipende da quanto deciderà il Popolo viola: avevano indetto un’altra manifestazione, sempre contro la legge sulle intercettazioni, per il 9 luglio; la FNSI gli ha chiesto di rinunciarvi e aderire a quella del primo luglio, e salvo sorprese i responsabili dovrebbero accettare e unire le due mobilitazioni.

Tre manifestazioni, quindi. Quattro, in realtà, perché una c’è già stata: il 10 giugno Nichi Vendola e il suo partito hanno manifestato al Pantheon, sempre contro la finanziaria. E il 5 giugno c’era stata la manifestazione dei Cobas. Poi c’è lo sciopero dei giornalisti, fissato per l’8 luglio. Inevitabile e inesorabile, è ricominciato il dibattito su chi va dove, e perché. Il PD andrà o no alla manifestazione del Popolo viola? E aderirà o no allo sciopero della CGIL? Fare da soli, trascinandosi dietro le polemiche per un mese, o partecipare a manifestazioni le cui “parole d’ordine”, come le chiama Bersani, potrebbero non essere così in sintonia con le posizioni del suo partito su queste vicende? E ancora: va bene anche fare da soli – come sembra essere intenzionato a fare il PD, con qualche ragione – ma come si fa a mettere insieme questo atteggiamento col desiderio evidente e dichiarato di mettere insieme tutte le forze di opposizione e dare vita a una larga coalizione, in vista del 2013?

Dall’altro lato, chi chiede una manifestazione unitaria come pensa di appianare le differenze tra questi soggetti, in un posto come la piazza che non conosce sfumature? Il PD non è infatti l’unico soggetto che dovrebbe porre domande di questo tipo. FNSI e Popolo viola non potevano parlarsi, prima di indire due manifestazioni diverse in due giorni diversi con praticamente la stessa piattaforma? Ora la FNSI chiede di convergere sul primo luglio: non sarebbe meglio spostare tutto al 9, si chiede Alessandro Gilioli, visto che il primo luglio è giovedì?

Tutto già visto, tutto prevedibile e scontato. È evidente che simili questioni non si pongono soltanto per una scarsa capacità organizzativa: non è che a tutti questi soggetti manchino i numeri di telefono, né la capacità di comprendere quanto e perché un tale scenario indebolisca le loro istanze, trasformando una legittima e giustificata protesta in un rito inutile e vuoto. C’è la ricerca di uno spicchio di visibilità per sé e la propria sigla, il desiderio di guidare la protesta e non di seguirla, alcune evidenti differenze nonché l’esigenza – legittima, ma fino a un certo punto – di rivendicarle e rimarcarle. Finché ciò che ci va di mezzo sono le manifestazioni di protesta contro un governo con una larghissima maggioranza parlamentare, il danno è tutto sommato ridotto. I guai arriveranno quando si tratterà di mettere insieme un’alleanza di governo presentabile e credibile. Ma non abbiamo già visto anche questa?

foto: Carlo Traina