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  • sabato 27 Marzo 2010

Il pubblico di Raiperunanotte è diviso su Luttazzi

Una lettrice scrive a Repubblica: "Molti uomini di sinistra sublimano le loro frustrazioni politiche (e angosce profonde) usando quello stesso conflitto uomo-donna che fingono di aver superato"

Matteo Bordone: "Sono cose che ci divertono da matti, ci piacciono, ci smuovono, ci fanno arrossire e producono in noi un senso di liberazione pari a quello che si ha facendo tanta cacca"

Un dibattito nel dibattito su Raiperunanotte: da giovedì lo stesso pubblico di chi ha assistito soddisfatto al programma è diviso tra gli entusiasti dello scurrile intervento di Daniele Luttazzi e i suoi critici. Quindici minuti di monologo, tre dei quali dedicati alla gag “anale” che ha suscitato fastidio e delusione anche in molti fedeli alla causa della serata. Su Repubblica di stamattina una lettrice, Monica Pepe, scrive:

Non capisco perché come cittadina debba essere costretta, se voglio dare il mio contributo per la difesa della libertà d’informazione e della democrazia, ad assistere ad un intervento come quello di Daniele Luttazzi. Ha paragonato l’Italia sottomessa al dispotismo politico di Berlusconi ad una donna che viene sodomizzata dal compagno, descrivendone con cura le fasi della penetrazione. Certo che se Berlusconi è riuscito ad addormentare le coscienze degli italiani parlando al loro basso ventre con 20 anni di Tv Spazzatura, molti uomini di sinistra sublimano le loro frustrazioni politiche (e angosce profonde) usando quello stesso conflitto uomo-donna che fingono di aver superato. La sessualità così rappresentata non contiene in sé proprio nulla di vitale e libertario, tantomeno di rivoluzionario.

Molti altri pareri simili circolano in rete, mescolati con quelli di chi – meno indignato del presunto sessismo o della volgarità – più semplicemente critica la scarsa efficacia comica del monologo. Ma la prevalenza dei giudizi è invece favorevole e anzi esilarata dei suoi contenuti e delle sue battute, soprattutto sui social network.
Ma l’analisi più interessante è quella di Matteo Bordone che sul suo blog non si allinea al cliché per cui “la volgarità è un mezzo per attaccare il potere” e rivendica che la volgarità sia un fine ammirevole.

Luttazzi, abbandonato il peso della carogna bulgara degli ultimi anni, è stato perfetto nei tempi, nei toni, nel modo di portare le battute, e anche nella capacità di smuovere gli organizzatori e la platea. A differenza di Cornacchione e Vauro, Luttazzi spiace in qualche misura anche ai buoni, mentre li prende per il culo per attaccare i cattivi. È fedele, insomma, a quello che ha sempre dichiarato: fare satira alla Lenny Bruce. Le facce di Ruotolo e Santoro mentre lui parlava di sesso anale erano molto eloquenti: si sentiva chiaramente che stava spingendo via dal palco i concetti “cattivo gusto”, “non sta bene”, “non è il caso”. Ma ancora più eloquenti erano le risate del pubblico, fragorose, a testimonianza del fatto che il buco del culo, il cazzo, la figa e la merda divertono molto la gente. È che le reti non hanno il coraggio, non capiscono più, hanno altri progetti — tengono Ferrara e cacciano Luttazzi per spendere il decuplo e perdere pubblico, per esempio — anche se è chiaro che il turpiloquio e i temi bassi sono fondamentali. Sono cose che ci divertono da matti, ci piacciono, ci smuovono, ci fanno arrossire e producono in noi un senso di liberazione pari a quello che si ha facendo tanta cacca. Col vantaggio che siamo bestie sociali, la cacca in pubblico viene male, e stare in mezzo agli altri mentre si prova quel misto di vergogna e esaltazione è la base della forza di tutti i comici americani che tanto ammiriamo.

aggiornamento: Luttazzi risponde nei commenti al suo blog.

Ho notato che sono le donne (alcune) a sentirsi più colpite dall’esplorazione satirica di umori e pratiche sessuali; ma reagire con una difesa ideologica di genere (“la sua satira degrada le donne”) quando si tratta di normale tecnica satirica (la satira, con la sua volgarità giocosa, degrada l’essere umano per generare una visione rinnovata sul mondo) costituisce un abbaglio tanto frequente quanto indiziale. Se si viene urtati da una scena satirica, è utile interrogarsi sul perché, senza proiettare sull’artista il proprio turbamento. Lì c’è un nodo (psicologico e/o culturale) che andrebbe sciolto. Chi lo ha già fatto, ride.
Più in dettaglio: la mia satira immerge il pubblico nella cosa trattata, in modo che il pubblico faccia l’esperienza degli effetti (ad esempio, il maschilismo berlusconiano). Il cortocircuito è attribuire a me l’ideologia della scena che descrivo (maschilista). Così mi si sottovaluta parecchio, però.