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  • mercoledì 8 novembre 2017

Le accuse contro Tariq Ramadan

Sono sei le donne che hanno raccontato di stupri e molestie subite dal famoso studioso islamista, che intanto è stato sospeso da Oxford

Tariq Ramadan durante un convegno a Bordeaux, 26 marzo 2016 (MEHDI FEDOUACH/AFP/Getty Images)

Martedì 7 novembre il famoso studioso svizzero Tariq Ramadan è stato sospeso a tempo indeterminato dall’università di Oxford dove insegnava Studi islamici contemporanei e Filosofia, dopo essere stato accusato di stupro da due donne in Francia e dopo che quattro sue ex studentesse in Svizzera, che a quel tempo erano minorenni, hanno raccontato di aver subito da lui degli abusi sessuali. Ramadan ha precisato che la sospensione è stata concordata e che quel tempo gli servirà per «dedicare» le sue «energie» alla difesa.

Ramadan ha 55 anni, è nato a Ginevra ed è il nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani. Oltre a essere stato professore di Scienze islamiche contemporanee all’Università di Oxford, è molto presente in televisione ed è molto stimato da una parte del mondo musulmano, ma anche molto criticato da intellettuali cristiani e atei per le sue idee sull’Islam politico, e spesso accusato di indulgenza e ambiguità con il fanatismo islamista.

Lo scorso ottobre (dopo che molte donne in tutto il mondo hanno cominciato a raccontare pubblicamente le loro esperienze di abusi a partire dalle accuse contro il produttore cinematografico Harvey Weinstein) un’attivista femminista francese, Henda Ayari, ha denunciato Ramadan alla procura di Parigi per «crimini di stupro, aggressione sessuale, violenze volontarie, stalking e intimidazione» commessi nel 2012. Il 20 ottobre Ayari – che ha 40 anni, che in passato era salafita e che è la fondatrice dell’associazione Libératrices che si occupa di aiutare le madri single – ha scritto su Facebook di essere stata zitta «per tanti anni per paura di ritorsioni», dato che quando aveva minacciato di denunciare Ramadan per stupro «lui non aveva esitato a minacciarmi e a dirmi che sarebbe successo qualcosa ai miei figli; ho avuto paura e sono rimasta in silenzio per tutto questo tempo». Ayari ha comunque raccontato ciò che le era accaduto in un capitolo del suo libro, J’ai choisi d’être libre (“Ho scelto di essere libera”), pubblicato un anno fa, cambiando però il nome di Ramadan con uno fittizio per non essere denunciata per diffamazione. Nel libro Ayari racconta di aver incontrato il suo stupratore nella camera d’albergo a Parigi in cui alloggiava perché si trovava in città per tenere una conferenza e che lì venne aggredita e violentata.

Una settimana dopo la denuncia di Ayari un’altra donna ha denunciato Ramadan per stupro: si sa che ha 45 anni, ma ha scelto di restare anonima. La sua testimonianza, pubblicata da Le Monde e da Le Parisien, ha diverse somiglianze con la prima. I fatti, che risalgono al 2009, si sarebbero svolti ancora una volta in un albergo, alla fine di una conferenza tenuta da Ramadan. Secondo il racconto di questa donna – che a quel tempo indossava un tutore e camminava sulle stampelle – Ramadan l’avrebbe invitata nella sua stanza all’Hilton di Lione: poi si sarebbe buttato su di lei, schiaffeggiandola su tutto il corpo e imponendole un rapporto anale. «Più urlavo, più mi picchiava», ha detto descrivendo una scena molto violenta: «Mi ha trascinato per i capelli in tutta la stanza fino alla vasca da bagno e ha urinato su di me». L’avvocato della donna ha fatto sapere di essere in contatto con altre donne che possono accusare Tariq Ramadan per stupro o aggressione sessuale.

All’inizio di novembre il giornale svizzero La Tribune de Genève ha dato infine la notizia che altre quattro donne hanno accusato Ramadan di aver abusato della sua posizione di professore tra gli anni Ottanta e Novanta, quando insegnava al Collège de Saussure, per sedurle e indurle ad avere dei rapporti sessuali con lui. Hanno tutte descritto Ramadan come un uomo di grande intelligenza, manipolatore e intimidatore, con una forte presa psicologica su di loro, che a quel tempo erano adolescenti. La Tribune de Genève ha pubblicato oggi un nuovo articolo in cui si dice che all’inizio degli anni Novanta la direzione del Collège era stata informata di quanto stava succedendo: un ex studente ha raccontato che all’epoca aveva capito che due studentesse di Tariq Ramadan avevano fatto sesso con lui, che «erano completamente sotto il suo controllo e che soffrivano». E ancora: «Avevo parlato direttamente con lui, che aveva negato tutto e che mi aveva minacciato verbalmente. Era grave, così ho deciso di dire tutto a un decano, nei dettagli». Intervistato, il direttore dell’epoca del Collège de Saussure ha confermato, dicendo però che nessuna delle persone direttamente coinvolte aveva presentato una denuncia formale e che quindi non era stata aperta alcuna procedura. La Tribune de Genève si chiede comunque come mai le studentesse non siano state in alcun modo interpellate per chiarire i fatti.

Ramadan ha negato le accuse contro di lui dicendo che presenterà una denuncia per diffamazione contro le ex studentesse che l’hanno accusato. Nel frattempo ha sporto denuncia per calunnia anche contro Henda Ayari, la prima donna che l’ha accusato di stupro, precisando che è in atto un complotto contro di lui e che resta comunque a disposizione della giustizia.

In Francia il dibattito – su alcuni giornali, ma soprattutto sui social network – si è concentrato molto sul fatto che Ramadan sia musulmano, facendo diventare più importante la discussione religiosa, mettendo insieme sessismo e razzismo, e facendo passare in secondo piano la vera questione, e cioè la violenza contro le donne. Un collettivo di femministe musulmane francesi ha scritto un articolo su Le Monde per dire che da una parte si stanno facendo sentire a gran voce gli ambienti islamofobi che denunciano «non le azioni di un uomo, ma quelle di un musulmano» e che dall’altra «negli ambienti favorevoli a Tariq Ramadan sono le presunte vittime ad essere insultate, accusate in particolare di essere le attrici di un oscuro complotto sionista, delle mitomani o addirittura di essere colpevoli perché hanno risposto favorevolmente al suo invito in una camera d’albergo». Il collettivo parla, poi, di «solidarietà negativa» che legherebbe tra loro tutti i musulmani e che va invece spezzata: «Il razzismo alimenta il sessismo e il sessismo alimenta il razzismo. Noi, femministe antirazziste e musulmane, scegliamo una terza via: l’impegno per tutte contro la vergogna e il silenzio sulla violenza sessuale e la solidarietà con le vittime, qualunque sia la loro identità o qualunque sia quella del loro aggressore».

Infine: la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta perché il direttore e i redattori di Charlie Hebdo, il settimanale satirico francese colpito da un attacco terroristico nel 2015, hanno ricevuto delle minacce di morte a causa di una vignetta che mostra Tariq Ramadan con il pene in erezione mentre dice di essere «il sesto pilastro dell’Islam» (i cinque pilastri dell’Islam sono gli obblighi fondamentali previsti dalla religione musulmana). Il titolo è: «Stupro, la difesa di Tariq Ramadan». Il direttore Riss ha parlato un clima «pesante» affermando che sapere se le minacce siano serie o meno è sempre difficile: «Ma per principio le prendiamo sul serio e sporgiamo denuncia».

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