• Mondo
  • lunedì 24 Maggio 2010

Le cose peggiorano

Dopo 34 giorni la falla continua a perdere petrolio. Il segretario degli interni Salazar duro con la BP

Pronte due nuove strategie di contenimento che, come al solito, non si è certi funzioneranno

Dopo trentaquattro giorni di perdite di petrolio nel Golfo del Messico non solo il problema non è stato sistemato, ma non se ne vede neanche la fine. Nessuno degli innumerevoli tentativi della BP di chiudere la falla ha davvero funzionato, e la frustrazione — tanto tra i cittadini americani quanto tra i vertici di governo — sta crescendo di giorno in giorno, in un fuoco incrociato tra le accuse all’amministrazione Obama e quelle alla British Petroleum, l’azienda che possiede la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon che è affondata al largo delle coste della Louisiana.

Ieri il segretario degli interni americano, Ken Salazar, è stato molto chiaro riguardo alla sua opinione dell’operato BP:

Francamente, è dal primo giorno che la BP non sta gestendo la situazione come avrebbe dovuto gestirla. Non dubito che ce la stiano mettendo tutta. Ma volete sapere se credo che sappiano esattamente quello che stanno facendo? No.

Se da un lato questa è l’ennesima accusa all’inefficenza della compagnia petrolifera, dall’altro fa sorgere domande sul ruolo del governo nella gestione della catastrofe e sulla sua pretesa che se ne occupasse BP. Dopo lo storico disastro ambientale della Exxon, negli Stati Uniti venne passata una legge che indicava le compagnie come uniche responsabili dei danni da loro creati. La BP è stata quindi incaricata di gestire la perdita del golfo del Messico, un’operazione che ha però fatto nascere diverse contraddizioni: oltre ai conflitti d’interesse sulle operazioni (i laboratori scelti per giudicare i danni all’ecosistema marino hanno tra i loro clienti proprio la BP), la situazione è rimasta in stallo anche quando tutto il mondo ha iniziato ad accorgersi che la compagnia non era in grado di gestire la perdita. Il governo ha osservato a lungo le mosse della BP e ora sta anche iniziando a criticarle, ma non è mai sceso in campo per arginare il problema. Insomma: responsabilizzare le compagnie va bene, lasciarle da sole a peggiorare le cose no.

Salazar e il segretario della sicurezza nazionale Janet Napolitano si incontreranno oggi in Louisiana, a capo di una delegazione bipartisan del senato formata per gestire la situazione. Nei prossimi giorni, la BP tenterà invece di chiudere la falla iniettando un liquido viscoso, denso il doppio dell’acqua, nella falla, sperando di poterla poi cementare una volta diminuita la perdita. In caso anche questo tentativo non dovesse funzionare, la compagnia passerà alla seconda opzione, che consisterebbe nel tappare la falla con varie sostanze gommose. “E abbiamo pronta anche una terza fase”, ha dichiarato Robert Dudley della BP, “chiamata diminuzione di circolazione del materiale”. Le operazioni inizieranno martedì pomeriggio o mercoledì mattina, con la luce del giorno. E, come siamo ormai abituati a sentire, non è sicuro che funzionino.