Ma il Pdl è anche qualcos’altro?

Non accetteremmo mai che la storia del centrosinistra possa essere raccontata a partire dalle intercettazioni dei colloqui telefonici dei dirigenti di partito, dei loro amici, parenti e collaboratori, dei giornalisti, dei faccendieri che abitano anche da quelle parti (anche se mai della razza di un Bisignani. E per favore, ha ragione Mario Rodriguez: non chiamatelo lobbista, che è mestiere serio).

La politica è una stratificazione di livelli: la comunicazione, la discussione e la polemica pubbliche, e poi la manovra, la trattativa segreta, lo scambio, le amicizie, le convenienze, l’intreccio dei rapporti personali, amori e odii. Ciò che accade sul proscenio è la risultante di tutti questi fattori. Se solo l’ultimo diventa dominante – com’è facile, visto che lì i discorsi si fanno più diretti, il turpiloquio acceso, i giudizi taglienti anche se non necessariamente più sinceri – non è solo la privacy che viene invasa: si rischia anche di farsi un’idea distorta della realtà. È anche per questo motivo che, non appena l’Italia sarà governata da qualcuno che abbia l’autorevolezza, il consenso e la forza politica per farlo (quindi dopo Berlusconi), bisognerà introdurre una disciplina ferrea sull’utilizzo da parte dei magistrati dello strumento delle intercettazioni e sulla loro diffusione, con un’appendice sulla responsabilità dei giornalisti.

Non si può però fingere di ignorare che razza di mondo sommerso si agiti sotto la superficie del Pdl, non solo secondo le intercettazioni ma anche per le deposizioni degli interessati. Certo: lì, come non c’è elemento di reato, così non si può dare alcun giudizio morale. C’è però una domanda da farsi: nel Pdl il livello della convenienza, della relazione personale, dello scambio, del favore o del tradimento è davvero l’ultimo di una stratificazione che comprende anche progetto, manovra politica, dialettica pubblica? O è piuttosto il primo? O è addirittura l’unico? A seconda della risposta, sapremo anche che cosa rimarrà dell’epopea berlusconiana dopo Berlusconi, che è effettivamente una grande domanda. Forse, però, una domanda superflua.