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  • domenica 6 Giugno 2010

Karzai tende la mano ai talebani, e gliela mordono

Il presidente costringe alle dimissioni il ministro dell'interno e il capo dei servizi segreti

Decisa la scarcerazione dei prigionieri talebani contro cui ci siano solo prove fragili

di Pietro Salvatori

Sono successe un po’ di cose oggi in Afghanistan. Hamid Karzai, in un colpo solo, ha fatto fuori il proprio ministro dell’Interno Hafin Atmar e il capo dei servizi segreti Amrullah Saleh, e ha disposto la creazione di una commissione speciale incaricata di riesaminare i fascicoli di tutti i prigionieri talebani detenuti nelle carceri del Paese.

Andiamo con ordine. Negli ultimi mesi il presidente afghano ha tentato sempre di più di smarcarsi dalla tutela dell’amministrazione statunitense, che lo sostiene dal dicembre del 2001. Già nel maggio dello scorso anno, prima di venire riconfermato alla guida del Paese con il 54% dei consensi, Karzai spiazzò l’amministrazione Obama, da poco insediatasi, con una proposta forte: invitare a collaborare con il governo Gulbuddin Hekmatiar, leader del movimento estremista Hezb-e-Islami, e il mullah Omar, guida carismatica del movimento talebano. All’epoca il portavoce del dipartimento di Stato, Philip Crowley, affermò che gli Stati Uniti non giudicavano negativamente la proposta su Hekmatyar, che però nella sostanza irritò non poco Washington. Karzai oggi persevera nel suo tentativo di includere i propri nemici in un confronto politico che ritiene la strada maestra per pacificare un Paese nel quale, per la scarsa autorità che riveste, viene definito con scherno come “il sindaco di Kabul”.

Il 2 giugno ha convocato la Loya Jirga, la tradizionale assemblea che riunisce gli anziani ed i notabili afghani e ha il compito di affrontare i nodi principali della politica estera ed interna. L’obiettivo di Karzai era quello di creare un consenso diffuso intorno alla proposta di tendere una mano ai talebani: apriamo un dialogo tra voi ed il governo, in cambio di una tregua. La risposta dei talebani è stata umiliante per il presidente. All’apertura del discorso inaugurale, tre razzi sono piovuti intorno all’area dove si è riunita l’assemblea, e tre kamikaze sono stati fermati in un durissimo scontro a fuoco mentre tentavano di raggiungere i delegati. La Loya Jirga si è riunita comunque, nonostante un comunicato dei talebani avesse avvertito che la decisione avrebbe solamente portato “più guerra” al Paes

Oggi la conclusione dei cinque giorni di discussione. L’indirizzo sembra essere confermato: è stato infatti emanato un decreto con il quale si istituisce una commissione speciale per esaminare tutti i casi di detenzione degli attivisti anti-governativi. Il Presidente ha invitato il ministro della Giustizia a rimettere in libertà tutti coloro per i quali non ci sono solide prove a carico. Karzai ha voluto inoltre essere severo nei confronti di chi si sarebbe dovuto preoccupare che la Loya Jirga non venisse umiliata dalle dimostrazioni armate di coloro ai quali ci si proponeva, e ci si propone, di tendere una mano. Sono dunque cadute le teste del ministro degli Interni e del capo dell’intelligence: “le nostre spiegazioni non sono state soddisfacenti”, ha detto Saleh. Karzai insiste su una linea che lascia scettica e preoccupata la Casa Bianca: il portavoce del Pentagono ha oggi ricordato che gli Stati Uniti “ammirano e apprezzano l’impegno” di entrambi gli uomini dimissionati. E oggi altri cinque soldati sono morti in Afghanistan, mentre una motobomba ha attaccato un convoglio NATO ferendo tredici persone.

Quanto ai risultati diplomatici dell’iniziativa di Karzai nei confronti dei talebani, Al Jazeera riferisce che alla proposta di pace offerta dalla Loya Jirga è già arrivato il primo, secco, rifiuto da un gruppo di influenti combattenti talebani del Nuristan.