• Mondo
  • lunedì 24 maggio 2010

Il modello Sri Lanka

L'anno scorso il presidente ha sconfitto i ribelli delle Tigre Tamil, ed è stato accusato di crimini di guerra

Molti politici e generali guardano allo Sri Lanka per imparare ad annientare le insurrezioni nei loro paesi

Dopo 26 anni di guerra civile, l’anno scorso il presidente singalese Mahinda Rajapaksa è riuscito ad annientare la ribellione separatista dei terroristi delle Tigri Tamil, con metodi rapidi ma sotto accusa da parte delle organizzione umanitarie: il governo delo Sri Lanka è stato infatti più volte denunciato per aver compiuto crimini di guerra causando la morte di migliaia di civili durante la repressione dei ribelli. La settimana scorsa, l’International Crisis Group — un’organizzazione non profit che si occupa di conflitti nel mondo – ha fatto tornare attuale la questione pubblicando un rapporto che stila tutte le colpe del governo, e solo quattro giorni fa due ex soldati dell’esercito singalese hanno testimoniato contro il governo, portando a prova delle loro parole alcune fotografie che illustravano le esecuzioni sommarie delle famiglie dei ribelli, bambini compresi.

Nonostante tutto, o forse proprio per tutto questo, per molti lo Sri Lanka è diventato un modello da seguire. L’Economist scrive che sono parecchi i dittatori che vogliono trarre ispirazione dal successo di Rajapaksa per cercare di annientare allo stesso modo le insurrezioni sorte nei loro paesi. Lo scorso novembre il dittatore militare di Myanmar, Tahn Shwe, è volato fino in Sri Lanka “così che il suo regime possa imparare qualcosa da applicare agli sforzi contro i gruppi etnici in Birmania”, come scrive il suo biografo ufficiale. In ottobre il primo ministro tailandese, Abhisit Vejjajiva, ha tenuto colloqui con Rajapaksa per trarre insegnamenti dalla vittoria singalese — contro un’insurrezione islamica nel sud, che non ha nulla a che fare con gli scontri a Bangkok di questi ultimi tre mesi. Così come una delegazione militare del Bangladesh, che in marzo ha incontrato il comandante dell’esercito singalese per gli stessi motivi. E se questi sono i meeting ufficiali, è molto probabile che altri generali e politici di zone calde, come Colombia e Israele, stiano prendendo spunto dai metodi dello Sri Lanka per giustificare dure operazioni anti-terroristiche.

Louise Arbour, il presidente dell’International Crisis Group, ha detto che il modello Sri Lanka consiste principalmente in tre parti: quella che lei definisce “la strategia terra-bruciata” (totale libertà per l’esercito, nessuna negoziazione con i terroristi, nessun cessate il fuoco per non dar loro il tempo di riorganizzarsi); poi, non fare differenze tra combattenti e non combattenti (il nuovo rapporto dell’IGC riporta molti esempi a riguardo); infine, l’eliminazione del ruolo dei media e dei gruppi internazionali.

Lo Sri Lanka è quindi sì un modello, ma non propriamente da ammirare. Nel gennaio scorso il presidente è stato rieletto, e sull’onda della vittoria contro i tamil il sostegno della maggioranza dei cittadini singalesi è più forte che mai. Questo gli sta permettendo di accentrare il potere sempre di più, dividendolo tra sé e la sua famiglia. L’Economist scrive che, oltre a essere presidente, Mahinda Rajapaksa è ministro della difesa, della finanza, dei trasporti, e segretario dell’interno insieme al fratello Gotabaya; in tutto controlla direttamente 78 istituzioni. Il secondo fratello è il ministro dello sviluppo economico e supervisiona l’ambiente e il turismo, il terzo è invece presidente della camera, e in caso di impeachment sarebbe lui a decidere se approvarlo o meno.

Come se non bastasse, Rajapaksa vuole ritoccare qua e là la costituzione a suo favore. Vuole aumentare il numero di mandati presidenziali (ora sono due di sei anni ciascuno), entrare nelle procedure parlamentari e modificare il 17esimo emendamento per poter nominare direttamente i membri di organi di controllo tra cui quello elettorale (il 17esimo emendamento è nato proprio per contenere i poteri del presidente). Rajapaksa ha 64 anni ed è in ottima salute, sembra quindi che almeno per parecchio tempo niente possa fermarlo. Ma anche quando quel tempo arriverà, il futuro pare già assicurato: suo figlio Namal è stato eletto il mese scorso in parlamento, e sembra intenzionato a seguire le orme del padre.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.