Non chiederti cosa Wikipedia possa fare per te

Con un uno-due ben coordinato prima Gad Lerner ieri sul Venerdì di Repubblica e poi Michele Serra oggi nella sua Amaca abbattono Wikipedia. Lo fanno con lieve ironia, che come sappiamo è scorciatoia maneggevole e a buon mercato, in un paio di elzeviri il cui retropensiero oscilla fra un “Dove andremo a finire, signora mia” al “Sia chiaro che io ve lo avevo detto”.

Lerner sottolinea le grandi manchevolezze della voce Wiki italiana “autunno caldo”. Lo fa elencando una lunga serie di castronerie da quelle parti citate che correlerebbero tale periodo con il terrorismo e con la fine del merito nel mondo del lavoro. Lerner poi para il colpo ad un’eventuale critica sulla possibilità che avrebbe di editare la voce da par suo, in quanto intellettuale a conoscenza dei fatti, dicendo che “lui ci ha rinunciato da tempo” anche in relazione alla difficoltà che ha “incontrato a restituire verità alla voce dell’enciclopedia che lo riguarda”.

La storia dell’attore direttamente coinvolto che non riesce a far valere la propria testimonianza su Wikipedia ricorda da lontano la famosa invettiva di Philip Roth che desiderava fosse modificata la voce sul suo romanzo “La Macchia umana”. L’ho scritto io, sosteneva con qualche ragione, saprò pur bene come è andata.
Purtroppo né Roth ai tempi né – più in piccolo – Gad Lerner, hanno mai considerato l’ipotesi di informarsi su come funzionano le citazioni dirette su Wikipedia.

In ogni caso il knock-out definito all’enciclopedia libera arriva da Michele Serra che riprendendo il tutto sommato educato pezzo di Lerner sul Venerdì scatena le sue notevoli armi dialettiche al riguardo sull’Amaca di oggi:

“Teoricamente, questa voce non ha autore: è opera collettiva (come l’intero scibile di questa nouvelle encyclopédie che non ha nessun bisogno, beata lei, dei Diderot e dei d’Alembert). Ma è talmente mono orientata, non dialettica, mirata alla dannazione delle lotte operaie come matrice del terrorismo, della recessione economica e della fine del merito, che potrebbe averla concepita un qualunque teorico o giornalista della vecchia destra padronale, o della nuova destra revisionista”

Impossibile – continua Serra – che sia il prodotto di un lavoro plurale online”.

Più avanti Serra, come gli capita spesso quando gli parte l’embolo retorico, si scatena contro l’insopportabile anonimato, contro questi nuovi untori che “rinunciano alla vanità della firma quanto alla responsabilità personale delle proprie parole”.

Lasciando Serra alle sue imprecisioni sull’anonimato su Wikipedia e – davvero – evitando di ritornare per la milionesima volta all’abusata quaestio dell’agghiacciante anonimato online (ma di nuovo Michele? Essù dai) restiamo per un momento a Wikipedia ed ai suoi collaboratori.

Qualche anno fa mia moglie mi raccontò che a Leeds, ad un prestigioso convegno di medievisti, una celebre esperta americana, per chi non si fidasse delle mie affermazioni anonime e volesse controllare il suo nome è Monica Green, riunì per qualche ora dentro una stanza i maggiori storici del medioevo presenti lassù, per una sessione particolare: aggiornare le voci Wikipedia su alcuni temi dei quali i tizi seduti intorno a quel tavolo erano i maggiori esperti planetari.

Partendo da simili eventi – ne esistono di molti tipi e prendono in genere il nome di edit-a-thon, pensai che forse si poteva tentare qualcosa di analogo anche a favore della vituperata enciclopedia italiana. Scrissi un progettino e assieme a TIM a Wikimedia Italia e ad alcuni professori illuminati di molte università italiana ne approfittammo per insegnare agli studenti – visto che non è per nulla facile – ad editare una voce Wikipedia (quella pratica disdicevole che Lerner ha scelto di non intraprendere e alla quale Serra non pensa nemmeno lontanamente). I gruppi di studio delle singole facoltà aggiornarono così, in una serie di seminari nel corso di un paio d’anni, decine di voci wikipedia correlate al loro piano di studio e ricerca. Anonimamente.

Wikipedia del resto funziona così. Un numero ristretto di persone – come capita in ogni famiglia – si concentra sulla parola “collaborativa”, cura il progetto, cerca di farlo funzionare, spesso dentro grandi complessità, quasi sempre dotandosi della pazienza necessaria per controbattere disturbatori e semplici imbecilli che ovunque – nei bar, nelle piazze, su Facebook e purtroppo anche su Wikipedia –quotidianamente si materializzano.
Un numero ampio di persone – milioni di cittadini solo in Italia – la utilizza ogni giorno sfruttando il lavoro di semplici appassionati, amatori o emeriti professori universitari in incognito.
Un terzo gruppo di persone, spesso colte e influenti, si occupa prevalentemente della critica alla ragion pura di Wikipedia, sottolinea l’inaccettabile incongruenza della data sbagliata della battaglia di Poitiers e segnala con sdegno altri orrori. Poi, dalle colonne dei giornali, le medesime persone ci rammentano quanto bello e perfetto fosse il mondo prima di questa enciclopedia così sbagliata e piena di strafalcioni. Fiero segno dei tempi – ci dicono con qualche compiacimento – compilata da anonimi scamiciati al soldo di questo o di quello o, peggio ancora, spinti esclusivamente dalla propria luminosa ignoranza.

Ed ecco a voi i risultati: avete fatto piangere Diderot.

jjj

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