Non c’è solo l’opportunismo di Di Pietro

La serie di contestazioni pubbliche contro vari esponenti di primo piano della politica e del sindacato sono la vera notizia e novità di queste settimane. Il fenomeno è molto interessante dal punto di vista politologico, ma piuttosto preoccupante per chi abbia un minimo a cuore il tessuto civile e democratico. Temo, tuttavia, che tra questi ultimi non vi siano molti tra gli attuali uomini politici.Una precisazione per evitare obiezioni infondate. Non c’è dubbio che le contestazioni a Bonanni siano state organizzate da gruppi lontani anni luce dai grillini e gli altri che hanno fischiato Schifani e Dell’Utri. Allo stesso modo non v’è dubbio alcuno che senza le contestazioni iniziali probabilmente ai centri sociali non sarebbe neanche venuto in mente di andare a contestare Bonanni, o se lo avessero fatto non avrebbero raccolto che due righe a pagina tre e un po’ di schiaffi dal servizio d’ordine. I leader dei centri sociali la comunicazione di massa la conoscono e la usano bene, anche per questo continuano a sopravvivere. In questo momento, una claque di disturbatori organizzati conquista immediatamente le prime pagine, dunque l’emulazione è un comportamento logico e razionale: aspettiamoci altre contestazioni, insomma.

A parte questo, rimangono tre cose. La frequenza di queste contestazioni, l’opportunismo politico del solito Di Pietro, uomo che non conosce il significato della parola “responsabilità” ma che annusa gli umori dell’elettorato che vorrebbe conquistare (senza sapere che tra seguire gli umori e costruire consenso in mezzo ci sono la politica e i contenuti), e soprattutto la quantità ampissima di commenti giustificazionisti emersi nella rete. Queste tre cose danno secondo me a questi episodi un significato maggiore del semplice rigurgito antidemocratico. Sono l’altro lato della medaglia, quello brutto e cattivo – ugly si direbbe in inglese – del fenomeno noto ormai da mesi per il quale al calo di consensi che il governo sta soffrendo da tempo non corrisponde una crescita nei consensi dell’opposizione. In altre parole, cresce il numero di italiani che si aliena dal dibattito pubblico ufficiale, quello che trova sfogo nella rappresentanza democratica. Il fatto che una parte di questi cittadini pensi di farsi sentire con metodi diversi, dunque per definizione antidemocratici, è perciò quasi un fatto fisiologico.

Questa alienazione ha due fonti principali: la prima è la qualità piuttosto scarsa dell’offerta politica, e il fatto che sia a destra che a sinistra (tramontata l’idea, probabilmente illusoria, delle “primarie aperte”) la politica è “cartellizzata”, controllata da pochi grandi attori che non hanno alcun interesse a stimolare la competizione interna, e quindi non devono rendere conto a nessuno della propria pochezza. Le strade interne degli attuali schieramenti sono dunque chiuse a istanze diverse e nuove. In aggiunta, quando una parte di questi cittadini, organizzati da Grillo ma senza alcuna copertura mediatica tradizionale, hanno ottenuto un risultato elettorale clamoroso raccogliendo il 4% in Piemonte e il 7% e due consiglieri in Emilia Romagna, sono stati completamente ignorati dalla politica ufficiale, che continua a comportarsi come se il distacco di una parte crescente della popolazione sia un fatto senza conseguenze, o un non-problema: una questione a cui non va data una risposta politica visibile.

La seconda ragione è nella pesante crisi economica, che aumenta il numero di cittadini esclusi, e che non ha ancora trovato alcuna rappresentanza seria nel dibattito politico. Il centrodestra rimuove il problema, grazie a telegiornali barzelletta che sostengono che l’Italia sia in ripresa, e Tremonti che filosofeggia sulla globalizzazione; il centrosinistra è intrappolato in un intervallo spazio temporale degli anni Settanta in cui è necessario siglare “patti sociali” e i metalmeccanici rappresentano il punto di volta. Nuovamente dunque, una crisi economica in Italia si sta sommando a una crisi politica e di rappresentanza: in queste condizioni i fischi sono una cosa ovvia e prevedibile. In altre stagioni la classe politica fu capace di colpi di reni e soluzioni innovative. In questo caso non ci farei tanto affidamento.