Le condizioni per starci

Visto che tanto a Enrico Letta quella parentela causa fastidi inevitabili, c’è da sperare che almeno Gianni Letta conti ancora qualcosa per Berlusconi e nel Pdl. Perché solo un approccio come quello del consigliere storico del Cavaliere, e di altre scarse e deboli colombe azzurre, può evitare al tentativo di governo di rompersi rumorosamente al suolo prima ancora di tentare il decollo.

I termini del problema sono stati evidenti da subito, come s’è capito dalla frase dell’incaricato sul governo da fare «non a ogni costo». Perché dev’essere chiaro che il Pd sta in una situazione scomoda, ma da ieri la responsabilità principale per un eventuale fallimento del tentativo di dare un governo al paese dopo due mesi di attesa ricade integralmente sul Pdl.
Davvero non è questione di destra o sinistra. Qui tutti, da tutte le parti, dovrebbero aver capito che agli italiani non si può propinare la risciacquatura dei governi falliti in passato, compresi quelli di Prodi e Monti ma innanzi tutto – per dimensione e durata del fallimento – l’ultimo guidato da Berlusconi.

Già Enrico Letta deve porsi come obiettivo quello di non blindare un governo “degli sconfitti”, cioè dei tre partiti usciti tutti battuti dalle elezioni di febbraio. Se poi si cerca di andare ancora più indietro, alla restaurazione pura e semplice ancorché bipartisan, allora meglio lasciar perdere subito.
Per età, indole e modo di intendere i rapporti personali e politici, l’incaricato è l’uomo più indicato per arruolare trasversalmente ministri che rispondano all’esigenza di novità che accomuna l’intero sistema politico, non solo il Pd. Anche per questo Napolitano lo ha preferito in extremis a un altro ottimo candidato come Giuliano Amato.

Questa chance – come ha detto Napolitano, l’unica che i partiti possono consentirsi – non può essere bruciata per dare sfogo alla voglia di rivalsa del ceto politico berlusconiano, come non potrebbe essere sacrificata alle paure e agli egoismi del ceto politico democratico. Se sarà così, lo misureremo presto. E se andasse male, tra lo stesso Letta e Matteo Renzi il Pd può benissimo affrontare nuove sfide elettorali. Non è auspicabile, ma è un esito che Napolitano ha prospettato chiaramente lunedì.