È anche il giorno di Peppino Impastato

Oggi è il giorno del ricordo delle vittime del terrorismo e delle stragi. Era il 9 maggio 1978, in tarda mattinata, quando le Brigate Rosse fecero trovare il cadavere di Aldo Moro in via Caetani, a Roma, chiuso nel bagagliaio di una Renault 4 rossa.

Ma il 9 maggio 1978 è anche il giorno in cui venne ritrovato il corpo di Peppino Impastato, dilaniato da un’esplosione sui binari della ferrovia vicino al suo paese, Cinisi. I giornali e le forze dell’ordine dissero che era morto mentre preparava un attentato. O che forse si era suicidato. A Cinisi però lo avevano capito tutti che Peppino era stato ammazzato dalla mafia. Era uno che non aveva paura, che dai microfoni della radio libera in cui lavorava denunciava i boss mafiosi di Cinisi e Terrasini: tra di loro c’era anche Gaetano Badalamenti, un boss dei boss. Peppino lo chiamava “Tano seduto”.

Non fecero fatica a far passare Peppino Impastato per un terrorista, funzionava così l’Italia di allora. Un trattamento simile lo riservarono anni più tardi, sempre in Sicilia, a Mauro Rostagno. Morì dieci anni dopo Impastato, il 26 settembre 1988. Dalle frequenze di un’emittente, Radio Tele Cine, denunciava le collusioni tra politica e mafia. Riuscirono a far passare il suo omicidio per un regolamento di conti all’interno di Saman, la comunità che aveva fondato. Venne anche arrestata Chicca Roveri, la sua compagna. Ora si sa che a uccidere Rostagno fu la mafia. Nel 2009 è stato spiccato un mandato d’arresto per Vincenzo Virga, boss mafioso del trapanese, accusato di essere stato il mandante dell’omicidio.

Ci sono voluti anni anche per Peppino Impastato: la mamma e il fratello hanno combattuto battaglie durissime per far emergere la verità, storica ma non solo. Nel 1984 al tribunale di Palermo venne emessa una sentenza che riconosceva la matrice mafiosa del delitto. Era stato il consigliere istruttore Rocco Chinnici a presiedere il lavoro del primo pool antimafia. Chinnici, ucciso dalla mafia nel 1983, è stato uno dei tanti magistrati assassinati in Italia negli ultimi 40 anni. Per l’omicidio di Peppino Impastato, don Tano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo.