Rispetto il voto degli elettori

Gli elettori delle primarie non hanno votato per andare a votare. Hanno votato – largamente – perché questo governo vada avanti (oppure sono caduti in un malinteso). E Renzi lo ha detto chiaramente – come mai gli era capitato prima – ieri sera ai gruppi del Pd: sul governo la penso come Gianni, non come Pippo.

E quindi eccoci qui: Renzi porta Letta al 2015. E Letta dice le stesse cose di sempre, che avrebbe detto anche se non ci fossero state le primarie.

Certo, rinuncia al 138, come era chiaro da tre mesi, anche se nessuno prima aveva avuto il coraggio di dirlo.

Certo, dice che la legge elettorale è un’urgenza, dopo avere perso mesi per la riforma del 138 (appunto).

Certo, non sono più diciotto i mesi di questo governo, ma solo perché sette sono passati.

Certo, il tandem Letta-Renzi che nasce oggi (lo schema Franceschini) precisa i punti, che sono però ancora molto imprecisi, a cominciare da una legge elettorale che tutti minacciano, ma nessuno ancora presenta. Il ritorno al Mattarellum che ci eravamo impegnati a considerare tutti e tre noi candidati, cade nel dimenticatoio. Si ritorna alla formula, parecchio fumosa, del sindaco d’Italia.

Dal punto di vista politico e sociale, pochissime sono le novità, nessun cambiamento, nessuna risposta alla radicalizzazione che attraversa il Paese.

Per quanto mi riguarda e riguarda i quindici parlamentari che hanno provato a far cambiare idea al Pd, si tratta di uno schema sbagliato e ancora parecchio confuso. Che non avremmo voluto così, ma gli elettori hanno deciso diversamente. Lo avevamo segnalato, lo abbiamo detto in tutti i modi, ma non è stato sufficiente. Al Senato la maggioranza è talmente risicata che i nostri voti sono, incredibilmente, decisivi, ma non si può certo far cadere un governo così, a tradimento, all’infame, specie con una legge di stabilità da approvare e i conti dell’Italia in ballo.

Quindi, pur non avendolo mai approvato politicamente, perché nessuno ne aveva mai discusso con gli elettori e perché non corrispondeva certo alle promesse elettorali e anche a quelle post-elettorali, pur mantenendo il giudizio negativo su tutto questo, daremo una fiducia temporanea (ai tempi siamo affezionati quanto siamo affezionati ai modi) a questo governo, in attesa di capire quale sarebbe lo straordinario cambiamento che è intervenuto e che noi non riusciamo a cogliere.

Sia chiaro: non perché ce lo abbia chiesto Renzi, che pure ce l’ha chiesto, non perché ci abbia convinto Letta, che non ci ha convinto, ma perché due milioni e mezzo di elettori su tre hanno votato perché le cose andassero così: gli elettori hanno scelto, mi dicono, il candidato che pensano farà vincere le elezioni, per poi scoprire il giorno dopo che le elezioni non ci saranno. C’era qualche equivoco sul punto, c’erano parecchie ambiguità, ma di certo non erano nostre, e le nostre segnalazioni sono cadute spesso nel vuoto.

Noi rimaniamo sulle nostre posizioni. E dopo l’assemblea nazionale, quando inizierà una fase nuova così simile a quella vecchia, torneremo a proporre le questioni che abbiamo a cuore.

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