I soldi alla politica e il PD

È comprensibile che in largo del Nazareno il nascente trasporto verso Matteo Renzi si sia raffreddato di colpo. Che le componenti interne più tentate dall’appoggiare in prospettiva la leadership del sindaco si siano prese una pausa di riflessione. E che Bersani (sulle cui intenzioni, per quanto riguarda il futuro del partito, non si sa nulla) si sia irrigidito nei confronti dell’ex avversario delle primarie.
Il fatto è che i soldi alla politica sono un argomento urticante. Per tutti, ma soprattutto per il gruppo dirigente nazionale del Pd, che ritiene di scontare un’ingiustizia.

Vista da loro, la storia è questa: un apparato costoso ricevuto in eredità dai partiti fondatori; l’impossibilità di ridimensionarlo rapidamente, frutto com’è di stratificazioni di ere politiche; la campagna di stampa avversa, amplificata dagli scandali scoppiati fuori, dentro e intorno allo stesso Pd; il gonfiarsi della marea grillina; l’avvio di un’operazione seria di autoriduzione, parallela a misure per il taglio complessivo delle spese del Palazzo ma tenace nel denunciare i rischi della politica riservata ai soli ricchi; una campagna di autofinanziamento durante le primarie; la vittoria di Grillo; il riesplodere ora del tema del finanziamento pubblico, incalzati non solo dal M5S ma anche dall’interno, non solo da Renzi che ha sempre battagliato sul tema ma anche da Michele Emiliano e da pezzi di Pd locale.
Pare una situazione lose-lose, nonostante le migliori intenzioni. E se l’aggressione di Grillo appare inevitabile, vedere Renzi cogliere lo stesso attimo e lo stesso clima scuote il sistema nervoso del Pd.
Si può capire. Ma anche Renzi va capito.

C’è totale incompatibilità fra lui e il palazzo del Nazareno, inteso come luogo fisico, persone che lo abitano, dinamiche politiche interne (e che alle primarie l’hanno penalizzato). Tutte le sue speranze di farcela in futuro sono legate al fatto che questa incompatibilità sia evidente, ribadita, conclamata davanti a un elettorato (anche democratico) che non difende l’attuale sistema. Ecco perché Renzi non parla in direzione e non molla la presa sul finanziamento pubblico. Non vuole distruggere il Pd, ma sa di non poter passare da quel Pd per conquistare nel paese il consenso necessario. Chi nel gruppo dirigente è tentato di appoggiarlo non può farsi illusioni sul punto.

PS. È ovvio che questo discorso investe anche i giornali di area, come Europa, e il loro sistema di finanziamento. Avremo modo di riparlarne presto.