Palmira prima e dopo l’ISIS

I danni causati in questi mesi sono gravi ma buona parte del sito è ancora integra, mostrano le prime foto scattate dopo la riconquista da parte dell'esercito siriano

La cittadella di Palmira fotografata dalla città nuova, 27 marzo 2016 (STR/AFP/Getty Images)

Tra ieri e oggi le agenzie fotografiche hanno diffuso le prime foto del sito archeologico della città di Palmira, in Siria, dopo che nei giorni scorsi è stata riconquistata dall’esercito siriano. Palmira, che sin dall’antichità è famosa per i suoi templi religiosi e altre strutture grandiose, è rimasta sotto il controllo dello Stato Islamico dal maggio del 2015 fino a pochi giorni fa, quando è stata riconquistata dall’esercito di Bashar al Assad anche grazie alle decine di bombardamenti compiuti dall’esercito russo. In questi mesi lo Stato Islamico ha diffuso diversi video che mostrano i suoi miliziani distruggere alcuni dei monumenti più importanti della città vecchia, e il timore generale era che diversi altri monumenti potessero essere stati distrutti. Secondo Maamoun Abdulkarim, il direttore generale per i siti archeologici del governo siriano, la situazione non è così grave: parlando con Agence France-Presse ha spiegato che «ci aspettavamo di peggio, ma il panorama generale è in buone condizioni», anche se ha ammesso di non essere ancora arrivato sul posto di persona.

Palmira è un sito dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e la città è stato uno dei più importanti centri culturali del mondo antico. È molto conosciuta soprattutto tra gli studiosi di storia antica per essere stata la capitale del Regno di Palmira sotto il governo della regina Zenobia. Il regno di Palmira fu uno dei territori periferici dell’Impero romano, e uno dei più indipendenti, e Zenobia fu l’unico vero personaggio femminile rilevante in una posizione di potere vera nella storia dell’Impero romano.

Palmira fu un importante nodo commerciale già sotto gli Assiri, ma la sua importanza aumentò molto quando la Siria passò sotto il controllo della dinastia Seleucide nel 323 a.C.: Palmira divenne indipendente e sviluppò un proprio dialetto semitico e un proprio alfabeto. La città riuscì per un periodo a mantenere la sua indipendenza anche quando i romani fecero della Siria una loro provincia, prima di diventare il Regno Indipendente governato da Zenobia. Gli edifici più importanti di Palmira furono costruiti quasi interamente dai romani e dai loro alleati tra il primo e il terzo secolo d.C.: tra le altre cose i romani convertirono l’antichissimo santuario di Baal nel tempio di Giove, la divinità romana più simile a Baal (era una cosa che i romani facevano sempre, assimilare divinità locali a quelle romane). La città si sviluppò molto sotto i romani, prima di essere conquistata dagli arabi nel 634: da quel momento la sua importanza venne molto ridimensionata e Palmira andò in rovina.

Prima della conquista da parte dello Stato Islamico, due dei templi meglio conservati di Palmira erano quello di Baal – costruito nel 32 d.C. e di cui ancora era conservata la parte centrale e il colonnato esterno – e quello di Baalshamin, risalente a un secolo più tardi, più piccolo ma generalmente meglio conservato. Nell’estate del 2015 l’ISIS ha distrutto entrambi con delle cariche esplosive.

Il tempo di Baal da una foto del 1980 (ANSA)
Ruins of temple of Bel or Baal, Palmyra (UNESCO World Heritage Site, 1980), Syria, Roman civilization, 1st century

Il tempio di Baal, di cui rimane solo l’ingresso, in una foto scattata il 27 marzo 2016 (MAHER AL MOUNES/AFP/Getty Images)
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L’ISIS ha anche distrutto un altro importante edificio antico della città vecchia: l’Arco di Trionfo, chiamato anche Arco di Settimio Severo dal nome dell’imperatore romano sotto il cui regno fu costruito, a cavallo fra il secondo e il terzo secolo d.C. La struttura dell’arco, benché parzialmente crollata, era ancora visibile prima che lo Stato Islamico lo distruggesse nell’ottobre del 2015.

Una foto scattata all’Arco di Trionfo nel luglio 2014 (Kyodo)

Palmyra's Arc of Triumph destroyed by Islamic extremists

L’Arco di Trionfo fotografato il 27 marzo 2016 (MAHER AL MOUNES/AFP/Getty Images)

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Ci sono però anche buone notizie: Abdulkarim, il direttore generale per i siti archeologici del governo siriano, ha spiegato che buona parte delle rovine incluso l’agora, il teatro romano – e le mura della cittadella sono solo leggermente danneggiate. «E la notizia migliore», ha continuato Abdulkarim, «riguarda la statua del Leone di Al-lāt [distrutta dall’ISIS a giugno del 2015]. I suoi pezzi rotti possono essere rimessi insieme: non abbiamo perso questa statua grandiosa». Un giornalista di AFP entrato a Palmira ha fatto inoltre notare che i pezzi del Tempio di Baal si trovano ancora sul posto della loro esplosione.

Il teatro romano in una foto scattata nel marzo del 2014 (JOSEPH EID/AFP/Getty Images)
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Il teatro, utilizzato dallo Stato Islamico per le sue esecuzioni, fotografato il 27 marzo 2016 (MAHER AL MOUNES/AFP/Getty Images)

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Il Guardian ha invece scritto che la città nuova, dove vivevano circa 70mila persone, «non è stata tanto fortunata come la città vecchia»: l’ISIS e le forze di Assad hanno combattuto per giorni nei vari quartieri, e alcuni edifici sono stati completamente distrutti.

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