Quando i vulcani scaldarono tutto il mondo

Le eruzioni vulcaniche nel Mar di Norvegia portarono all'emissione nell'atmosfera di enormi quantità di metano

La tesi di un collegamento tra l'attività vulcanica e il surriscaldamento del pianeta è però contestata

La rivista scientifica Science si occupa di eruzioni vulcaniche, ma per una volta compagnie aeree e nubi di ceneri non c’entrano. Secondo un gruppo di ricercatori, una serie di potenti eruzioni sottomarine fu alla base del repentino aumento di temperatura su scala globale avvenuto circa 55 milioni di anni fa. All’epoca la Terra si scaldò di circa 5 °C e tale conduzione perdurò per 170mila anni. Lo sbalzo di temperatura portò all’estinzione di migliaia di specie marine primitive, ma favorì anche una maggiore diversificazione dei vegetali e la progressiva affermazione dei mammiferi.

Il bollente periodo vissuto dal pianeta è stato battezzato Massimo termico del Paleocene-Eocene, per gli amici PETM, e da tempo numerosi ricercatori cercano di capire quali ne siano state le principali cause. Cinque anni fa, una possibile risposta arrivò dai dati raccolti nel Mare di Norvegia che indicavano «la presenza di un’area nel fondale marino ampia 700 km e costellata di crateri». Questa zona molto turbolenta avrebbe dato origine a una intensa attività vulcanica, rilasciando enormi quantità di metano nell’atmosfera che avrebbero riscaldato la Terra.

Henrik Svensen e il suo team della Univeristy of Oslo studiano ormai da anni i dati ottenuti nel Mare di Novergia. Analizzando alcuni cristalli ritrovati nei sedimenti dell’area vulcanica, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che gli stessi cristalli si formarono circa 55 milioni di anni fa, proprio nelle prime fasi del PETM. Una scoperta importante, che consente di immaginare che cosa portò la Terra a riscaldarsi rapidamente in alcune migliaia di anni:

Il magma che creò i crateri fece riscaldare i sedimenti che si trovavano negli strati più superficiali, che successivamente rilasciarono enormi quantità di metano. Le bolle di metano raggiunsero la superficie dell’acqua e finirono nell’atmosfera, creando un potente effetto serra che durò per almeno 200 millenni.

Lo studio di Svensen e colleghi è stato da poco pubblicato [pdf] sulla rivista scientifica Journal of the Geological Society ed è destinato a far discutere. Secondo i detrattori, gli autori della ricerca hanno trovato un rapporto causa – effetto difficilmente dimostrabile. I cristalli dimostrano che le potenti eruzioni avvennero nel medesimo periodo in cui iniziò il surriscaldamento del pianeta, ma non è detto che furono i gas sprigionati dall’intensa attività vulcanica a causare l’aumento globale delle temperature: «Il problema è che i loro dati non quantificano l’ammontare di metano che sarebbe stato rilasciato dai sedimenti, dunque l’idea di un’emissione massiva rimane ancora poco chiara». Le diatribe sul surriscaldamento globale hanno una lunga storia alle loro spalle.

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