«Uno di meno»

«Uno di meno», «ottimo, speriamo abbia sofferto», «mettere a disposizione più corde e sapone». Questi i commenti scritti da alcuni agenti della polizia penitenziaria e apparsi su una pagina Facebook della stessa polizia penitenziaria. Commenti relativi al suicidio di Joan Grabriel Barbuta, che si è impiccato venerdì scorso nel carcere Opera di Milano utilizzando un lenzuolo.

«Uno di meno». Non certo un caso isolato, visto che, nel mese di gennaio, commenti analoghi e sempre scritti da agenti di custodia sono apparsi su un’altra pagina di Facebook, chiamata “Solidarietà ai poliziotti penitenziari aggrediti in carcere”, quando a suicidarsi è stato Bartolomeo Gagliano detenuto nel carcere di Sanremo.

Le solite “mele marce” da isolare e sanzionare? No. È l’ennesima dimostrazione di come oggi il carcere sia ridotto a un canile abbandonato. Un canile, il peggiore, dove custodi e custoditi subiscono le conseguenze quotidiane dello stesso degrado, comportandosi di conseguenza e in modo simile. Il cane abbaia rabbioso per quella gabbia fatiscente e il custode lo picchia selvaggiamente. Esattamente ciò che avviene oggi negli istituti penitenziari, con l’unica differenza che gli agenti possono scrivere su Facebook e i detenuti ovviamente no. Dunque, non carceri, ma canili che ospitano detenuti e agenti. Canili dove i detenuti disprezzano gli agenti e dove gli agenti disprezzano i detenuti. Canili senza legge e dove tutto è consentito. Lo svilimento della persona e della vita, la violenza, la commissione di reati e l’impunità. E cosa è questo se non la conseguenza di un intero sistema penitenziario del tutto illegale che è collassato su se stesso?

Inutile sanzionare qualche agente disgraziato per quei commenti sul detenuto suicida, come vuole il Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Come ipocrita sarebbe ignorare che anche tra i detenuti c’è chi gioisce per la morte di un agente.
Più serio e onesto sarebbe capire che oggi si lasciano vivere delle persone, agenti e detenuti, in condizioni bestiali.
Più serio e onesto sarebbe capire il profondo degrado in cui versano le nostre carceri, ridotte a dei canili illegali, e individuare soluzioni concrete ed efficaci per far tornare la legalità e il decoro negli istituiti di pena.
Ma, purtroppo, non c’è da illudersi. Se il carcere è ridotto a un canile, chi ha la responsabilità di governare il sistema penitenziario è ridotto all’inconsapevolezza ed è incline alla superficialità.

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