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  • Domenica 26 aprile 2026

Sui negoziati tra Iran e Stati Uniti è tutto fermo

Non ci sono stati nuovi incontri e non sappiamo se ce ne saranno, mentre continuano i blocchi di entrambi nello stretto di Hormuz

Una donna cammina davanti a un murales a Teheran, 25 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

È il 58esimo giorno di guerra in Medio Oriente. I nuovi negoziati previsti fra Iran e Stati Uniti in Pakistan sono stati annullati, dopo una serie di eventi molto confusi avvenuta sabato. Il Post segue tutti gli aggiornamenti con questo liveblog.

Liveblog

L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di zone nel sud del Libano

In previsione di nuovi attacchi contro Hezbollah, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione dei centri abitati di Mayfadoun, Choukine, Yohomor, Arnoun, Zawtar al Gharbiyah, Zawtar al Sharqiyah e Kfartebnit, che si vedono nella mappa qui sotto. Si trovano poco sopra il fiume Litani. 

Da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, a metà aprile, Israele ha interrotto gli attacchi sulla capitale Beirut, ma sta continuando a occupare il sud del Libano con l’intenzione dichiarata di creare una cosiddetta “zona cuscinetto” e respingere i miliziani di Hezbollah. Per il momento è una fascia di circa 10 chilometri oltre la linea di separazione tra i due paesi (che non è un vero confine), ma il governo ha parlato di estenderla fino al fiume Litani, molto più a nord.

Israele ed Hezbollah si accusano a vicenda di violare il cessate il fuoco. Nel sud del Libano ci sono stati alcuni attacchi, seppure minori rispetto a prima dell’accordo. 

 

Islamabad inizia a smontare tutto

Da giorni a Islamabad, la capitale del Pakistan, erano in vigore misure di sicurezza eccezionali in vista dei possibili negoziati tra Stati Uniti e Iran, che per ora non ci sono stati: erano state chiuse strade, istituiti controlli di sicurezza e dispiegati migliaia di agenti di sicurezza, con conseguenze sulla vita quotidiana degli abitanti. 

Ora la città sta iniziando a tornare alla normalità. Il giornalista di Associated Press Munir Ahmed ha scritto che il traffico sta lentamente riprendendo anche sulle strade principali, e tra gli abitanti c’è un certo sollievo. 

Cartelloni a Islamabad, Pakistan, per i negoziati tra Iran e Stati Uniti, 25 aprile 2026 (AP Photo/Anjum Naveed)

Araghchi ha incontrato il sultano dell’Oman

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha incontrato il sultano dell’Oman, Haitham bin Tariq al Said, nella capitale Muscat. È la seconda tappa del suo viaggio: ieri era stato in Pakistan, e dovrebbe andare anche in Russia, stretta alleata del regime iraniano.

L’Oman è coinvolto nei negoziati come mediatore, ed è il paese che si affaccia sulla sponda sud dello stretto di Hormuz. 

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi (in fondo sul divano di sinistra) incontra il sultano dell’Oman, Haitham bin Tariq al Said (al centro), a Muscat il 26 aprile 2026 (Iranian Foreign Ministry/Handout/Anadolu via Getty Images)

Il sostegno a Trump, dopo la cena dei corrispondenti

Vari leader coinvolti (in diversi modi) nella guerra in Medio Oriente hanno espresso sostegno a Trump, dopo che un uomo armato ha cercato di entrare a un evento a Washington a cui stava partecipando.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha scritto su X che lui e la moglie Sara sono «scioccati» per quanto successo ieri sera alla cena dei corrispondenti di Washington: «Siamo sollevati che il presidente e la first lady [Melania] stiano bene».

Il primo ministro pakistano Shebaz Sharif, che sta mediando i negoziati tra Stati Uniti e Iran, ha fatto una dichiarazione simile, e anche il presidente libanese Joseph Aoun ha espresso solidarietà.

Intanto, un uomo armato ha cercato di entrare a un evento dove c’era Trump

È successo sabato sera (notte in Italia): un uomo armato con pistole e coltelli ha provato a raggiungere la sala di un hotel di Washington dove era in corso la cena dei corrispondenti, il tradizionale evento con cui il presidente degli Stati Uniti ospita i giornalisti che seguono la Casa Bianca. L’uomo è stato fermato fuori dalla sala, mentre provava a superare un controllo di sicurezza. Ha sparato almeno un colpo, ferendo un agente di sicurezza (che è sopravvissuto).

Trump è stato subito portato via, illeso. Con lui c’erano anche il vicepresidente JD Vance, la first lady Melania Trump e altri membri dell’amministrazione, tra cui il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il segretario di Stato Marco Rubio. Nessuno è stato ferito.

Abbiamo raccontato più estesamente cosa è successo qui:

In questo articolo invece abbiamo messo insieme alcuni video dell’evento:

Il presidente iraniano non vuole «negoziati forzati»

Parlando al telefono con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha detto che l’Iran non farà «negoziati forzati» con gli Stati Uniti, ossia condizionati da pressioni e minacce. 

Ha detto anche che gli Stati Uniti dovranno rimuovere alcuni «ostacoli» alle trattative, come il blocco navale che stanno imponendo sullo stretto di Hormuz per fermare le navi che navigano da e verso i porti iraniani. 

Sharif ha commentato su X la telefonata, dicendo di «apprezzare» la partecipazione iraniana nelle trattative. 

Abbas Araghchi tornerà in Pakistan

Dopo la sua visita in Oman, dove è arrivato ieri sera. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana IRNA.

Un ripasso. Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri iraniano, era arrivato a Islamabad (la capitale del Pakistan) venerdì sera: nella notte tra venerdì e sabato ha incontrato alcuni funzionari pakistani, con tempistiche molto inusuali.

Intanto si parlava della possibilità che anche la delegazione statunitense arrivasse a Islamabad per possibili nuovi negoziati, a cui però l’Iran non si è mai detto disponibile a partecipare. L’impressione degli analisti era quindi che Araghchi volesse assicurarsi di parlare con i mediatori prima dell’eventuale arrivo degli statunitensi. 

Alla fine, nel tardo pomeriggio (ora italiana), Trump ha annunciato che la delegazione statunitense non sarebbe più partita: i negoziati sono saltati, e al momento non si sa se riprenderanno ed eventualmente dove e quando. 

La delegazione iraniana incontra i mediatori pakistani a Islamabad, 25 aprile 2026 (Pakistan Prime Minister Office via AP)

Dopo l’Oman, Araghchi dovrebbe andare anche in Russia. Non è chiaro se tornerà in Pakistan prima o dopo quella visita. 

Cos’è successo sabato

– I nuovi negoziati fra Stati Uniti e Iran previsti nei prossimi giorni in Pakistan sono saltati: il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha lasciato il paese dopo alcuni incontri, Trump ha bloccato la partenza dei suoi inviati dicendo che le trattative possono proseguire al telefono.

– Non è chiaro quali saranno le prossime tappe: Trump ha dato risposte molto evasive anche su una possibile ripresa degli attacchi statunitensi e israeliani sull’Iran. Il cessate il fuoco è ancora in vigore, dato che qualche giorno fa Trump lo aveva esteso a tempo indefinito.

– Israele ha annunciato nuovi pesanti attacchi a Hezbollah in Libano, al termine di una giornata di attacchi reciproci.

– Nel frattempo sono ripartiti alcuni voli internazionali dall’aeroporto di Teheran, che era rimasto fermo dall’inizio della guerra. I primi, come previsto, sono da e per altri paesi del Medio Oriente: Medina in Arabia Saudita, Muscat in Oman e Istanbul in Turchia.

– È stato liberato il giornalista Ahmed Shihab-Eldin, che era stato arrestato più di 50 giorni fa in Kuwait per aver pubblicato un video sulla guerra. L’arresto era legato alla condivisione online di un video che mostrava un jet statunitense cadere in una base americana in Kuwait, dopo essere stato colpito per errore dalla contraerea del Kuwait.

Due mesi di internet bloccato in Iran

A eccezione di alcuni rari momenti, è dall’inizio della guerra che il regime impedisce agli iraniani di accedere a internet. Lo ricorda il gruppo di monitoraggio britannico NetBlocks.

Il ministro degli Esteri iraniano è arrivato in Oman

Alcune ore fa Abbas Araghchi aveva lasciato il Pakistan, dove in teoria in questo fine settimana avrebbe dovuto tenere dei negoziati indiretti con gli Stati Uniti. Dopo l’Oman, a quanto si sa, Araghchi dovrebbe fare una visita ufficiale anche in Russia (stretto alleato del regime iraniano).

Israele ha annunciato un nuovo attacco contro Hezbollah in Libano

Lo ha fatto sapere il primo ministro Benjamin Netanyahu in un comunicato stampa. Nelle scorse ore da alcune zone del Libano erano stati lanciati due razzi e alcuni droni contro il nord di Israele.

Intanto, a Teheran

L’interruzione dei bombardamenti statunitensi e israeliani ha permesso agli abitanti della città di tornare a frequentare bar e ristoranti, oppure semplicemente a passeggiare per strada. Lo si vede anche dalle foto scattate oggi dal fotografo Vahid Salemi per Associated Press.

(AP Photo/Vahid Salemi)


(AP Photo/Vahid Salemi)


(AP Photo/Vahid Salemi)

Effetti collaterali dell’annuncio di Trump

«Ogni inviato internazionale che si trova a Islamabad sta cercando di capire quando andarsene dalla città, e se davvero debba farlo». Lo ha scritto poco fa su X il giornalista di Reuters Idrees Ali, riferendosi alla città dove in teoria fra oggi e domani si sarebbero dovuti tenere i negoziati fra Stati Uniti e Iran.

Una giornalista del New York Post che si trova proprio a Islamabad ha ricevuto un messaggio da Trump piuttosto esplicito: c’era scritto solo «TORNA A CASA!!!»

«Se vogliono parlarci, basta telefonare!!!»

Trump ha confermato con un post sul suo social Truth di avere bloccato la partenza dei suoi inviati Jared Kushner e Steve Witkoff, che oggi avrebbero dovuto andare in Pakistan per negoziare in maniera indiretta con gli iraniani. Nel post Trump ha poi ripetuto alcune cose che ha detto a vari giornalisti nell’ultima ora: fra le altre, che a suo dire i negoziati si possono anche tenere a distanza, senza bisogno di andare fisicamente in Pakistan.

Gli inviati degli Stati Uniti non partono più

Lo ha detto il presidente Donald Trump parlando al telefono con una giornalista di Fox News, Aishah Hasnie. 

Trump le ha detto che non valeva la pena far fare loro un viaggio così lungo (quello per andare fino in Pakistan) perché «abbiamo noi tutte le carte. Possono chiamarci quando gli pare, ma non ci faremo altri viaggi di 18 ore per andare lì a non parlare di niente». 

Trump ha parlato al telefono anche con il giornalista di Axios Barak Ravid, dicendogli di avere bloccato la partenza per via delle richieste dell’Iran nei negoziati, in cui quindi le posizioni restano distanti. 

La partenza della delegazione statunitense – composta dall’inviato Steve Witkoff e dal genero di Trump, Jared Kushner – era in dubbio da ore. Specie dopo che il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, se n’era andato dal Pakistan senza attenderli.

Gli Stati Uniti sono vicini a diventare un esportatore netto di petrolio

La guerra e soprattutto il protrarsi della chiusura dello stretto di Hormuz, da cui prima passava un quinto del gas naturale liquefatto (GNL) e del petrolio venduti al mondo, è stata una grossa opportunità economica per le esportazioni energetiche statunitensi, che hanno toccato i massimi storici.

Lo approfondiamo qui:

La delegazione iraniana se n’è andata

I media iraniani riferiscono che la delegazione, guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha lasciato Islamabad dopo una serie di incontri con il governo del Pakistan (il paese che sta mediando tra Iran e Stati Uniti). 

Sugli incontri non si sa molto, al netto delle dichiarazioni di circostanza. Al Jazeera e Reuters hanno ricostruito che Araghchi avrebbe fatto presente ai mediatori pakistani le richieste del regime per la fine della guerra, e i dubbi sulle condizioni degli Stati Uniti. 

L'incontro tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi (seduto in fondo alla fila di sinistra) e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif (al centro) a Islamabad, il 25 aprile

L’incontro tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi (seduto in fondo alla fila di sinistra) e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif (al centro) a Islamabad, il 25 aprile (Pakistan Prime Minister Office via AP)

A Islamabad era atteso anche l’arrivo di una delegazione statunitense, che però non era ancora partita, per un possibile nuovo incontro di negoziati, prospettato dagli Stati Uniti ma sempre negato dall’Iran, che a questo punto è rinviato. Viste le distanze, la delegazione statunitense non sarebbe comunque arrivata prima di domenica. 

Le prossime tappe di Araghchi sono l’Oman e la Russia. Resta possibile che nei prossimi giorni torni in Pakistan, qualora ci fossero le condizioni per un nuovo incontro. 

Il presidente iraniano ha invitato la popolazione a risparmiare energia

I media statali hanno riferito di un appello in questo senso di Masoud Pezeshkian.

Teheran, 23 aprile

Teheran, 23 aprile (Majid Saeedi/Getty Images)

Pezeshkian ha dato consigli come «invece di dieci luci, a casa dovrebbero esserne accese due: cosa c’è di sbagliato?»

È un segno che il blocco navale statunitense sta aggravando la situazione economica, che era già disastrosa prima della guerra. 

Non si sa se la delegazione statunitense sia partita per il Pakistan

Dovrebbe essere composta dall’inviato Steve Witkoff e dal genero di Trump, Jared Kushner; stavolta senza il vicepresidente JD Vance.

È previsto che partano oggi per il Pakistan (il paese che media tra Iran e Stati Uniti) ma non si sa ancora a che ora. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, già lì, voleva essere certo di arrivare prima di loro e ha già fatto alcuni incontri con il governo pakistano. 

Da ormai una settimana il governo pakistano mantiene una specie di lockdown a Islamabad, per la possibilità di ospitare un nuovo giro di negoziati: nella foto, di oggi, un posto di blocco

Da ormai una settimana il governo pakistano mantiene una specie di lockdown a Islamabad, per la possibilità di ospitare un nuovo giro di negoziati: nella foto, di oggi, un posto di blocco (AP Photo/Anjum Naveed)

📩 Il conto lo pagheranno gli altri

«Proviamo a capire perché sabato scorso sembrava che la guerra fosse finita, e oggi ci sembra di essere punto e a capo? Per farlo dobbiamo guardare nello specchietto retrovisore. […] Trump ha messo gli Stati Uniti nella posizione di trovarsi sotto scacco e presi in giro da uno dei regimi più ignobili e violenti del pianeta».

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