Cultura al macero. Quattro storie da Napoli e Palermo

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Se non fosse stata per la sterile polemica nata intorno alla chiamata di Roberto Vecchioni a presidente, al suo “presunto, scandaloso” stipendio e alle sue pubbliche, rapidissime, dimissioni, nessuno, al di fuori della ristretta cerchia comunale, si sarebbe accorto che nel 2013 si inaugurerà il Forum Universale delle Culture a Napoli.

Nuovo format internazionale, alternativa culturale, triennale, agli Expo, il Forum nasce nel 2004 a Barcellona con una sequenza di 141 giorni di eventi, mostre, incontri pubblici che fecero da volano a una delle più rilevanti e discusse operazioni di trasformazione immobiliare della fascia est metropolitana (come ha acutamente raccontato Chiara Ingrosso nel suo recente libro “Barcellona. Architettura, città e società 1975-2015”, Skira 2011).

Dopo la capitale catalana è stata la volta di Monterrej/Mexico, mentre, nel frattempo, Napoli vinceva la candidatura per l’edizione del 2013.

In questi anni l’amministrazione Jervolino ha insistito sul Forum come occasione unica per recuperare definitivamente il sito di Bagnoli, ex Ilva, una delle aree industriali più rilevanti per grandezza, e inquinate dell’Italia Meridionale.

Il tempo passa, crescono solamente le nomine e gli slogan, mentre nessun progetto serio e realistico viene concretamente portato avanti fino alla scoperta, recente, che il sito di Bagnoli era irrecuperabile, a meno di ingenti fondi che non esistono e di tempistiche che sono, nel frattempo, consumate.

Le giunte cambiano, da Bassolino a Caldoro (in Regione Campania), da Jervolino a De Magistris (al Comune), alle girandole di trombati e neo-nominati non corrisponde altra forma di progettualità riguardo i programmi, i siti, le risorse da destinarsi, il tutto condito da una assoluta opacità e ambiguità nelle responsabilità politiche e negli obbiettivi culturali.

La città sembra guardare a tutto questo con lo spirito che, purtroppo, pare da qualche tempo averla avvolta: una sensazione di disincanto assoluto unito al cinismo di chi non si espone per non bruciarsi la possibilità di partecipare last-minute alla grande festa i cui fondi, stanziati da Regione Campania, Comune e Ministero degli Esteri, sono tutt’altro che esigui.

Con l’aumentare delle polemiche e delle pressioni dell’ente Forum e del Ministero si è deciso, pochi giorni fa,  che invece che di 101 giorni, il grande evento sarà solo di 60, oltre al fatto che, non potendo usare Pozzuoli, ci si appoggerà all’esistente, dalla Mostra d’Oltremare alle decine di chiese ed edifici pubblici sottoutilizzati che, da sempre, impreziosiscono Napoli. Nessuna possibilità che si portino avanti interventi che rimangano, dopo il Forum, a migliorare gli spazi pubblici della città. Il rischio reale è che tutto verrà consumato nell’abituale falò delle vanità a cui gli eventi pubblici nazionali ci hanno abituato, in cui i “soliti sospetti” guadagneranno, non si produrranno contenuti inediti e originali, e gli altri rimarranno a guardare.

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In realtà, il sito di Pozzuoli ha fatto una seconda vittima.

Sarà l’eccesso di velenosità diffusa o, semplicemente, l’uso improprio, furbo e irragionevole di una porzione di territorio che avrebbe bisogno di ben altre soluzioni, ma, in contemporanea al Forum, si era pensato che la stessa area avrebbe ospitato anche una delle regate di avvicinamento alla Coppa America.

Anche in questo caso grandi conferenze stampa, annunci e dichiarazioni retoriche di rinascita della città. Poi, il silenzio, il tempo che passa, i siti che muoiono (Pozzuoli) e che cambiano (il fronte su via Caracciolo), progetti che non vengono pensati e solo accennati per poi diventare emergenze da risolvere all’ultimo minuto con buona pace di tutti.

In questo caso avremo il fronte mare della città preso in ostaggio per alcuni mesi senza che una sola parte dei moli antichi, attualmente abbandonati, ne abbiano un vantaggio reale e duraturo nel tempo. Sarebbe quasi inutile e masochistico citare il caso precedente di Valencia che utilizzò la Coppa America per rifare il porto e il lungo mare con la realizzazione di una serie di spazi pubblici e per l’intrattenimento che ancora oggi fanno bella la città catalana.

Ma tant’è, non vogliamo cominciare a smentirci proprio adesso, proprio in un momento storico in cui, con pochissime risorse e alcune delle città più belle del mondo, potremmo invertire la rotta e immaginare modelli alternativi per fare cultura e insieme costruire città ed economie attive.

E così non solo avremo una sagra delle scatole vuote lungo via Caracciolo, ma è stato data l’autorizzazione da parte del sovrintendente Gizzi di stendere fronte mare una nuova linea di scogliera che, però, dovrà essere rimossa entro 90 giorni dalla partenza dei lavori, oppure si potrà eliminare la sola parte affiorante dall’acqua se gli studi meteomarini richiesti daranno parere positivo.

Insomma: lavori per portare centinaia di frangiflutti in mare, lavori per rimuoverli dal mare, e non certo a costo zero.

Ma cosa rimarrà alla città dopo che il circo velistico se ne sarà andato?

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