Dito grasso, o sistema da sistemare?

L'ottovolante borsistico di ieri in cerca di spiegazioni: dalla Grecia all'errore umano, passando per un sistema fragile

“Uno dei giorni più pazzeschi della storia dei mercati finanziari”

Così lo ha definito il New York Times. A un certo punto ieri se ne sono andati mille miliardi di dollari, prima che i prezzi recuperassero. Il Dow Jones è crollato di 998 punti e le borse hanno perso il 9%, con un recupero in chiusura mentre si diffondeva la voce che il crollo avesse a che fare con un errore compiuto da una banca di investimenti (si parla di Citigroup, ma non è confermato): “L’errore del dito grasso”, come è noto negli ambienti borsistici. Un trader avrebbe digitato la “b” di miliardi (billions) al posto della “m” di milioni, nel compiere un ordine relativo a Procter & Gamble.

Ma la versione è contestata: in un primo tempo le montagne russe borsistiche erano state attribuite alla crisi greca e alle agitazioni finanziarie internazionali, e molti sostengono tuttora che un errore umano non spieghi comunque da solo quello che è successo ieri. La Borsa di New York ha comunicato stamattina che nessun errore è attribuibile al sistema tecnologico.
Nel frattempo Citigroup, chiamata in causa sul possibile errore umano, ha fatto sapere che sta investigando su cosa possa essere successo ma al momento non risulta “nessuna transazione erronea”.

Molti commentatori sottolineano come probabilmente quanto è successo ieri porterà a dei ripensamenti sulla fragilità tecnica delle strutture di contrattazione: ma alcuni si chiedono se il dito grasso diventerà il capro espiatorio di un sistema implicitamente precario.

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