Bersani mette al quarto posto la Giustizia

Oggi il segretario del Pd, Bersani, ha elencato gli otto punti del suo probabile Governo.
Ora, al di là che si continua a confondere la funzione amministrativa propria dell’esecutivo con quella legislativa propria del Parlamento, colpisce il punto sulla Giustizia. Sta al quarto posto, non si è classificata neanche tra le prime tre! Ma questo conta poco. Ciò che conta di più è l’obiettivo che si è posto il Pd per ridare al nostro Paese “giustizia e equità”. Ovvero, con nuove leggi sulla corruzione, sul riciclaggio, sul falso in bilancio, sul voto di scambio e sulle frodi fiscali. Tradotto: aumentare o riformare le fattispecie di reato.

Non una parola sul processo penale, il fulcro per raggiungere la certezza del diritto. Non una parola sulla ingiusta durata dei giudizi, silenzio sulla incongruenza del sistema delle impugnazioni e sui tanti inutili formalismi che trasformano il processo penale in una messa cantata.
No, nulla di tutto questo, ma solo la previsione di nuove fattispecie di reato, che già oggi sono oltre 30 mila. Un eccessivo ricorso al diritto penale che ha trasformato il nostro Paese, da stato di diritto a stato penale, senza peraltro produrre risultati concreti (se non quelli propagandistici).

È evidente che ai pensatori del Pd sfugge l’importanza del dato reale. Sfugge che è del tutto inutile prevedere nuovi reati se poi per accertarli ci si impiegano decenni. Sfugge che per vivere in uno Stato di diritto non servono solo nuove regole, ma deve funzionare soprattutto il meccanismo che accerta la violazione delle regole stesse. Il processo, che oggi non si può più definire tale.

Insomma, quanto alla Giustizia, dalla direzione del Pd emerge purtroppo un timore. Le vie d’uscita dalla condizione attuale del Paese sono sempre più lontane.