Cosa succede ora

Come gli capita spesso, perché in questo lui è un fuoriclasse, Matteo Renzi ha trovato le parole giuste per esprimere il sentimento diffuso nel popolo del centrosinistra. E l’ha fatto, visto che parlava con un settimanale, prima di conoscere l’esito finale della trattativa di governo sull’Imu.
Che sia vera o no – e noi sappiamo che non è così vera – l’impressione di tutti è in effetti che il governo Letta sia dipendente innanzi tutto da Silvio Berlusconi, nella buona e nella cattiva sorte. Dunque per Renzi il tema d’autunno, il fulcro della campagna per le primarie democratiche, è bilanciare questo squilibrio restituendo al Pd il ruolo che gli spetta di padrone politico della legislatura.
Ovviamente nell’apparente egemonia berlusconiana c’è una logica, al di là della fragilità di questo Pd: risiede nella genesi stessa delle larghe intese. Lui le voleva, il Pd no. Lui le ha avute, il Pd le ha subite. Lui le ha difese, contro i falchi del proprio stesso campo, il Pd si limita a coprirle agli occhi di una opinione pubblica di sinistra rimasta molto diffidente.

La gestione della vicenda Imu da parte di Letta è stata perfetta, il tandem con Alfano ha funzionato benissimo, può perfino darsi che gli effetti per l’economia, per le famiglie e per i comuni siano davvero positivi (se si vigilerà in favore degli inquilini). In più ci sono le sacrosante misure per esodati e cassintegrati. Ma i democratici non riescono a “vendere” le misure di fine agosto come un successo. Un po’ pasticciano con la comunicazione. Come al solito, la posizione della Cgil non aiuta. Risultato: Pd sulla difensiva, di nuovo.
Da stasera, con la parola a Renzi, si cambia marcia.
Non è poi un compito difficile, il suo. Non si tratta di attaccare il governo: farlo ora sarebbe ingiusto, incomprensibile e soprattutto inutile vista l’assicurazione sulla vita che Letta s’è garantita per i prossimi mesi. Si tratta di riscattare il Pd trasformandolo da stanco e poco convinto difensore del governo in duro giocatore d’attacco. Letta è sulla stessa linea.
Il prossimo campo di gioco è già designato: la decadenza dal senato. Perché l’egemonia di Berlusconi sulla legislatura non è ancora arrivata al punto di trasformare governo, parlamento e Quirinale in corte di giudizio di quarto grado. E questo non glielo si può consentire in alcun modo: se vorrà farne discendere la crisi, spiegherà lui agli elettori la brutta fine della mitica abolizione dell’Imu.