Oggi su Repubblica Alessia Gallone e Roberto Rho fanno il punto della situazione di quello che si è fatto a Milano in vista dell’Expo, l’esposizione internazionale che si terrà nel 2015. In realtà è molto più una rassegna di quello che non si è fatto: non ci sono i terreni, non ci sono i soldi. Mancano ancora quattro anni ma ne sono già passati tre, senza andare molto lontano.
Tre anni. Millenovantadue giorni. Ventiseimilatrecento ore. Milano vuole organizzare una grande festa internazionale: convoca 130 Paesi, manda 20 milioni di inviti, programma di investire 1.750 milioni (più annessi e connessi). Ma tanto tempo non è bastato neppure per acquisire la disponibilità dei terreni su cui tenere l´evento, ricevere le delegazioni dei Paesi ospiti, accogliere i visitatori. Chiunque abbia organizzato perlomeno una festa di compleanno per i propri figli sa che prima di spedire i cartoncini d´invito dev´essersi assicurata l´agibilità del locale dove piazzare il buffet e far esibire clown e musicanti. Milano no.
Ha messo in piedi il progetto per l´Expo 2015, si è aggiudicata la vittoria – esattamente tre anni orsono, il 31 marzo 2008 a Parigi – nella sfida a due con la turca Smirne, ma ancora oggi non ha alcuna certezza sulle aree – quelle adiacenti la Fiera di Rho-Pero – su cui intende svolgere la manifestazione.
Perché quelle aree, qualcosa più di 1 milione di metri quadrati di terreni incolti, accatastati come agricoli, sono per oltre metà (520mila metri quadrati) di proprietà della Fondazione Fiera di Milano, per un quarto (260mila metri quadrati) del gruppo Cabassi e solo per la parte rimanente di proprietà pubblica: Poste Italiane e i Comuni di Milano e di Rho. E i terreni non sono l´unica cosa che manca. Mancano i soldi, e tanti. Di quei 1.746 milioni necessari per allestire il sito (molte altre centinaia di milioni sono previste per le infrastrutture e altri 1.280 milioni per l´organizzazione dell´evento), quasi metà (833 milioni) toccano al governo. E anche se Giulio Tremonti apre i rubinetti sempre malvolentieri, l´amministratore delegato di Expo, Giuseppe Sala, è sicuro che da quel fronte non arriveranno problemi insormontabili. Ce ne sono e soprattutto ce ne saranno sul fronte degli enti locali: Comune e Regione devono mettere 218 milioni a testa, la Provincia e la Camera di Commercio 109 ciascuna.
(continua a leggere sulla rassegna stampa del ministero dell’Economia)




Io sono passato da Malpensa sabato 19 alle 17:00 e domenica 27, alle 21:00. Se l’accoglienza di un paese si vede dai suoi aeroporti e dai relativi servizi, di Milano si può solo pensare che sia una città disorganizzata e incivile.
Se tanto mi dà tanto, l’Expo servirà solo a smentire Grasso e a finire di farci sprofondare nel baratro del ridicolo in cui alcuni sprovveduti (nel migliore dei casi) ci hanno cacciato, affidando il paese a una banda di incompetenti, incapaci e ottusi.
è un percorso preparato ad arte per poter intervenire all’ultimo minuto con i provvedimenti d’emergenza tanto cari a questo governo.
Due anni prima della figura di merda, potranno far partire la solita macchina dei fondi d’urgenza senza gare, è tutta lì la chiave, e i poteri commissariati in mano al primo anello dell’ennesima cordata di “responsabili” che si accolleranno l’onore (l’onere sarà dello stato) di salvare l’immagine del bel paese.
Il solito copione, insomma.
L’hanno usato (e quindi testato) su opere che impegnavano gli spiccioli, figurati se il sistema rivelatosi perfetto se lo perdono per una roba da un miliardo di euro.
Perché sia efficace e dal paese applaudito, devono solo tenere duro un altro anno e mezzo, dopodiché sarà in discesa come sempre.
Le cose andranno esattamente come ha scritto broono.
Ammetto che non ci avevo pensato, mi associo!
broono, tocca quotarti.
Adoro soprattutto come l’articolo si concluda con le testuali parole: “Una catastrofe d’immagine per l’ex città “del fare” e per il suo sindaco Letizia Moratti Culo Est 15.000 m0 50,05.paa taxi. autobus at we..”
Sì, via la modestia, devo dire che anch’io mi sono piaciuto.
Pensavo di non farcela a esporre il tutto senza pronunciare nemmeno una volta “Impregilo” e “Bertolaso” e invece.