Il grafico sulle terapie intensive, coi numeri sbagliati

Un grafico fuorviante si aggira per l’Europa, condiviso da figure autorevoli e seguite come Thomas Piketty e Carlo Rovelli, e da chissà quante migliaia d’altri. È un grafico che pretende di mostrare l’andamento dei posti letto nei reparti di terapia intensiva negli ultimi vent’anni in alcuni dei principali paesi europei – e sembra mostrare una diminuzione significativa un po’ ovunque, con l’Italia in particolare che vede un dimezzamento dei posti letto pro capite.

Nella sua semplicità, il grafico sembra offrire una risposta semplice a un problema complesso: e infatti viene condiviso con tanta facilità proprio per questo. Sappiamo che uno dei nodi della crisi sanitaria che stiamo vivendo è la capacità limitata dei reparti di terapia intensiva, che nei casi più estremi non consente di offrire a tutti i pazienti le cure di cui necessiterebbero. Il grafico sembra mostrare un taglio netto subito dai posti disponibili in rianimazione negli ultimi decenni: dà lì alla denuncia dei tagli alla sanità e del neoliberismo il passo è breve – e dà evidentemente soddisfazione a chi lo compie, convinto di avere scovato e denunciato la fonte ultima della crisi odierna.

Ora, è del tutto possibile che la sanità – e in particolare quella pubblica – abbia subito dei tagli deplorevoli nell’ultimo ventennio, ed è possibile o pure verosimile sostenere che stiamo oggi pagando anche delle scelte sbagliate di politica sanitaria. Ma usare quel grafico per pretendere di dimostrarlo è sbagliato, perché quel grafico è sbagliato, e dovrebbe risaltare subito agli occhi di chiunque non sia accecato da furori demagogici.

Non sono sbagliati i numeri in sé: il problema è che quei numeri non c’entrano nulla con la capacità dei reparti di terapia intensiva. Sono infatti sbagliati la didascalia e il titolo che accompagnano il grafico, che fanno riferimento ai “lits de soins intensifs”, cioè ai posti letto in terapia intensiva. Ma se uno legge la didascalia fino in fondo e osserva il grafico, dovrebbe rendersi rapidamente conto che c’è qualcosa che non torna – soprattutto se chi osserva e poi condivide il grafico è un economista o un fisico. A seconda dell’anno e del paese in questione, si va dai 3 ai 7 posti letto per 1000 abitanti. Se anche in Italia oggi ci ritrovassimo con “solo” 3 posti letto di terapia intensiva ogni 1000 abitanti avremmo quasi risolto i nostri problemi, dato che ne avremmo a disposizione 30.000 nella sola Lombardia.

Probabilmente c’è un problema di traduzione (e di cialtroneria) alla base di quel grafico: curioso di scoprire il numero dei posti letto di terapia intensiva disponibili in Europa, l’autore deve avere preso i dati sui cosiddetti “acute care beds” forniti dall’OCSE, che coincidono con quelli mostrati dal grafico. Peccato però che in inglese si distingua tra “acute care” e “critical care”, e che la terapia intensiva costituisca un sottoinsieme di quest’ultima. Al contrario, gli “acute care beds” comprendono praticamente tutti i posti letto all’interno degli ospedali, ad eccezione delle lungodegenze e dei posti in strutture psichiatriche: ed è per questo che ne risultano così tanti, dai 3 ai 7 posti ogni 1000 abitanti.

L’ordine di grandezza dei posti letto in terapia intensiva è talmente diverso che è preoccupante che la differenza sfugga a persone preparate e serie: per la maggior parte dei paesi europei, per la rianimazione parliamo di 6-7 posti letto ogni 100.000 abitanti.

Uno dei problemi che abbiamo in effetti, è che ci mancano dati completi e aggiornati sui posti letto disponibili nei reparti di terapia intensiva in Europa, e su come siano variati nel tempo. I dati completi più recenti che abbiamo risalgono a uno studio uscito nel 2012, e in ogni caso sono numeri che vanno contestualizzati con una certa cura, dato che paesi diversi usano definizioni leggermente diverse di cosa intendono per terapia intensiva – e dato che non basta avere un posto letto, servono anche apparecchiature adeguate e personale sanitario competente e sufficiente.

Dunque non siamo al momento in grado di stabilire se i posti letto in terapia intensiva siano effettivamente stati brutalmente tagliati negli ultimi decenni in Italia e nel resto d’Europa. Non lo sappiamo, e in assenza di dati certi dovremmo perlomeno evitare di suggerire correlazioni e colpe che non possiamo dimostrare. Tutto ciò che sappiamo al momento è che i posti letto ospedalieri in generale sono diminuiti in molti paesi europei – ma anche qui ne andrebbero probabilmente capiti i motivi, per comprendere se siano avvenuti tagli alla cieca o se su questo processo abbiano influito in qualche modo pure i progressi compiuti dalla medicina dagli anni Novanta a oggi.