• Italia
  • sabato 29 maggio 2010

A proposito di tagli

C'è un parlamento che riesce a battere quello italiano per sprechi e privilegi: è in Sicilia

Non è facile sorpassare il parlamento italiano sul fronte dei privilegi riservati ai suoi membri. Qualcuno però ci riesce, e non bisogna nemmeno andare troppo lontano da Roma. In Sicilia, infatti, quello che nelle altre regioni è il consiglio regionale ha il titolo di parlamento, e i suoi componenti sono definiti deputati. I loro privilegi però sono superiori a quelli dei deputati nazionali, e oggi ne racconta un significativo frammento Laura Anello sulla Stampa.

Il tema è quello delle pensioni vitalizie, anzi: delle doppie pensioni. Quando un ex parlamentare della repubblica diventa deputato regionale siciliano, lo stato smette di erogargli la pensione che gli spetterebbe in quanto ex parlamentare. Quando avviene il contrario, cioè quando un ex deputato regionale siciliano diventa parlamentare, le indennità si raddoppiano.

Ai diecimila euro che spettano ai parlamentari nazionali, si aggiunge un vitalizio che in media è di cinquemila euro netti al mese. Quattordici i fortunati, di destra e di sinistra: un ex ministro (Calogero Mannino), due ex governatori come Salvatore Cuffaro e Angelo Capodicasa, l’ex presidente dell’Assemblea Nicola Cristaldi, l’ex sindaco di Palermo e attuale portavoce di Italia dei Valori Leoluca Orlando, nove ex assessori regionali: il colonnello finiano Fabio Granata, Vladimiro Crisafulli, Giuseppe Firrarello, Salvatore Fleres, Ugo Grimaldi, Dore Misuraca, Alessandro Pagano, Sebastiano Burgaretta Aparo. E Raffaele Stancanelli, il quale detiene il record della tripla indennità, visto che riceve anche lo stipendio da sindaco di Catania, al quale ha detto però di volere rinunciare.

Se ne parla perché il presidente dell’ARS, Francesco Cascio, ha proposto il taglio di queste pensioni, visto “il momento di grandi difficoltà economiche”. Di cose da tagliare se ne potrebbero trovare molte altre: i deputati regionali eletti prima del 2000, infatti, ottengono la pensione a soli cinquant’anni, se hanno tre legislature alle spalle. Cinquantacinque anni per chi ha fatto due legislature, sessant’anni per chi ne ha fatta una sola.

I privilegi non si fermano ai deputati regionali. Qualunque dipendente della regione, dal presidente all’ultimo dei custodi, può avere un’indennità vitalizia: basta avere venticinque anni di contributi – venti, per le mamme – e dimostrare di dover assistere un parente (un coniuge, un genitore, n figlio) affetto da una malattia “di particolare gravità”. Le conseguenze sono facilmente immaginabili.

Il colpo di genio, pochi anni fa, lo ebbe proprio una donna, che si fece adottare da una novantenne male in arnese per conquistare il diritto alla pensione. «Naturali o no, sempre figli sono», allargarono le braccia negli uffici. Ma adesso, a sette anni dall’introduzione del privilegio stabilito nel 2003 dalla munifica Assemblea siciliana ai tempi della giunta Cuffaro, il caso è diventato bollente.

Anello fa riferimento al caso che riguarda il segretario generale della regione, Pier Carmelo Russo, che a causa del malanno del padre riceve – a 47 anni – un vitalizio pari a 6.462 euro netti al mese. Il tutto senza passare tutto questo tempo al capezzale del padre, visto che dopo il pensionamento è stato nominato assessore regionale all’energia della giunta Lombardo.

Non è servita a sedare le polemiche la sua rinuncia all’indennità di assessore, circa 300 mila euro lordi all’anno, devoluti in beneficenza. La burocrazia-lumaca, finora, non ha sganciato un solo soldo ai poveri.

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