Bondi contro Fini, ancora

Il coordinatore del PDL critica ancora Fini sulle pagine del Foglio

A Ferrara, poi: "Lei ed io che cosa abbiamo a che fare con la “destra”?"

La pagina delle lettere del Foglio di oggi ospita un interessante scambio tra il ministro e coordinatore del PDL Sandro Bondi e il direttore Giuliano Ferrara. Il casus belli è questo articolo, nel quale Ferrara criticava Berlusconi per la sua gestione della polemica con Fini e si chiedeva dove fosse finito il Cavaliere scanzonato dei suoi momenti migliori.

Berlusconi deve restituirci sé stesso per come lo abbiamo conosciuto, la sua megalomania è impervia ma sontuosa, in definitiva accettabile, perché sempre sorridente, benevola, ironica. La torvaggine non è mai stata parte del suo mondo, è sempre stata soltanto un’invenzione dei suoi avversari più faziosi, un modo di cancellarlo e negarlo. Il Cav. deve dimostrare ai suoi amici che i suoi nemici non sono riusciti ad aver ragione della sua eccellenza di carattere, della sua bonomia versatile, dei suoi doni e talenti di persona fiduciosa e anche un poco noncurante.

La lettera di Bondi si apre con un’affermazione ardita – “Credo di poter essere considerato fra gli amici non servili del presidente Berlusconi” – e non nasconde una certa amarezza per il contenuto dell’articolo di Ferrara, che gli ha lasciato “la sensazione di trovarmi in mare aperto, senza più punti certi di riferimento”. Bondi, in sostanza, non condivide la lettura della conversione di Fini come un arricchimento della dialettica nel PDL. O meglio: dice di averci sperato, e di essere stato costretto a ricredersi.

Purtroppo non è stato così. Il confronto è stato inteso da alcuni intellettuali riuniti attorno al presidente della Camera non come lo sviluppo di un progetto comune, bensì come l’abbattimento e l’abbandono di un modello considerato al tramonto: inservibile e perfino imbarazzante. […] Il confronto è stato impostato come lacerazione, come rottura, come alternativa radicale all’esperienza di Berlusconi, perfino come allergia verso la sua stessa persona.

Nel giudicare la storia di Berlusconi, poi, Bondi opera un suggestivo smarcamento dalla destra, inquadrando la vicenda politica berlusconiana in un quadro meno definito. Non si tratta di un episodio isolato: solo l’altroieri il ministro della cultura aveva dichiarato ad A di essere “di sinistra” e volere “un partito come quello di Brown”.

E’ una storia molto più complessa, con un ruolo politico e personale di Berlusconi, e di tante altre persone che con lui vivono questa esperienza, che sfugge alle più abituali interpretazioni. Del resto lei ed io, che vogliamo davvero bene a Berlusconi e al quale abbiamo cercato di trasmettere tutto ciò che di buono fa parte della nostra storia e della nostra sensibilità politica e umana, che cosa abbiamo a che fare con la “destra”?

Insomma, Bondi pensa che “l’indole di Berlusconi” abbia poco a che fare con la polemica col presidente della camera, e conti molto di più “il modo in cui Fini ha deciso di perseguire il confronto all’interno del Pdl”. Ferrara risponde a Bondi spostando la discussione dal piano “sentimentale” – sul quale lui stesso l’aveva impostata, però, col suo editoriale – per portarla sul livello politico.

Nella sua lettera c’è molto genuino sentimento. […] Io sono un idiota sentimentale, ma in politica mi guardo bene dal seguire la mia indole. Ho passione, ma cerco di controllarla. Sentimento, mai. Perciò, a costo di sembrarle sgradevole, le oppongo fatti scabri, e scabrosi, ovvero ciò che è più lontano dalla pienezza e ricchezza dei sentimenti. E’ possibile cacciare Fini da presidente della Camera? No. E’ possibile indurlo con un patto di non belligeranza a lasciare il partito che ha fondato con Berlusconi? No. E’ possibile cacciarlo dal partito? No. […] Certo, si può puntare a sfasciare tutto, cavalcare contromano le inchieste dei magistrati, gridare al complotto e cercare (difficile) di andare alle elezioni. Il format televisivo di “uno contro tutti”. Ma che senso ha certificare un fallimento di tali proporzioni? Posso sapere soltanto questo, caro amico: che senso ha?

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