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  • giovedì 6 Maggio 2010

Il New York Times attacca ancora la Chiesa sulla gestione degli abusi

Alti e bassi nella carriera di Levada nella gestione dei casi di pedofilia

Il prefetto nel 2006 si è difeso davanti ai legali di numerose vittime degli abusi

Nella primavera del 1985, un gruppo di cattolici decise di compilare un lungo documento sugli abusi sessuali sui minori nella Chiesa. I tre uomini erano un prelato esperto di diritto canonico, un avvocato che aveva difeso alcuni preti accusati di pedofilia e uno psichiatra. Le 92 pagine scritte dal gruppo attirarono l’attenzione della Chiesa negli Stati Uniti, che decise di inviare un proprio componente per incontrare gli autori del documento.

L’incarico fu affidato a William Joseph Levada, l’attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che incontrò i tre uomini in un albergo vicino all’aeroporto di Chicago. La riunione durò un’intera giornata e consentì a Levada di discutere riga per riga il testo sugli abusi sessuali nella Chiesa. L’alto prelato mostrò molto interesse e si ripromise di portare le proposte del gruppo all’attenzione della curia statunitense. Ma qualcosa andò storto.

A due settimane dall’incontro, racconta il New York Times in un lungo articolo molto critico sul prefetto (“Un cardinale con un curriculum controverso sui casi di abuso”), Levada chiamò uno dei tre autori del documento per comunicare la decisione dei vescovi di non utilizzare il loro studio sulla pedofilia nella Chiesa. La questione sarebbe stata invece affidata a un comitato interno, affermò Levada, ma nei mesi seguenti la promessa commissione non fu mai messa insieme.

Un anno dopo l’incontro di Chicago, Levada fu costretto ad affrontare un caso di pedofilia nella propria arcidiocesi di Portland. Il caso era quello di Thomas B. Laughlin, un prete molto conosciuto condannato a scontare una pena di sei mesi per abusi sessuali. Le prove lasciavano pochi dubbi, così nel 1988 Levada decise di scrivere al proprio amico Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto, per concordare le dimissioni di Laughlin.

Un altro prete, Aldo Orso-Manzonetta, pochi mesi dopo ricevette invece un trattamento molto diverso. Padre Orso-Manzonetta aveva invitato un ragazzino a fargli compagnia per la notte. Levada parlò con il prelato e lo invitò a non ripetere in futuro simili errori.

Non è chiaro se [Levada] controllò i precedenti del prete. Ma c’era comunque una lunga serie di lamentele contro il prelato, rese pubbliche qualche anno dopo quando l’arcidiocesi diffuse alcuni dati sui propri preti in seguito a una procedura per bancarotta. Quattro anni dopo, altre voci sulle relazioni del prete con alcuni ragazzi e minorenni vennero alla luce. […] Tuttavia, solamente nel 1994 fu richiesta per padre Orso-Manzonetta una consulenza psichiatrica in seguito a un altro caso di abusi. […] Sucessivamente, padre Orso-Manzonetta decise di ritirarsi e morì nel 1996. Ma nel 2000, alcuni uomini che dichiararono di aver subito violenze da giovani, quando erano chierichetti, decisero di denunciare l’arcidiocesi. Il caso fu poi chiuso con un accordo dal valore mai dichiarato pubblicamente.

Stando alla ricostruzione del New York Times, la carriera ecclesiastica dell’attuale prefetto della Congregazione sarebbe stata segnata da numerosi alti e bassi nella gestione dei casi di pedofilia nella Chiesa. In molte circostanze, Levada mostrò la propria determinazione nel rimuovere i preti accusati di pedofilia, ma in altri casi si dimostrò più cauto forse per evitare scandali.

Nel 1995, per esempio, Levada era cardinale dell’Arcidiocesi di San Francisco e non fece molto per sanzionare due preti che avevano molestato alcuni bambini. I due uomini furono sospesi dai loro ministeri solamente nel 2002, quando i vertici della Chiesa statunitense decisero di seguire i casi di pedofilia con maggior rigore. Il New York Times elenca una serie di altre vicende in cui Levada fu quantomeno indulgente con i responsabili di abusi, ma dice anche che il suo atteggiamento è evoluto in maggiori severità col tempo. Ma ciò malgrado, lo psicologo James Jenkins si dimise nel 2003 da una commissione che indagava sugli abusi per divergenze con Levada sulla trasparenza delle sue indagini e delle sue scelte.

Levada è stato criticato nel corso degli ultimi anni anche in seguito ad alcuni sviluppi legali. Nel gennaio del 2006, il prefetto si è confrontato con gli avvocati di numerose vittime degli abusi, rispondendo alle domande sulle proprie scelte nel gestire i casi di pedofilia. Il confronto si è rivelato serrato e ha messo in evidenza le contraddizioni di alcune scelte assunte da Levada. Il quale si è recentemente difeso sulla TV pubblica statunitense, sollevando nuove critiche.

“Ci è voluto molto tempo, credo, per capire come comportarsi con questa cosa, e ci è voluto molto tempo per comprendere quanto sia grande il danno per le vittime, per i bambini, derivante da questo genere di comportamenti”

Il racconto del New York Times si conclude con una battuta non certo assolutoria per il Vaticano e Levada:

Due anni dopo, papa Benedetto XVI chiamò il suo vecchio amico a Roma