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  • domenica 6 Giugno 2010

Cosa vuole fare da grande la Cina

La grande potenza più arrogante non è l'America, scrive Zakaria su Newsweek, ma la Cina

Il paese si troverà presto costretto a prendere decisioni importanti sul suo prossimo futuro

Si sono scritte pagine su pagine in tutto il mondo a proposito della Cina e della sua straripante economia, della sua crescente influenza nella politica estera globale e della sua – lenta, lentissima – trasformazione politica interna. Il direttore dell’edizione internazionale di Newsweek, Fareed Zakaria, sul suo editoriale di questa settimana spiega come nel prossimo futuro la Cina si troverà a prendere delle decisioni particolarmente importanti e cruciali. E comincia da una constatazione.

Negli ultimi mesi ho sentito molte lamentele da parte di diversi diplomatici stranieri nei confronti di una potenza mondiale, e di quanto la sua politica estera sia arrogante. La notizia è che non parlavano degli Stati Uniti, ma della Cina. Un alto funzionario di una nazione in via di sviluppo mi ha detto: “I funzionari cinesi sono sempre molto calorosi e solidali con noi, quando ci incontriamo. Poi si siedono e ci leggono una lista di richieste”. In molti confermano che i funzionari e i diplomatici cinesi trattano i loro corrispettivi stranieri in modo diverso rispetto a qualche anno fa. Persino ottenere un appuntamento è diventato complicato.

In un certo senso è comprensibile, scrive Zakaria: il successo porta fiducia in se stessi – gli americani lo sanno bene – e la Cina ha un recente passato di grandi successi.

È opinione comune e diffusa che il paese sia uscito dalla crisi economica globale prima di tutti gli altri. Il taglio alle tasse approvato per stimolare l’economia sta costruendo infrastrutture di nuova generazione, le sue banche sono stabili, i suoi consumatori risparmiano molto e il governo continua a ingrandire le proprie riserve. Quello che mi colpisce di più, quindi, non è tanto l’arroganza della Cina, bensì i suoi dubbi, le sue incertezze e le sue paure.

Lo stato dell’economia ormai è sotto controllo, ma ci sono grandi e profondi cambiamenti che stanno avvenendo. Nelle ultime settimane ci sono state diverse manifestazioni di protesta da parte di lavoratori, tra cui alcuni scioperi alla Honda e alla Foxconn, la fabbrica che assembla gli iPhone. Secondo alcuni questi eventi segnano la fine del modello economico per cui la Cina era “la fabbrica del mondo”, per via del basso costo della sua industria manifatturiera. E se fino a pochi anni fa nessuno pensava che questo modello si potesse incrinare, oggi molti la pensano diversamente. Le stesse associazioni dei lavoratori, un tempo viste come pericolose e accusate di compromettere il buon nome del paese, oggi sono viste in modo diverso, e il loro coinvolgimento non potrà che migliorare le condizioni generali di lavoro e gli stipendi. Fareed Zakaria racconta tutto questo attraverso le parole di alcuni esperti cinesi, e poi rivela:

Tutti i virgolettati in questi paragrafi vengono dal China Daily, un quotidiano governativo in inglese. Niente di questo sarebbe mai stato pubblicato in qualsiasi lingua anche solo cinque anni fa, e in privato il dibattito va ancora più lontano. Un uomo d’affari cinese mi ha detto, recentemente: “In qualche modo la crisi finanziaria e la crisi del modello americano hanno fatto danni anche qui. Non abbiamo più un modello, un’ideologia, ora che la vostra è screditata. La nostra era liberalizzare, crescere, aprirsi. Poi è arrivata la crisi. Ci ha fatto vedere che siamo forti, ok. Ma ora da che parte andiamo?”

Non c’è solo la transizione economica, in ballo. Nel giro di due anni la leadership del partito comunista sarà completamente sostituita, e per la prima volta il nuovo presidente e il nuovo premier non avranno alcun legame personale con Deng Xiaoping, l’architetto della Cina moderna. Le conseguenze saranno vaste.

La Cina sa di essere una grande potenza, e chiede di essere rispettata e ascoltata. Ma oltre a proteggere i suoi interessi, il regime non è ancora sicuro di cosa vuole, dal punto di vista internazionale. Quali sono i suoi obiettivi di politica estera? Sono alleati o rivali degli Stati Uniti? Che tipo di mondo vorrebbero contribuire a creare? La Cina sta per entrare in una nuova era, ma sembra ideologicamente e operativamente non all’altezza di affrontarla. Questo potrebbe spiegare le sue esitazioni su temi come la proliferazione nucleare o i rapporti con Iran e Corea del Nord. E quindi riesce a essere allo stesso tempo arrogante e ambigua: come succedeva agli Stati Uniti, durante i suoi primi anni da superpotenza.