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  • giovedì 27 maggio 2010

Etiopia: proteste contro i risultati delle elezioni

L'Unione Europea denuncia le irregolarità delle elezioni in Etiopia: violenze e intimidazioni

Il Primo Ministro Zenawi avverte: "ll voto del popolo non sarà rovesciato dalle potenze straniere”

Giubbotto blu e cappello da baseball, il primo ministro dell’Etiopia Meles Zenawi parla alla folla raccolta a Meskel Square, Addis Abbeba: “il voto del popolo non sarà rovesciato dalle potenze straniere”.

Domenica scorsa in Etiopia si è votato per le elezioni parlamentari: le prime elezioni nazionali dopo quelle del 2005, quando quasi duecento persone morirono protestando contro presunti brogli. I risultati ufficiali si sapranno solo a fine giugno ma tutti si aspettano una vittoria netta del Fronte Democratico Rivoluzionario Popolare dell’Etiopia e dei suoi alleati già al governo, che secondo le ultime proiezioni avrebbero vinto con ampio margine in nove delle undici regioni del Paese.

Ieri alcuni osservatori dell’Unione Europea hanno pubblicato una relazione in cui denunciano violenze e intimidazioni che avrebbero causato un andamento irregolare delle votazioni. Thijs Berman, il rappresentante degli osservatori europei, si è detto preoccupato:

Sono state riferite persecuzioni e intimidazioni, compresi casi di violenze. La dimensione di queste proteste è un motivo di preoccupazione che va preso in considerazione.

Ma il governo risponde alle accuse: “Alcuni dei nostri amici stranieri ci hanno criticato, ma questo è il passato” ha detto il Primo Ministro Zenawi “ora devono riconoscere il voto della gente. La politica dell’odio è finita. Neanche una vita deve essere persa nelle proteste post elettorali”.

Secondo il Wall Street Journal in Etiopia una conferma del partito in carica era abbastanza prevedibile visti i suoi investimenti nel settore agricolo e la sua campagna aggressiva contro la povertà: un etiope su tre vive con meno di 1$ al giorno. Ma i partiti d’opposizione e le organizzazioni internazionali di diritti umani accusano il partito di Zenawi di avere adottato misure repressive contro i suoi contestatori e di avere usato risorse statali per fare propraganda elettorale.

Human Rights Watch sostiene che il governo avrebbe usato veri e propri mezzi intimidatori contro gli elettori: nelle settimane precedenti alle elezioni le persone sarebbero state minacciate di perdere i sussidi economici o il lavoro se avessero votato contro il partito in carica. Oggi Hailu Shawel, uno dei leader dell’opposizione, ha chiesto ufficialmente che le elezioni vengano ripetute, ma difficilmente la sua richiesta sarà accolta.

Il governo etiope ha avvertito che riterrà responsabile qualsiasi politico che tenterà di promuovere la violenza nel periodo successivo alle elezioni. Durante gli scontri seguiti alla vittoria di Zenawi nel 2005, i leader dell’opposizione furono imprigionati in massa. Meles Zenawi è alla guida della nazione dal 1991, quando aveva preso il potere con un colpo di stato rovesciando la dittatura militare allora in forze.

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