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  • lunedì 24 Maggio 2010

Ancora arresti nel campionato di calcio cinese

Lo scandalo era scoppiato a marzo, ma le indagini continuano a mostrare irregolarità

Lu Jun, l'arbitro più famoso del paese, rischia la pena di morte

Il punto più alto toccato dal calcio cinese è arrivato probabilmente nel 2002, con la partecipazione ai mondiali di calcio (la nazionale fu eliminata al primo turno senza mai segnare un gol, ma non stiamo a guardare il capello). Il punto più basso potrebbe arrivare di qui a pochi mesi, quando Lu Jun sarà condannato a morte.

Lu Jun è – ma dovremmo dire era, a questo punto – un arbitro di calcio cinese. Ma non un arbitro qualsiasi: il modello di imparzialità e correttezza, quello che ha arbitrato ai mondiali, l’arbitro. Uno soprannominato “fischietto d’oro”, che i giornali italiani non mancheranno di definire “il Collina cinese”, quando racconteranno la sua storia. Lu Jun rischia di essere condannato a morte perché – come tutti gli arbitri di calcio, in Cina – è un pubblico ufficiale. È accusato di corruzione, e il governo cinese da sempre non nutre alcun riguardo verso i propri impiegati che tradiscono lo stato per denaro.

La storia esplode a marzo, quando un paio di arresti per alcuni episodi di scarsa rilevanza scoperchiarono una situazione farsesca, cominciata nel 2006. Qualsiasi risultato di qualsiasi partita era aperto a una compravendita, con un vero e proprio listino prezzi. Si poteva anche acquistare la convocazione in nazionale di questo o quel giocatore. Ci furono diversi arresti di arbitri, dirigenti della federazione e calciatori: due squadre furono retrocesse d’ufficio, una venne addirittura radiata. Qualche settimana fa, racconta oggi la CNN, le indagini hanno portato ad altri arresti, stavolta a Hong Kong.

Il risultato più visibile, nel breve periodo, è stato il rinvio dell’invio del prossimo campionato. Nel lungo periodo, questa crisi potrebbe avere effetti devastanti sull’espansione di un movimento sportivo che secondo molti avrebbe rappresentato la grande novità dei prossimi dieci anni. Trenta milioni di persone guardano le partite di Premier League, mentre il campionato cinese è seguito da 180 milioni di spettatori ogni fine settimana. La federazione italiana l’anno scorso decise di disputare a Pechino la finale di supercoppa, ogni anno squadre da tutto il mondo vengono in Cina durante l’estate a giocare qualche amichevole. Il presidente della FIFA Sepp Blatter, quando nel 2004 visitò il paese in occasione della coppa d’Asia ospitata dalla Cina, si spinse a dire che erano stati i cinesi – e non gli inglesi – a inventare il gioco del calcio. Insomma: la Cina era un posto su cui investire, la superpotenza calcistica del futuro.

Oggi le cose vanno molto meno bene. La nazionale cinese è 85sima nel ranking FIFA, tra Moldova e Angola, lo scandalo ha compromesso la credibilità del sistema e molti temono che non sia ancora finita.

“C’è corruzione a ogni singolo livello, dal fondo fino alla cima. E non si tratta semplicemente di un problema del mondo del calcio, ma è semmai l’indizio di un fenomeno ben più vasto che questo paese ha con la corruzione e col nepotismo. Col calcio si nota di più perché sei inserito in un contesto internazionale, non puoi nascondere niente”, ha dichiarato Rowan Simons, autore di un libro sul calcio cinese.

A guardare i numeri, Simons non ha tutti i torti. Soltanto lo scorso anno oltre centomila funzionari governativi sono stati riconosciuti colpevoli di corruzione. Il governo cinese ci va giù duro ma per il momento non sembra avere intenzione di dedicare un qualche trattamento speciale al calcio. Il presidente della federazione calcistica – arrestato anche lui – è stato rimpiazzato con una figura esterna al mondo del calcio. Il presidente Hu Jintao ha detto di voler migliorare la qualità del movimento. Qui però entra in gioco un’altra contraddizione.

Le regole della FIFA sono piuttosto severe riguardo l’interferenza dei governi nelle faccende sportive. Ciad, Kenya e Iraq sono andate incontro a sanzioni e sospensioni, quando la FIFA ha riscontrato gli abusi dei rispettivi governi. In Cina però la distinzione tra pubblico e privato è talmente labile, ammesso che ci sia, che la FIFA non ha ancora preso alcun provvedimento.

Eppure secondo Simons è stata proprio l’interferenza del governo la prima causa della corruzione.

“Il governo controlla e possiede lo sport: questo fa sì che le persone non se ne prendano la responsabilità, che lo vedano come una cosa che non gli appartiene. Il calcio non è lo sport della gente, in Cina; è lo sport del governo”.

Intanto milioni di tifosi in Cina sperano che la propria nazionale riesca a qualificarsi ai prossimi mondiali di calcio, che si disputeranno in Brasile nel 2014. Potrebbe dipendere più dagli esiti della guerra alla corruzione, piuttosto che dalle prestazioni delle squadre.

“Questo genere di comportamento del governo è piuttosto frequente: succede un casino e arrestano un sacco di gente. Ma questa piaga nel mondo del calcio è molto più profonda di quanto molti pensassero all’inizio. Qualcosa è stato risolto? No. Hanno azzerato tutto, ma senza affrontare i problemi veri le cose ritorneranno a galla”.