Cose che ho visto a Cannes/5

di Gabriele Niola

Oggi ho fatto sega al film in concorso del mattino perché, incuriosito dalla trama, sono andato a vedere The Myth Of American Sleepover, una delle opere della semaine de la critique. Si tratta di un teen movie americano, tipica storia di ragazzi che nell’ultima notte d’estate, topicamente chiamate Sleepover night (in cui si fanno tutti pigiama party), cercano di perdere la verginità. La cosa incredibile del film è che non si tratta di una commedia ma anzi di un dramma intimista molto autoriale, una cosa come American Pie girato da Ingmar Bergman. L’effetto è straniante ma anche incredibilmente veritiero. Tutti quei miti americani che ci arrivano dalla tv (come quella cosa di andare a tirare i rotoli di carta igienica sugli alberi) sono visti nella loro complessità resituendogli, finalmente, un senso vero e non superficiale. Il racconto è corale e non tutti i ragazzi faranno sesso come vorrebbero ma quasi tutti avranno esperienze sentimentali che si ricordano per una vita.

Dopo il primo film sono andato in cerca di gommisti scoprendo che a Cannes non ce ne sono. Non ci sono banche e non ci sono gommisti, forse sostituiti da ristoranti e negozi di gioielli. Il motivo della mia ricerca era ovviamente il fatto che avevo bucato la sera precedente e non mi va di affrontare il viaggio della speranza per tornare a Roma senza avere una ruota di scorta. Solo il GPS del telefono è riuscito a farmi trovare l’unico gommista nel raggio di 10 Km. “No nuvò! Reparé!” ho spiegato con un francese da critico dei Cahiers du cinema al molto poco raffinato gommista locale (dotato di sigaretta in bocca regolamentare). Il gommista, forte della sua unicità, mi ha mostrato il chiodo conficcato nella gomma e non ha aggiunto altro. Anche io non ho aggiunto altro e me ne sono andato conscio di dover sfidare la fortuna.

Nel pomeriggio sono andato ad un appuntamento fissato ad inizio festival con i responsabili di In three, società che converte i film da 2D a 3D (si chiama “dimensionalizing”). Quando un regista gira in due dimensioni e poi vuole portare il film in 3D intervengono loro e anche quando Lucas vuole far riuscire al cinema Guerre Stellari in 3D ci pensano loro. Spesso il risultato è pessimo (vedi Alice nel paese delle meraviglie 3D) spesso è pregevolissimo (vedi G-Force).
Tra le varie domande ho anche chiesto tra quanto ci libereremo degli occhialini e mi hanno dato la stessa risposta che mi diede Jeffrey Katzenberg (capo della Dreamworks Animation) 2 anni fa: 10 anni. Quando gli ho fatto notare che da due anni a questa parte ogni volta che faccio questa domanda mi si risponde sempre “10 anni”, ridendo in maniera grassa come solo gli americani sanno fare il mio intervistato mi ha confessato: “In verita’ non ci siamo nemmeno vicini!! AHAHAHAHA!”.

In giornata arriva la notizia che Jean-Luc Godard non sara’ al festival sebbene in concorso ci sia il suo ultimo film intitolato proprio Film Socialisme. Il comunicato ufficiale sostiene che le motivazioni siano “la stanchezza e la mancanza di desiderio di essere a Cannes” e che poi il regista abbia aggiunto “ma non c’è nulla che desidererei di piu’ di stare a Cannes”. Nonostante sembri di piu’ erano solo 2 anni che Godard non faceva un film e forse 20 anni che non ne fa uno che poi esca anche in Italia. Per motivi di accavallamenti non lo vedrò e me ne dispiace (nonostante sia senza sottotitoli per precisa volonta’ dell’autore). Tornare a Roma e poter dire con snobismo: “Ho visto l’ultimo di Godard”, magari indossando un maglione a collo alto, mi avrebbe fatto sentire negli anni ’60.

In serata ad un party indetto dall’organizzazione delle Giornate degli Autori (sezione del Festival di Venezia) vedo alcuni dei piu’ boriosi critici italiani che ballano musica da discoteca palesemente alticci. Domani durante la proiezione delle 8 mi voglio girare e controllare se dormono o meno.