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  • Lunedì 14 dicembre 2015

L’insegnante francese che si è inventato un attacco dell’ISIS

Aveva detto di essere stato accoltellato da un uomo che inneggiava all'ISIS, la polizia aveva rafforzato le misure di sicurezza nelle scuole e università, ma era tutto falso

JACQUES DEMARTHON/AFP/Getty Images
JACQUES DEMARTHON/AFP/Getty Images

Stamattina è circolata molto la notizia dell’aggressione di un insegnante francese in una scuola elementare di Aubervilliers, vicino a Parigi. Secondo la versione dell’insegnante, raccolta dalla polizia francese e dai media di mezzo mondo, l’uomo era stato attaccato e pugnalato da una persona mascherata che inneggiava all’ISIS. La sezione antiterrorismo della procura di Parigi aveva aperto un’indagine sull’accaduto e aveva iniziato una “caccia all’uomo”, come l’hanno descritta i giornali francesi e internazionali. Nel pomeriggio di lunedì, però, il pubblico ministero di Parigi ha smentito la notizia, dicendo che l’insegnante si era inventato tutto e che si era ferito da solo. Anche il Post aveva dato la notizia dell’attacco in un post-it.

Secondo la storia denunciata dall’insegnante, un uomo con il volto coperto era entrato nella classe della scuola elementare dove insegnava questa mattina intorno alle 7, quando gli studenti non erano ancora entrati, e aveva attaccato l’insegnante con un paio di forbici trovate su un banco e un taglierino, ferendolo al collo. L’insegnante aveva anche raccontato che l’assalitore aveva detto qualcosa come “Siamo l’ISIS, questo è un avvertimento, è solo l’inizio”. L’insegnante aveva una ferita non grave al collo.

La denuncia dell’aggressione aveva portato la polizia ad avviare un’operazione a Parigi per trovare l’assalitore, di cui l’insegnante aveva descritto l’abbigliamento; e le misure di sicurezza in tutte le scuole e le università di Parigi erano state rafforzate. Il Guardian, scrivendo della storia, ha pubblicato oggi un’intervista al prefetto di Seine-St-Denis Philippe Galli, che aveva spiegato già questa mattina che non c’erano ancora elementi per parlare di un attacco terroristico e per stabilire le motivazioni dell’assalitore.