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  • sabato 29 maggio 2010

Coop ricomincia a vendere i prodotti israeliani

Agrexco includerà nelle etichette le informazioni sulla località esatta di provenienza

Coop: "Niente boicottaggio, niente antisemitismo. Certo, avremmo potuto rifletterci di più..."

Coop e Agrexco, il principale esportatore di prodotti israeliani, hanno raggiunto un accordo che permetterà ai supermercati di vendere tutti i prodotti israeliani fornendo in etichetta le informazioni relative alla provenienza esatta delle merci. Lo hanno annunciato Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia, e Shimon Alchasov, direttore amministrativo di Agrexco Ltd.

Nei giorni scorsi erano sorte molte polemiche in seguito alla decisione di Coop e Conad di sospendere la vendita dei prodotti Agrexco che non indicassero sull’etichetta la loro esatta provenienza, così da permettere ai clienti di distinguere la merce prodotta in territorio israeliano da quella prodotta nei territori occupati. Polemiche rese ancora più accese dal fatto che da un lato Coop e Conad parlavano di semplice operazione commerciale, definendo illegittimo anche soltanto l’utilizzo del termine “boicottaggio” per descrivere la loro decisione; dall’altro lato movimenti come Stop Agrexco, che hanno l’obiettivo preciso di incentivare le aziende e i cittadini a boicottare i prodotti israeliani, rivendicavano la decisione di Coop e Conad come una diretta conseguenza della loro azione di pressione e quindi come una loro vittoria.

Sia Coop che Conad si sono lamentati del comportamento di chi – da entrambe le parti – ha cercato di strumentalizzare la vicenda. Ieri il presidente Coop Tassinari ha fatto anche una piccola autocritica – “Mah, certo, avremmo dovuto rifletterci un po’ di più…” – e ha spiegato nuovamente il suo punto di vista.

A fin di bene, abbiamo preso un’iniziativa che doveva essere solo commerciale. Invece, ci siamo trovati in mezzo a una questione politica. Ammetto che ne abbiamo sottovalutato gli effetti. Ma, va detto, c’è stata una grossa strumentalizzazione di altri. Capisco bene le questioni, ma il punto è che noi non usiamo due pesi. Abbiamo sette milioni e mezzo di consumatori e molti ci chiedono garanzie di trasparenza. Noi le diamo anche sugli ogm. Perché non dovremmo darle su questo? È vietato? L’antisemitismo, il boicottaggio non c’entrano niente. Noi diamo le informazioni, il consumatore poi sceglie. Fossimo contro tutti i prodotti israeliani, appiccicheremmo il nostro marchio sulle arachidi, sui datteri, su cinque milioni di euro di importazioni?

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