Everybody cut Footloose

Luca Sofri

Giornalista e direttore del Post. Ha scritto per Vanity Fair, Wired, La Gazzetta dello Sport, Internazionale. Ha condotto Otto e mezzo su La7 e Condor su Radio Due. Per Rizzoli ha pubblicato Playlist (2008), Un grande paese (2011) e Notizie che non lo erano (2016).

Questa cosa che esce una nuova versione di Footloose, il film, non so se mi fa ridere o mi deprime. Ai tempi del primo avevo vent’anni e, combattuto tra un prolungamento di adolescenza e un’ambizione di maturità, non sapevo se esserne appassionato o giudicarlo una scemenza. Il regista era Herbert Ross (quello di “Provaci ancora Sam”, per dirne solo uno), Kevin Bacon sembrava un ragazzetto (ma aveva 26 anni) e non lo avevamo praticamente mai visto, e quel vecchio meccanismo “ribelle porta aria nuova in un contesto retrogrado” (Brubaker, Qualcuno volò sul nido del cuculo, L’attimo fuggente, e mille altri) funzionava: per quanto ammosciato dal lieto fine, in questo caso.
Però era una cosetta, salvata da un paio di scene divertenti e corredata da una colonna sonora veramente scadente, fatta da americanate mediocri dell’epoca una delle quali vinse persino un Oscar. Ora scopro che la colonna sonora del remake è fatta di nuove versioni delle stesse canzoni affidate a nuovi interpreti ancora più insulsi. E immagino che un sacco di ragazzi andranno nei cinema a vederlo e faranno i passetti del campo di football e canticchieranno le canzoni mediocri. Proprio come noi, quasi trent’anni fa.