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  • mercoledì 28 maggio 2014

Le proteste degli indigeni contro i Mondiali

Le foto delle manifestazioni e degli scontri con la polizia a Brasilia, anche davanti allo Stadio Nazionale e al Congresso

Martedì 27 maggio in varie zone di Brasilia, capitale del Brasile, gli indigeni di diverse etnie hanno protestato contro i Mondiali di calcio e per chiedere la demarcazione delle terre che occupano e che sono spesso invase da contadini, allevatori e grandi multinazionali. Secondo le autorità i manifestanti erano circa 1.500 – tra indigeni e attivisti – e hanno bloccato per ore una delle strade principali della capitale. Si sono poi diretti verso lo Stadio Nazionale, che ospiterà la prima partita dei Mondiali, e qui sono stati fermati dai poliziotti in tenuta antisommossa, che hanno lanciato gas lacrimogeni. Gli indigeni hanno cercato di rilanciarli indietro, insieme a sassi, pezzi di legno e frecce scagliate con gli archi: un poliziotto è stato ferito da una freccia. La protesta ha portato alla cancellazione della cerimonia di presentazione della Coppa, che si sarebbe tenuta davanti allo stadio. Attivisti hanno detto al giornale brasiliano Globo che due manifestanti sono stati feriti, ma non si sa dove e quanto gravemente. Gli scontri, a cui hanno partecipato circa 300 persone, sono continuati durante la notte.

Un altro gruppo di indigeni si è arrampicato sul tetto del palazzo del Congresso Nazionale, disegnato dall’architetto brasiliano Oscar Niemeyer, altri hanno manifestato davanti alla Corte Suprema: in entrambi i casi chiedevano che le terre che occupano venissero demarcate al più presto, per proteggerle dagli allevatori di bestiame, dai contadini e dalle grandi industrie, e protestavano allo stesso tempo contro l’organizzazione dei Mondiali. La questione della demarcazione delle terre è molto dibattuta negli ultimi anni: molti criticano l’estensione delle terre riservate agli indigeni (il 13 per cento del territorio del paese per lo 0,4 per cento della popolazione totale) e la mancanza di sovranità del governo in quelle zone.

Le proteste contro i Mondiali sono invece dovute all’enorme quantità di denaro speso per l’occasione, che secondo molti sarebbe stato più utile per migliorare i servizi e affrontare la povertà e la corruzione diffuse in Brasile. Le manifestazioni più grosse si sono tenute l’anno scorso e hanno visto la presenza di oltre un milione di persone in tutto il paese. Sono continuate nei mesi successivi anche se con minore partecipazione: quelle più importanti si sono tenute lo scorso 15 maggio.

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