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  • lunedì 31 Maggio 2010

Perché Israele blocca la Striscia di Gaza

L'embargo è cominciato nel 2007, quando Hamas ha preso il controllo della striscia

Altre navi in passato avevano già tentato di raggiungerne i porti

Quando si parla di tutto quello che ha che fare con l’infinito conflitto arabo-israeliano è sempre complicato distinguere univocamente le cause dagli effetti, le azioni dalle reazioni, chi ha fatto cosa a causa di chi, chi ha cominciato questa volta o quell’altra. Nel caso dei fatti di questa mattina, però, c’è un elemento che può essere pacificamente identificato quanto meno come la condizione che ha determinato quanto accaduto: l’embargo di Israele sulla Striscia di Gaza. Bradley Burston su Ha’aretz ha descritto l’assedio di Gaza come “il nostro Vietnam”: una decisione discutibile che sta provocando disastri su disastri.

Hamas, e anche l’Iran e gli Hezbollah, hanno imparato da tempo che l’embargo israeliano contro Gaza è la più sofisticata e potente arma che possono usare contro lo Stato ebraico. Qui in Israele, dobbiamo ancora capirlo. Non stiamo più difendendo Israele. Stiamo difendendo l’assedio di Gaza. E l’assedio sta diventando il nostro Vietnam.

Com’è cominciato, allora? Nel 2006 Hamas vinse le elezioni palestinesi sconfiggendo Fatah. La vittoria di Hamas generò grande agitazione all’estero – Unione Europea e Stati Uniti minacciarono di sospendere gli aiuti ai palestinesi in mancanza di un riconoscimento dello Stato di Israele – e nella Striscia di Gaza, dove la tensione tra i vertici di Hamas e Fatah crebbe fino a portare a episodi violenti e reciproci agguati. Quando il premier palestinese Abbas decise di indire delle nuove elezioni, alla fine dell’anno, Hamas rivendicò il suo diritto a governare fino alla fine del mandato e la situazione precipitò.

Combattimenti e violenze si verificarono sia in Cisgiordania che a Gaza e proseguirono fino al febbraio del 2007, quando alla Mecca le delegazioni di Hamas e Fatah raggiunsero un accordo su una tregua. Erano state uccise novanta persone. A maggio però i combattimenti ricominciarono con maggiore intensità, concentrandosi soprattutto nella Striscia. È la cosiddetta battaglia di Gaza, iniziata il 12 giugno e conclusasi tre giorni dopo. I morti furono almeno un centinaio, e alla fine dei combattimenti Hamas prese il potere nell’intero territorio della Striscia, cacciando i militanti di Fatah in Cisgiordania. Il 14 giugno il presidente palestinese Abbas dichiarò lo stato di emergenza, accentrando su di sé il governo della Cisgiordania e di Gaza, esautorando di fatto il primo ministro Isramil Haniyeh, del partito di Hamas. Hamas non riconobbe la decisione di Abbas, creando così a Gaza un governo separato e indipendente da quello centrale palestinese. Un governo non riconosciuto da Israele, che decise quindi di chiudere la frontiera con Gaza (una simile decisione fu presa dal governo egiziano, che rinforzò e blindò il valico di Rafah).

Fino a oggi il governo israeliano ha permesso ad alcune merci di raggiungere la Striscia di Gaza, ma previo controllo del carico e con alcuni limiti ben precisi: per esempio è impossibile portare materiali edili – che sulla Freedom Flotilla sono presenti in abbondanza – salvo presentazione di progetti per il loro utilizzo. Durante l’embargo la maggior parte del traffico da e verso la Striscia avviene attraverso una serie di tunnel sotterranei che collegano Gaza all’Egitto.

Quello di ieri non è il primo tentativo che le associazioni pro-palestinesi mettono in piedi per raggiungere la Striscia. Nell’agosto del 2008 partì il primo convoglio, che arrivò a Gaza alla fine del mese: il governo israeliano minacciò reazioni ma alla fine non intervenne. Un secondo convoglio partì alla fine di ottobre 2008, trasportando un carico di medicinali: anche quella volta Israele decise all’ultimo minuto di lasciare approdare la nave a Gaza. Durante il conflitto a cavallo tra 2008 e 2009 altri due convogli tentarono di raggiungere la Striscia, ma entrambi furono costretti a tornare indietro dalla marina israeliana. Nel giugno del 2009 un convoglio fu deviato al porto di Ashdod dalla marina israeliana: dopo aver controllato il carico, Israele dichiarò che avrebbe provveduto a portare il materiale a Gaza via terra. In tutte queste occasioni i passeggeri delle navi sono stati detenuti dall’esercito israeliano e rilasciati dopo pochi giorni. Stavolta le cose sono andate in modo molto diverso.