Piano, pullman

Inevitabile, arriva la riflessione di Degrado Esquilino sul piano pullman entrato in vigore il primo luglio. Ha osservato il caso della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, con gli spazi per il parcheggio vuoti e il sagrato pedonale occupato.

Come già detto, è un piano pullman fin troppo avanzato per la nostra città. È come chiedere di fare da subito la raccolta differenziata di vari tipi di vetro, o tra la carta bianca e quella colorata. No, un attimo, partiamo dalle macro-categorie per iniziare.

A Roma c’è questo irrisolto problema, più culturale che amministrativo, del non-sanzionamento della sosta. In questo momento storico il 99% dei cittadini accetta questo stato di cose, per varie ragioni di opportunità individuale che nel tempo si sono mischiate con la semplice accettazione dello status quo ad un livello più inconsapevole. Complice anche il fatto che nei decenni ci si è arrivati gradualmente.

Mettersi a parlare di tariffazioni, zone e tempi è anacronistico. Non c’è neanche cattiva fede probabilmente, semplicemente alcune cose non si vedono. Per usare un’altra similitudine, più vicina, è come se domani si dicesse che nella tale strada si sono ridisegnate le corsie, e ora vige un divieto di sorpasso, quando il concetto di segnaletica orizzontale non è attualmente riconosciuto.

Per carità, da un lato ben venga un piano-pullman che guardi un po’ al futuro, è compito delle leggi anche quello di prevedere e pianificare, e va anche nella giusta direzione, ma è come se gli mancasse alla base tutto ciò che lo tiene in piedi, e il caso di Santa Croce in Gerusalemme lo dimostra.

Che poi è la stessa cosa di quando vennero messe le strisce blu per le auto: la gente si parcheggia prima in divieto, poi ad occupare le strisce blu, dove le multe sono (molto) più probabili.

Il primo giorno tutti bravi e tutti belli, vengono snocciolati i dati sulle multe, si mandano in giro 10 pattuglie a fare solo quello e qualcosa succede. Ma riparliamone tra 3 mesi, sperando di sbagliarci, quando cominceranno i “che facciamo, lo spostiamo?”, i 15 minuti saranno un concetto più sfumato e via dicendo.

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