Benaltrismi alla rovescia

In realtà non c’è neanche reato di benaltrismo, in questi due episodi rilanciati da Cartellopoli, perché è mancato proprio il termine di paragone, quello da cui si benaltrizza. Semplicemente, quello che si vede è così entrato nella normalità che si riesce ad avere la lucidità per valutare, all’interno di quel contesto surreale, altre cose che non vanno.

Ok, non ci avete capito niente, ma andiamo con ordine. Nel primo caso Isabella Rauti dimostra che c’è ancora la possibilità di prendersela contro il contenuto dei cartelloni, che contro i cartelloni in sé, accusando la campagna pubblicitaria Sisley di essere un po’ troppo osé.

Nel secondo Catia Pacifici ce l’ha con una pista ciclabile a suo dire abusiva, che per inciso abusiva neanche è. Il punto è che se la prende anche con i cartelli da nessuno autorizzati (quelli della pista ciclabile, nel contesto della foto sopra). Cartellopoli:

Guardate il fastidiosissimo cartellino di pista ciclabile come disturba il meraviglioso panorama: ogni palo pubblico ha affisse le locandine abusive. Siamo in un incrocio, ma nonostante questo l’area è disseminata di cartelloni 4×3 abusivissimi, gestiti come tutti sappiamo dalla criminalità organizzata. Guardate in particolare a destra, un cartellone copre e rende inaccessibile una storica area dove, da decenni, vengono apposti degli ex voto per grazia ricevuta. Una area famosissima all’incrocio tra il Portonaccio e la Prenestina che, benché sia area di culto, è stata anch’essa stuprata dalla mafia cartellonara senza che la cristianissima consigliera Pacifici avesse avuto nulla da dire