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  • martedì 11 maggio 2010

“Il nucleare non è di sinistra né di destra”

Il Riformista pubblica la lettera di scienziati e intellettuali che chiedono a Bersani di considerare il nucleare

"È incomprensibile la sbrigatività e il pressapochismo con cui da parte di esponenti del Pd vengono affrontati temi che meriterebbero una discussione informata"

Capitanati da Umberto Veronesi e Margherita Hack, una settantina tra scienziati e intellettuali vicini al PD hanno scritto una lettera indirizzata al segretario del partito Pierluigi Bersani per chiedergli di non chiudere gli occhi di fronte alla questione dell’energia nucleare, evitando “pressapochismi e atteggiamenti antiscientifici”.

I dati ti sono chiari: importiamo più dell’80 per cento dell’energia primaria di cui abbiamo bisogno, principalmente, da Paesi geopoliticamente problematici. Produciamo l’energia elettrica per il 70 per cento con combustibili fossili. Circa il 15 la importiamo dall’estero e prevalentemente di origine nucleare. Se non la importassimo la nostra dipendenza dai combustibili fossili (gas e carbone in primo luogo) salirebbe oltre l’80 per cento. Con le rinnovabili, se escludiamo l’idroelettrico, patrimonio storico del nostro Paese, ma praticamente non aumentabile, produciamo circa il 6 per cento. L’energia solare per la quale sono stati investiti fino a ora circa 4 miliardi, ben ripagati dai generosi incentivi concessi fino a oggi dal sistema elettrico italiano, contribuisce al nostro fabbisogno elettrico per lo 0,2 per cento.

La lettera, in parte pubblicata anche sul Corriere della Sera, non chiede di considerare il nucleare come la soluzione definitiva a tutti i problemi energetici, ma come uno dei modi per combattere le emissioni di CO2, in attesa che le fonti di energia rinnovabile siano in grado di darci tutto il sostentamento di cui abbiamo bisogno. Poi attacca l’atteggiamento del PD sulla questione.

È incomprensibile, invece, la sbrigatività e il pressapochismo con cui, spesso, da parte di esponenti del Pd, vengono affrontati temi che meriterebbero una discussione informata e con dati di fatto. Abbiamo nel Paese sentito parlare di “masserie fosforescenti” e altre falsità di questo genere, che cozzano contro il buon senso e ogni spirito di razionale e serio approccio al problema. Basterebbe attraversare il confine e visitare centrali nucleari francesi vicine ai castelli della Loira o quelle nelle vallate svizzere per capire l’enormità di tali affermazioni. O ancora per quel che riguarda i costi del programma nucleare: incomprensibile senza una discussione completa su tutti i dati di riferimento (costi di generazione del KWh, costo del combustibile, durata di vita delle centrali eccetera) e senza confronti con i costi delle alternative in caso di rinuncia al programma nucleare. Per non dire del tema della sicurezza che punta a sottacere il track record di sicurezza degli impianti nucleari che non ha paragoni con quello di ogni altra filiera energetica.

Il gruppo conclude sottolineando la sparizione di quello spirito aperto e progressista che, un tempo, ha permesso al centrosinistra di essere il punto di riferimento per scienziati e intellettuali alla ricerca di discussione e dibattiti.

Caro Segretario, occorre evitare il rischio che nel Pd prenda piede uno spirito antiscientifico, un atteggiamento elitario e snobistico che isolerebbe l’Italia, non solo in questo campo, dalle frontiere dell’innovazione. Ampi settori di intellettualità tecnica e scientifica, che un tempo guardavano al centrosinistra come alla parte più aperta e moderna dell’Italia, non ci capiscono più e guardano altrove. Noi ti chiediamo di prendere atto che il nucleare non è né di sinistra, né di destra e che, anzi, al mondo molti leader di governi di sinistra e progressisti puntano su di esso per sviluppare un sistema economico e modelli di vita e di società eco-compatibili: Brasile con Lula, Usa con Obama, Giappone con Hatoyama, Gran Bretagna con Brown. Noi ti chiediamo di garantire che le sedi nazionali e locali del Pd, gli organi di stampa, le sedi di riflessione esterna consentano un confronto aperto e pragmatico. Riterremmo innaturale e incomprensibile ogni chiusura preventiva su un tema che riguarda scelte strategiche di politica energetica, innovazione tecnologica e sviluppo industriale così critiche e con impatto di così lungo termine per il nostro Paese.