I mondiali di calcio – giorno 2

“I belong to Jesus” (Appartengo a Gesù). Questa è la maglietta che spesso Kaka tiene sotto la maglia da gioco e con lui la indossano tutti gli “Atleti di Cristo”, un gruppo di calciatori che hanno come riferimento religioso le chiese evangeliche pentacostali. L’anno scorso alla Confederation Cup, che si è giocata in Sud Africa e venne vinta dal Brasile, al termine della finale il brasiliano Lucio mise in piedi quasi una vera e propria cerimonia religiosa. Da quest’anno tutto ciò non si potrà più fare. Nulla di particolarmente repressivo ma solo l’applicazione delle norme FIFA che vietano ai giocatori i indossare magliette con slogan politici, religiosi o anche personali. Particolarmente esplicito sul punto il presidente della federcalcio danese Jim Stjerne: ”Mischiare sport e religione come è avvenuto in questo caso, significa creare un atto religioso in se stesso. Come non possiamo consentire che la politica si mescoli con il pallone, nello stesso modo deve rimanere esclusa la religione”. Risposta dello staff del Brasile: va bene ma se dovessimo vincere il Mondiale dubitiamo di riuscire a contenere l’espansività dei ragazzi. Come sono lontani i tempi di Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi di Messico ’68.

L’attaccante del Paraguay Roque Santa Cruz si è sbilanciato e ha detto che la sua nazionale batterà l’Italia 1-0 o 2-0 nella partita inaugurale di lunedì 14 giugno. Niente di sorprendente. Devo ancora trovare un attaccante del Paraguay che si presenti in conferenza stampa a dire: “Tranquilli, perdiamo facile!”

Kylie Minogue, cantante australiana, non crede alla capacità della propria nazionale di riuscire ad affrontare la Germania e quindi non se la sente di scommettere sugli Aussie. “Siamo una nazione calcisticamente giovane ma credo che i tedeschi vinceranno abbastanza facilmente”. Ottimista.

Tutti negativi i controlli antidoping fatti fino ad oggi. Peccato che non si sappia quanti ne sono stati fatti e a chi sono stati fatti. Si sa solo che da qui alla fine dei mondiali i controlli saranno 512.

Che le vuvuzelas, le ormai famose trombette che fanno sembrare che ogni partita si giochi in un alveare, sarebbero stato un problema lo si sapeva. Dopo la Confederation Cup dell’anno scorso c’era stato un timido tentativo di cercare di vietarle con risultati, come possiamo sentire ogni giorno, prossimi allo zero. Fatto sta che qualcuno sulla cosa ci ha guadagnato: sono i venditori di tappi per le orecchie che pare stiano facendo affari d’oro e abbiano esaurito le scorte.

Sempre sulle vuvuzelas il problema non è solo del pubblico ma anche dei calciatori. Oggi Pazzini ha detto: “I miei compagni me lo avevano raccontato e a dire il vero io me ne sono accorto anche solo nella partitella di ieri contro una rappresentativa locale. Erano solo tre trombette, ma che casino! Non è solo il fischio dell’arbitro che si rischia di non sentire. Da fuori non si capisce, ma in campo si urla e ci si chiama: è un vero e proprio mercato. Così non si sentirà per nulla la ‘chiamata’ del compagno. In pratica, bisogna abituarsi a giocare al buio, o meglio al silenziatore”.

Maradona oggi, durante Argentina-Nigeria, per come era vestito, sembrava più adatto al “Padrino – parte seconda” che ad una panchina di un campo di calcio.

Nelle tre partite della seconda giornata una conferma faticata, una mezza sorpresa, e una sorpresa intera con papera.

L’Argentina, pur con qualche difficolta e sbagliando l’impossibile, batte la Nigera 1-0 (Heinze), la Corea del Sud quasi inaspettatamente affonda una spenta Grecia 2-0 (Lee Jung Soo e Park Ji Sung) mentre sorprendentemente gli USA fermano l’Inghilterra di Capello sull’1-1 (Gerrard e Dempsey) grazie ad una papera del portiere inglese Green che si fa passare sotto le gambe un tiro abbastanza innocuo da fuori area.

Oggi le tre partite sono:

13.30 Algeria-Slovenia

16.00 Serbia-Ghana

20.30 Germania-Australia

Come al solito SKY le trasmette tutte mentre la RAI trasmetterà sono quella delle 20.30