L’avversario ideale di Bersani

Divertente la tesi secondo la quale Berlusconi avrebbe deciso di ricandidarsi dopo l’esito delle primarie del centrosinistra, convinto che «il comunista» Bersani possa essere per lui un avversario più comodo. Una volta di più l’acume di Berlusconi viene sottovalutato. Stavolta però dai suoi amici, non dai suoi avversari. Perché è sicuro che avere di fronte Renzi avrebbe costretto il Cavaliere a paragoni umilianti. Ma è altrettanto sicuro che dai sondaggi di Ghisleri Berlusconi abbia capito che per lui non è più un problema di avversari, bensì di sopravvivere al confronto con un passato che non tornerà più. Del resto l’abbiamo scritto spesso nell’ultimo anno: il Pd ha avuto fin qui problemi nel misurarsi con Grillo, e sa che non sarà facile superare l’asticella di credibilità posta in alto da Monti. Ma Berlusconi, un problema? Proprio no.

Anzi. Date a Bersani uno scontro elettorale frontale con l’uomo che per tutti – a cominciare dai suoi stessi elettori e dirigenti di partito – è l’emblema del fallimento, e gli avete regalato ciò che mancava per la campagna elettorale ideale. Magari fosse così. Infatti le residue preoccupazioni elettorali del leader del centrosinistra sono legate alle incognite, non all’oggetto più conosciuto e ormai deprezzato della politica italiana. Che poi, anche le incognite vanno sciogliendosi col tempo. I sondaggi Ipsos del dopo-ballottaggio sono ottimi per il Pd (36 per cento) e per il centrosinistra (oltre il 42). Danno conforto a noi che sabato scorso avevamo chiesto a Bersani e Renzi: se gestite bene le primissime ore dopo il risultato, l’effetto positivo regalato dalle primarie in questi mesi non svanirà. Anche grazie allo spettacolo di entusiasmo dei vincenti e di lealtà dei perdenti, l’effetto sull’opinione pubblica per ora non solo non svanisce ma si incrementa.

Casomai comincia a divenire plateale il flop neocentrista, con Casini e Montezemolo in affanno, fra tutt’e due, sotto il 10 per cento. Qui forse Bersani deve rivedere i piani, attingendo all’ambizione maggioritaria del Pd. Perché tutta quella intelligente e interessante gente che s’è vista alle convention montezemoliane si starà ponendo qualche domanda sull’efficacia dell’operazione di «riorganizzazione dei moderati» che il Pd fin qui ha delegato ad altri. Allora si potrebbe pensare di aprire fin d’ora le porte del centrosinistra ai delusi preventivi dell’ennesimo fallimento terzopolista.

Stefano Menichini

Giornalista e scrittore, romano classe 1960, ha diretto fino al 2014 il quotidiano Europa, poi fino al 2020 l’ufficio stampa della Camera dei deputati. Su Twitter è @smenichini.