La prima camera del parlamento

Bruno Vespa occupa tutto lo spazio del giornalismo politico, e hai voglia a smentire, obiettare o parlare d'altro: vince sempre lui

Col libro in uscita alla fine del mese, le redazioni tornano a essere inondate di anticipazioni

Quello di ieri era l’antipasto, e l’avevamo annusato: un lancio di agenzia secondo cui Berlusconi aveva mollato Verdini e Scajola, definendoli “casi isolati che nulla hanno a che fare con l’attività del partito e del governo”. Passano un paio d’ore e arriva la smentita di Berlusconi: “Non ho mai fatto i loro nomi”. Chi aveva diffuso la dichiarazione di Berlusconi? Bruno Vespa. E la dichiarazione non è una dichiarazione, bensì un estratto della “lunga conversazione” tra Vespa e il presidente del consiglio che sarà inclusa nel libro di prossima uscita dello stesso Vespa (che si allarga, quindi: ora pubblica anche il libro da ombrellone, oltre a quello natalizio).

Oggi arriva il seguito. La prima Ansa è delle 13.52, un’altra arriva alle 13.59, una alle 14.09 e un’altra alle 14.12. L’oggetto è sempre lo stesso: parole di Berlusconi estratte dal nuovo libro di Bruno Vespa. Saranno sui giornali di domani. La tecnica è nota: l’ultima volta le “anticipazioni” fatte circolare ad arte diventarono così tante che qualche giornale iniziò a lamentarsene, senza però riuscire ad arginarle, neppure sulle proprie pagine. Se poi Berlusconi o chi per lui interviene subito dopo l’anticipazione, per smentirla, tanto meglio: a quel punto avremo – come accaduto ieri – l’equivoco, il “polverone”, le polemiche. Tutto fa brodo. Ne scrive Filippo Ceccarelli su Repubblica di oggi.

Il Cavaliere gliel’ha detto, però non gliel’ha detto; e i nomi di Scajola e Verdini non glieli ha fatti, però glieli ha fatti Vespa, e quindi è come se glieli avesse fatti Berlusconi, d’altra parte la parola «equivoco» apre sontuosi orizzonti sulla limpidezza di queste faccende che con qualche regolarità accompagnano l’intensa, prolungata, invasiva e proliferante promozione dei best seller di Vespa.

Ceccarelli ricostruisce la tecnica di Vespa, che aggiorna i libri fino all’ultimo istante e poi inizia a far filtrare anticipazioni su anticipazioni. Solo che le anticipazioni riguardano frasi dette giorni, settimane prima della loro pubblicazione, quindi le cose possono essere cambiate. I giornali le pubblicano spacciandole come frasi di giornata, dice Ceccarelli, e pazienza se qualcosa non torna o se il lettore si dimentica di cosa si stia parlando, come nel caso della rissa di questi giorni tra Vespa e il Giornale.

Nell’autunno del 2006 l’incombente best seller era «L’Italia spezzata». Prodi era da poco arrivato, e piuttosto avventurosamente, a Palazzo Chigi. Vespa aveva visto un certo film tedesco su Berlusconi nel quale il Professore, in campagna elettorale, cioè in primavera, ne aveva dette di cotte e di crude sul suo rivale: «un prepotente» con «risorse illimitate per violare la legge». Solo che per reclamizzare il suo volume queste simpatiche dichiarazioni (che Prodi certamente aveva detto e che probabilmente continuava a pensare) Vespa se le sparò a novembre. Bùm. Berlusconi fece la vittima; Prodi non si ricordava più; mentre Vespa, non esattamente contrito, senza meno arrecò un personale contributo allo spezzatino posto all’attenzione del suo pubblico nel titolo del libro.

A pensarci bene, quindi, la strategia del doppio libro potrebbe servire proprio a questo: pubblicare un libro in estate per evitare che le anticipazioni possano andare a male, aspettando la fine dell’anno. E rimarcare una volta di più la propria centralità nel sistema pigro e obsoleto della comunicazione politica italiana, la cui agenda – per due o tre settimane l’anno, almeno – è dettata da Bruno Vespa. Una volta Andreotti disse che Porta a porta era “la terza camera dello stato”. S’era tenuto basso.

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