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  • giovedì 27 Maggio 2010

Cosa sta succedendo tra Conad, Coop e Israele

I supermercati vogliono sapere se alcuni prodotti vengono dalla Cisgiordania o da Israele

Secondo i produttori delle merci, la decisione danneggia anche i palestinesi

Qualche giorno fa Coop e Conad hanno annunciato che non venderanno più nei loro supermercati prodotti provenienti dai territori occupati in Cisgiordania. La paternità della decisione è stata rivendicata da una rete di associazioni che si chiama “Stop Agrexco”, nata un anno fa per boicottare tutte le merci prodotte in Israele e coltivate nei territori occupati: quello che sostiene è che Israele sfrutti commercialmente terre non sue e che i risultati di questo sfruttamento non debbano essere premiati dai consumatori. La scelta di Coop e Conad ha già generato una quantità notevole di polemiche: non solo per la nota e annosa questione dell’eventuale boicottaggio delle merci israeliane da parte dei critici delle sue politiche, che si ripropone ciclicamente, quanto perché gli stessi termini della vicenda non sono chiarissimi.

Il primo punto di incertezza ha a che fare con la scelta di non vendere più i prodotti importati dalla Agrexco. La Agrexco è la principale azienda ortofrutticola israeliana, ma praticamente la totalità della merce che produce è riconducibile al territorio israeliano e non alla Cisgiordania: soltanto lo 0,4 per cento della merce viene prodotta nei territori occupati. Il blocco verso i prodotti Agrexco rappresenterebbe quindi un blocco verso tutte le merci israeliane, ovunque queste siano prodotte. Coop e Conad fin dal primo momento hanno respinto le critiche di chi ritiene sbagliato il boicottaggio, precisando che la decisione non ha ragioni ideologiche bensì “commerciali e di tracciabilità delle merci”. Benché nelle informazioni commerciali la Agrexco indichi se la merce è prodotta su territorio israeliano o in Cisgiordania, questa informazione “non è presente sul prodotto” e “non permette al consumatore finale di esercitare un diritto di acquisto consapevole, mancando una reale distinzione fra i prodotti made in Israele e quelli provenienti dai territori occupati”. Coop e Conad hanno fatto sapere quindi che la sospensione è solo “temporanea”, e che quando Agrexco indicherà sull’etichetta la provenienza esatta delle merci – territorio israeliano o territori occupati? – i prodotti torneranno in vendita.

Il secondo punto di incertezza ha a che fare col ruolo della campagna Stop Agrexco. Coop e Conad smentiscono che la misura sia “un boicottaggio generalizzato” e parlano invece di una decisione volta a “salvaguardare un diritto all’informazione corretta sull’origine dei prodotti”. Oggi Coop ha acquistato una pagina su alcuni quotidiani, e si spiega così.

I punti vendita Coop distribuiscono regolarmente i prodotti provenienti da Israele: per questa ragione, le strumentalizzazioni e interpretazioni non corrette di questi giorni sono ingiustificate. Il boicottaggio è un’azione del tutto estranea a Coop che da sempre opera seguendo i propri valori: solidarietà, eticità, cooperazione e trasparenza. Coop è abitualmente rifornita di merci provenienti dai territori dello Stato di Israele, e solo su datteri ed erbe aromatiche sono in corso ulteriori verifiche. Verifiche eseguite per dare ai consumatori la garanzia di un’informazione completa sull’origine dei prodotti stessi al momento prevista dalla stessa Ue a livello amministrativo e fiscale. Anche per questi, comunque, siamo fiduciosi di trovare una soluzione in tempi rapidi.

Il titolo della pagina sembra complicare il messaggio più che chiarirlo:

Sui nostri scaffali trovate i prodotti israeliani: sono accanto ai nostri valori di qualità, rispetto, e volontà di non discriminare

Coop parla quasi di decisione obbligata, facendo riferimento a disposizioni fiscali e amministrative UE, ma i prodotti Agrexco sono in regola con la normativa comunitaria sull’origine dei prodotti: che si sappia se vengono dai territori occupati è un’informazione che non è richiesta dalla UE, ma che Coop e Conad chiedono a tutela del consumatore finale, a loro dire: di fatto allineandosi alla distinzione posta da Stop Agrexco. E la rete Stop Agrexco parla apertamente di boicottaggio e ragioni ideologiche, più che commerciali.

Un importante risultato della campagna di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro l’apartheid israeliano.

A seguito della campagna di pressione della coalizione italiana contro la Carmel-Agrexco, due importanti catene italiane di supermercati, COOP e Nordiconad, hanno dichiarato la sospensione della vendita dei prodotti Agrexco, principale esportatore di prodotti agricoli da Israele e dalle colonie israeliane illegali nei Territori Palestinesi Occupati.

L’accostamento risulta scomodo anche per Conad, che ieri ha diffuso questo comunicato per smentire la definizione di “boicottaggio” e lamentare tentativi di condizionamento da “associazioni delle diverse parti in causa”:

Non è in atto alcuna attività di boicottaggio da parte di Conad; a lanciare campagne di boicottaggio sono le associazioni delle diverse parti in causa che vorrebbero coinvolgere e condizionare Conad, come ben si evince dalle oltre 600 pagine web;

– come già precisato nella nota diffusa alle agenzie, Nordiconad non ha intrapreso alcuna azione di boicottaggio, ma ha solo richiesto informazioni al fornitore;

– quanto sia strumentale questa vicenda lo testimonia il fatto che il prodotto in questione – il pompelmo proveniente da Israele – ha una sua stagionalità che, come ben sanno gli operatori, si è conclusa ad aprile; quando le produzioni di pompelmo saranno nuovamente disponibili, le forniture proseguiranno regolarmente;

– Conad, contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di informazione, non ha mai sospeso forniture di prodotti – ortofrutta o altro – da Israele. Diffidiamo pertanto ogni soggetto dal lanciare o riportare notizie imprecise, non veritiere e già destituite da ogni fondamento. Conad si riserva infine di tutelare il proprio nome e gli interessi della catena in ogni sede competente.

Intanto la discussione è diventata un piccolo caso politico. Il ministro degli esteri Frattini ha parlato di “provvedimento razzista”, e molte critiche sono arrivate anche da sinistra. Così Sinistra per Israele, in una lettera aperta firmata da Furio Colombo, Emanuele Fiano, Fabio Nicolucci, Giorgio Albertini, Silvia Cuttin, Ilda Sangalli Miller, che definisce la decisione “sbagliata” e “controproducente”.

Cari amici della Coop, ci ha molto colpito la notizia che voi e Conad abbiate deciso di sospendere la vendita di merci israeliane che non siano certificate come non prodotte nei territori palestinesi occupati. Abbiamo grande rispetto per la Vostra storia e la Vostra struttura, diversi dei nostri soci sono anche vostri soci, e dunque vi scriviamo per cercare di ragionare e non per lanciare anatemi, per riflettere e non per condannare qualcuno.

Altri invece hanno sostenuto la bontà della decisione, tra questi la CGIL e la FIOM, che ha diffuso una dichiarazione di sostegno.

La decisione della Coop è corretta e attenta alla legalità, e per questo va ringraziata. Le reazioni scomposte contro di essa sono il sintomo di un nervo scoperto: quello della persistente illegalità della politica israeliana che in barba a tutte le Risoluzioni Onu come alle richieste dell’Amministrazione degli Stati Uniti, continua arrogantemente nella politica di colonizzazione e di annessione di pezzi di terra palestinese (con gli insediamenti e con la costruzione del muro all’interno dei territori palestinesi stessi).

Oggi il Foglio riporta le parole di Shimon Alchasov, direttore amministrativo di Agrexco.

“Soltanto lo 0,4 per cento del nostro prodotto arriva dalle comunità nella valle del Giordano e lì diamo lavoro a tantissimi palestinesi. È l’unico lavoro che hanno e ne sono da sempre grati. Si capisce allora come la Coop abbia ceduto all’ideologia. E rischia di far perdere il lavoro a tanti arabi nostri operai. L’Agrexco nasce per dare lavoro a tutti senza distinzione, arabi ed ebrei, cristiani e musulmani, bianchi e neri, siamo a servizio dell’agricoltura nel mondo. Nella valle del Giordano siamo gli unici datori di lavoro presenti, arrivano ogni giorno anche operai dal confine giordano”.