La soglia di sbarramento alle europee

Abbiamo un problema. Un altro. Il Tribunale di Venezia, ritenendo che la soglia di sbarramento del 4% prevista dalla legge elettorale per il Parlamento europeo possa essere incostituzionale, ha investito della questione la Consulta, che – dopo avere cancellato parte del Porcellum – potrebbe prossimamente annullare un’altra norma in materia elettorale. Con la conseguenza che dopo la delegittimazione (politica) delle Camere (formate con una legge incostituzionale) la stessa sorte potrebbe toccare ai componenti del Parlamento europeo eletti in Italia.

L’argomento utilizzato per sostenere l’incostituzionalità è lo stesso già individuato anche dal Tribunale costituzionale tedesco, che, in ben due occasioni (che trovate qui), ha dichiarato incostituzionali le soglie di sbarramento (prima del 5% e poi del 3%) per le elezioni del Parlamento europeo sostenendo che non è ragionevole sacrificare il voto di milioni di cittadini (quelli che si esprimono, appunto, per le liste che rimangono sotto la soglia), senza che ciò serva – come normalmente avviene per gli sbarramenti – ad assicurare la governabilità. Infatti il Parlamento europeo non ha un rapporto di fiducia con il Governo (né la votazione del Presidente della Commissione su proposta del Consiglio europeo, prevista dal Trattato di Lisbona, può essere in alcun modo ricondotta a un rapporto di quel tipo).

Ora, molti già si precipitano a dichiarare che in ogni caso (e quindi anche se la legge italiana fosse incostituzionale) il Parlamento europeo sarà perfettamente legittimo e potrà continuare a funzionare indisturbato per tutto il quinquennio. Lo fanno come per rassicurarci, mentre a me pare che questo dovrebbe essere motivo di preoccupazione. Infatti, stando così le cose, rimarrà in carica per ben cinque anni un Parlamento composto, in parte, da membri scelti in violazione di principi costituzionali, che probabilmente possiamo considerare comuni agli Stati europei.

Ma c’è di più: sulla base della questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Venezia, su istanza dell’avv. Besostri, i candidati non eletti in ragione dello sbarramento potrebbero presentare ricorso al giudice amministrativo impugnando intanto l’elenco degli eletti (e chiedendo a loro volta che venga sollevata questione di legittimità costituzionale). L’accoglimento della questione darebbe loro diritto al subentro. In questo modo, quindi, la composizione del nuovo Parlamento risulterebbe incerta e instabile.

Tutto questo poteva forse essere evitato seguendo un percorso diverso, che usando un po’ di quella ragionevolezza cui la Corte spesso fa riferimento, indico da qualche mese, sempre affezionato all’idea della partecipazione e della possibilità per gli elettori di scegliere gli eletti, proponendo, per questo, che soglia di sbarramento fosse (almeno) ridotta (al 2%).

Su questo punto avevo cercato di coinvolgere il mio gruppo parlamentare, espressione di un partito che dovrebbe fare della partecipazione e della più ampia apertura ai cittadini la sua caratteristica fondamentale. E per questo avevo proposto la presentazione di un ordine del giorno, di cui poi non abbiamo mai discusso. Così come non abbiamo valutato la presentazione di nostri emendamenti né il voto a favore di quelli proposti da altri gruppi. Gruppi con i quali ci siamo presentati alle elezioni e che quindi, di fronte agli elettori, sono più nostri alleati di quelli con i quali governiamo. Per parte mia, infatti, ho poi votato l’emendamento Migliore per l’abbassamento della soglia.

Tutti gli emendamenti in merito, però, sono stati respinti, in ossequio alla linea della conservazione di una soglia – quella del 4% – inserita in fretta e furia prima delle elezioni del 2009, per mere esigenze politiche, date peraltro da una situazione ormai completamente cambiata.

E così tra due settimane il voto non solo non consentirà la presenza parlamentare di movimenti sostenuti magari da più di un milione di persone, ma si svolgerà, di nuovo, nell’incertezza di avere un Parlamento eletto – almeno per la quota votata in Italia – in base a una legge incostituzionale. Un bel capolavoro.

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