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  • Lunedì 20 aprile 2026

A Islamabad ci si prepara per il possibile incontro tra Stati Uniti e Iran

Ma non è nemmeno chiaro se l'Iran parteciperà, e intanto lo stretto di Hormuz è sempre chiuso: gli aggiornamenti, man mano che arrivano

Cartelloni a Islamabad, in Pakistan, per i possibili nuovi negoziati tra Iran e Stati Uniti, 20 aprile (AP Photo/Anjum Naveed)

Siamo nel cinquantaduesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Il governo del Pakistan sta aumentando le misure di sicurezza a Islamabad per un possibile incontro tra Stati Uniti e Iran: potrebbe avvenire già mercoledì, ma per il momento l’Iran non ha ancora confermato che parteciperà. Sono ancora in vigore due cessate il fuoco, tra Israele, Stati Uniti e Iran da un lato, e tra Israele e Libano dall’altro. Il Post segue tutte le notizie con questo liveblog.

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Il governo degli Stati Uniti ha confermato un nuovo incontro tra Israele e Libano

Dovrebbe avvenire giovedì, tra gli ambasciatori dei due paesi, a Washington. La settimana scorsa un precedente incontro tra i due ambasciatori aveva portato a un accordo per un cessate il fuoco, entrato in vigore nella serata di giovedì 16 aprile.

Tra i punti che dovrebbero essere discussi, e che sono menzionati nell’accordo, ci sono la fine dell’invasione israeliana del Libano, e il disarmo del gruppo sciita Hezbollah da parte del governo libanese.

Il presidente del Libano Joseph Aoun aveva detto lunedì che uno dei punti che verranno discussi è anche il ritiro dell’esercito israeliano, che al momento occupa ancora diverse aree del sud del Libano. Il governo di Israele però ha detto chiaramente che per il momento intende mantenere le proprie truppe nel territorio del Libano, in un’area di dieci chilometri a nord della linea di demarcazione tra i due paesi, per proteggersi da futuri attacchi di Hezbollah.

Joseph Aoun (Taylor Hill/Getty Images)

Joseph Aoun (Taylor Hill/Getty Images)

Secondo il New York Times l’Iran si sta organizzando per partecipare all’incontro con gli Stati Uniti a Islamabad

Lo scrive citando due importanti funzionari militari iraniani, che sono a conoscenza dei preparativi. Secondo queste fonti all’incontro parteciperà anche Mohammad Bagher Ghalibaf, il presidente del parlamento iraniano, se il vicepresidente J.D. Vance sarà presente. La Casa Bianca per ora ha confermato che sarà così: J.D. Vance guiderà la delegazione statunitense.

Al momento non ci sono conferme ufficiali che una delegazione iraniana incontrerà quella statunitense a Islamabad. Va però tenuto presente che il viaggio dagli Stati Uniti a Islamabad è molto più lungo di quello dall’Iran, e che quindi in teoria è possibile che la conferma della partecipazione dell’Iran arrivi un po’ all’ultimo momento, anche dopo la partenza della delegazione statunitense.

Le divisioni all’interno del regime iraniano

Negli ultimi giorni la situazione tra Stati Uniti e Iran è stata piuttosto confusa. Venerdì l’Iran ha annunciato la riapertura dello stretto di Hormuz, salvo poi cambiare idea dopo poche ore. Non è nemmeno chiaro se l’Iran parteciperà oppure no a un nuovo incontro con una delegazione statunitense a Islamabad, per cercare di negoziare un accordo che metta fine alla guerra.

Potrebbe essere una strategia negoziale, per aumentare la pressione sugli Stati Uniti. Ma potrebbe anche essere un segnale di una divisione che secondo diversi esperti esiste all’interno del regime, tra un’ala politica, più conciliante e disposta a cercare un compromesso (rappresentata dal ministro degli Esteri, Abbas Araghchi), e un’ala militare più intransigente e radicale, rappresentata soprattutto dai Guardiani della rivoluzione.

Ne abbiamo parlato in questo pezzo:

Quindi, questi negoziati in Pakistan?

Gli Stati Uniti dicono che sono imminenti, mentre l’Iran dice che non parteciperà. C’è un po’ di confusione: di seguito quello che sappiamo, per punti:

• Diversi giornali ed emittenti televisive statunitensi, basandosi su fonti interne all’amministrazione, dicono che una delegazione del governo dovrebbe partire martedì e andare a Islamabad. L’incontro con la delegazione iraniana sarebbe in programma per mercoledì. Sulle tempistiche non ci sono informazioni ufficiali.

Donald Trump (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Donald Trump (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

• Domenica la Casa Bianca ha detto che la delegazione è formata, oltre che dal vicepresidente J.D. Vance, da Steve Witkoff e Jared Kushner, rispettivamente l’inviato degli Stati Uniti in Medio Oriente e il genero di Trump. In un’intervista al New York Post Trump ha detto che sarebbero già in viaggio, ma non ci sono conferme.

• Il regime iraniano lunedì ha detto che non ha intenzione di partecipare all’incontro: dice che non negozierà fin quando non verrà eliminato il blocco navale statunitense e ha criticato gli Stati Uniti per avere assaltato e requisito una nave iraniana che aveva cercato di violarlo, nella notte tra domenica e lunedì.

Poliziotti pakistani a un posto di blocco a Islamabad, lunedì 20 aprile (AP Photo/Anjum Naveed)

Poliziotti pakistani a un posto di blocco a Islamabad, lunedì 20 aprile (AP Photo/Anjum Naveed)

• Il Pakistan sta continuando a mediare per favorire l’incontro. Intanto il governo ha aumentato la sicurezza a Islamabad: molte parti della città sono state chiuse e migliaia di poliziotti sono stati schierati.

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha condannato la profanazione del crocefisso da parte di un soldato israeliano

Ha detto di aver provato «profonda indignazione» nel vedere la foto del soldato che, in Libano, prende a martellate una statua di Cristo in croce. Lo ha definito un «grave affronto alla fede cristiana».

La foto era circolata domenica sui social e lunedì l’esercito ha confermato che è autentica, condannando formalmente il gesto e dicendo di aver aperto un’indagine. Ha anche promesso che collaborerà al ripristino della statua. 

Un appello esplicito del presidente cinese Xi Jinping sullo stretto di Hormuz

In una chiamata con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha detto che deve «rimanere aperto alla navigazione, necessaria agli interessi comuni dei paesi della regione, e alla comunità internazionale in senso più ampio». Xi ha anche fatto un appello per raggiungere un accordo per fermare la guerra.

Il presidente cinese Xi Jinping a Pechino il 12 marzo 2026 (AP Photo/Ng Han Guan)

La Cina è alleata dell’Iran, ma finora ha mantenuto un ruolo defilato e dichiarazioni così dirette da parte dei suoi leader (e in particolare dal presidente Xi Jinping) sono rare. La Cina importa molto petrolio dall’Iran, ma ha risentito in modo abbastanza ridotto degli effetti economici della guerra e della chiusura dello stretto di Hormuz, principalmente perché ha ampie scorte di carburante.

Nonostante la sua posizione defilata, molto probabilmente la Cina ha aiutato l’Iran mettendo a disposizione informazioni di intelligence, componenti per missili e droni e oggetti “dual use”, cioè che sono normalmente usati per scopi civili ma possono anche essere utilizzati per scopi militari. Lo raccontavamo qui:

Una frase del segretario all’Energia non è piaciuta a Trump

In un’intervista con CNN Chris Wright, il segretario statunitense all’Energia, ha detto che la benzina potrebbe rimanere sopra i 3 dollari al gallone (circa 0,80 euro al litro) fino al 2027.

Negli Stati Uniti la benzina costa generalmente meno che in Europa: eventuali aumenti sono un tema sensibile per l’elettorato, anche Repubblicano. A fine marzo i prezzi avevano superato i 4 dollari al gallone (circa un euro al litro), una sorta di soglia psicologica considerata troppo alta per l’opinione pubblica e quindi problematica per Trump, i cui livelli di approvazione sono già molto bassi.  

Anche per questo Trump continua a dire che i prezzi scenderanno presto. Oggi ha criticato le tempistiche più negative date da Wright, dicendo che il suo segretario «si sbaglia, si sbaglia completamente».

Intanto mancano due giorni alla fine del cessate il fuoco in Iran

Quello concordato tra Stati Uniti e Iran è iniziato lo scorso 8 aprile e dura due settimane. Terminerà quindi il 22 aprile, mercoledì. Oggi dovrebbero tenersi nuovi negoziati tra le delegazioni dei due paesi a Islamabad, in Pakistan, ma l’Iran non ha ancora detto se parteciperà.

È possibile che il cessate il fuoco venga esteso per permettere alle trattative di continuare, ma al momento ci sono molte incertezze. Qui avevamo fatto un ripasso sui due cessate il fuoco in vigore, quello tra Iran, Israele e Stati Uniti e quello tra Israele e Libano:

C’è chi sta guadagnando in modo sospetto dalle grandi oscillazioni del petrolio

Venerdì gli investitori di tutto il mondo hanno scommesso 760 milioni di dollari sul fatto che il prezzo del petrolio sarebbe sceso a breve. Gran parte di queste transazioni è avvenuta con un tempismo quantomeno sospetto, cioè nei 20 minuti precedenti all’annuncio del ministro degli Esteri iraniano sulla riapertura dello stretto di Hormuz, che ha fatto davvero scendere le principali quotazioni del petrolio di più del 10 per cento. Col risultato che gli investitori dietro a quei 760 milioni di dollari ci hanno guadagnato parecchio.

Le loro operazioni sono avvenute con un tempismo talmente giusto da far sospettare che in qualche modo sapessero che l’annuncio stava per arrivare: se dovesse essere confermato potrebbe essere un caso di insider trading, reato che punisce chi guadagna o trae vantaggio in borsa grazie all’uso di informazioni riservate.

Ne parliamo più estesamente in questo articolo:

Il presidente del Libano ha parlato dei prossimi negoziati con Israele

Joseph Aoun ha detto che i prossimi negoziati bilaterali con Israele saranno gestiti dal Libano tramite una delegazione guidata da Simon Karam, ambasciatore negli Stati Uniti negli anni Novanta.

L’obiettivo sarà «fermare gli atti ostili» e mettere fine all’occupazione israeliana del sud del paese. Ha aggiunto che questi negoziati sono «separati da tutti gli altri», quindi presumibilmente da quelli tra Stati Uniti e Iran. 

«Ho scelto i negoziati, e spero che potremo salvare il Libano», ha concluso. 

In Qatar potranno riprendere le operazioni per i voli internazionali

L’ha fatto sapere l’autorità per l’aviazione civile riferendosi alle attività nell’aeroporto internazionale Hamad, nella capitale Doha.

I voli erano stati in larga parte interrotti all’inizio della guerra, quando l’Iran aveva iniziato ad attaccare i paesi del golfo Persico. Da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, l’8 aprile, gli attacchi si sono fermati. 

Cosa è successo stamattina

– Nella notte tra domenica e lunedì gli Stati Uniti hanno attaccato e poi sequestrato la portacontainer iraniana Touska, accusandola di non aver rispettato il blocco navale che applicano su tutte le navi in viaggio da e verso i porti iraniani. È la prima volta che succede: abbiamo raccolto quello che sappiamo in questo articolo.

– L’Iran ha minacciato ritorsioni per il sequestro, dicendo che risponderà «molto presto».

– Intanto lo stretto di Hormuz è rimasto sostanzialmente chiuso, e i prezzi del petrolio e del gas naturale sono aumentati. 

– L’altra grande questione sono i possibili nuovi negoziati tra Iran e Stati Uniti. Sono stati prospettati ieri da Trump, che ha annunciato l’invio di una delegazione a Islamabad, in Pakistan, dove si erano già tenuti i precedenti negoziati (finiti senza un accordo). L’Iran però ha fatto affermazioni contraddittorie, e non ha ancora detto se intende partecipare o meno.

Un altro test poco invidiabile per JD Vance

Il vicepresidente JD Vance guiderà di nuovo la delegazione statunitense nei colloqui che dovrebbero svolgersi oggi in Pakistan (“dovrebbero” perché l’Iran non ha ancora confermato la sua partecipazione). 

È un compito ben poco invidiabile: Vance aveva guidato anche i precedenti negoziati, circa una settimana fa, finiti senza un accordo, e ora dovrà cercare di trovare un compromesso tra posizioni che tutti raccontano come inconciliabili.

JD Vance sull’Air Force Two, l’aereo del vicepresidente, per lasciare Islamabad dopo aver finito in modo inconcludente i primi negoziati tra Iran e Stati Uniti, lo scorso 12 aprile (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Inoltre da giorni Trump sta alimentando grosse aspettative sulla riuscita dei negoziati, dicendo per esempio che l’Iran «ha accettato tutto», ossia tutte le condizioni poste dagli Stati Uniti, cosa assai improbabile e finora smentita dai fatti. Sabato ha anche detto che gli Stati Uniti «non faranno più i buoni», e ha minacciato di nuovo di distruggere le centrali elettriche e i ponti dell’Iran se non sarà trovato un accordo (azioni che costituirebbero crimini di guerra).

Se anche questa volta Vance dovesse tornare negli Stati Uniti senza risultati sarebbe una nuova sconfitta. A inizio aprile anche un altro evento aveva impattato negativamente la sua popolarità: era stato in Ungheria per fare campagna a favore di Viktor Orbán, che poi ha perso le elezioni.

Anche il prezzo del gas naturale sta risalendo

Esattamente come sta succedendo col petrolio, anche il prezzo del gas naturale sta aumentando dopo che gli investitori hanno molto ridimensionato le loro aspettative intorno alla riapertura dello stretto di Hormuz.

Ora è in aumento di poco più del 3 per cento rispetto a venerdì, quando sulla scia di un grande entusiasmo per gli annunci iraniani aveva chiuso in calo a 38,7 euro al megawattora (il punto indicato con la linea verticale, nel grafico sotto). Nel weekend le cose sono molto cambiate, gli annunci sono stati smentiti, e lo stretto per ora sembra rimanere chiuso: nelle prime ore di lunedì mattina è arrivato anche a superare i 42 euro, e alle 12 è sceso verso i 40.

L’andamento della quotazione TTF di Amsterdam del gas (Investing.com)

Nelle scorse settimane era arrivato anche a 60 euro al megawattora, il doppio di prima dell’inizio della guerra.

Il traffico nello stretto di Hormuz è quasi fermo

Lo mostrano i dati del sito di monitoraggio MarineTraffic. Nelle mappe le frecce indicano navi in movimento, i pallini quelle ferme. Le freccette rosse sono navi adibite al trasporto di prodotti energetici, quelle verdi al trasporto merci e le blu scuro sono navi da crociera. 

(La situazione nello stretto di Hormuz, dal sito MarineTraffic)

Sembra che oggi siano passate tre navi, tra cui due petroliere indicate come vuote. L’unica petroliera carica è la Nova Crest, che batte bandiera del Camerun ed è partita da un porto iracheno. È sottoposta a sanzioni dal Regno Unito e dall’Unione Europea perché ritenuta coinvolta nel traffico di petrolio russo. 

(Il percorso della petroliera Nova Crest, da MarineTraffic)

La Grande Torino, l’unica nave battente bandiera italiana bloccata nel golfo Persico, non si è mossa ed è ferma davanti alla costa iraniana.

(La posizione della Grande Torino, sempre da MarineTraffic)

L’Iran aveva annunciato la riapertura dello stretto venerdì, poi lo aveva richiuso sabato, creando enorme confusione e costringendo molte navi a cambiare direzione. Intanto gli Stati Uniti hanno sempre mantenuto il loro blocco navale, con cui fermano le navi che si muovono da e verso i porti iraniani.

L’Iran dice di non avere ancora deciso, sui negoziati

Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha detto che «non ci sono programmi» per i prossimi negoziati, e «non sono state prese decisioni al riguardo».

Il secondo incontro tra le delegazioni di Iran e Stati Uniti dovrebbe tenersi oggi a Islamabad, in Pakistan, ma c’è molta incertezza proprio perché l’Iran non ha confermato la sua partecipazione.

Baghaei ha anche accusato gli Stati Uniti di non prendere sul serio i negoziati. 

Cartelloni per il secondo incontro tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, Pakistan, il 20 aprile 2026 (AP Photo/Anjum Naveed)

Intanto, Netanyahu continua a evitare i suoi processi

I giudici del tribunale di Gerusalemme hanno accettato di rinviare un’udienza prevista per oggi, per quelli che gli avvocati di Netanyahu hanno definito «motivi diplomatici e di sicurezza». L’ufficio del procuratore di stato (l’accusa) si era opposto al rinvio, chiedendo che Netanyahu aggiusti i suoi impegni in modo da poter partecipare. 

Dal 2020 Netanyahu è accusato di corruzione e frode, in un processo molto complesso composto da tre diversi filoni. Lui si è sempre detto innocente e lo scorso novembre aveva chiesto la grazia al presidente israeliano Isaac Herzog.

Netanyahu ha testimoniato per la prima volta a dicembre del 2024, ma in generale ha sempre cercato di ritardare il più possibile il processo e di sottrarsi alle udienze. Nelle ultime settimane il processo era stato bloccato a causa della guerra contro l’Iran: è ripreso dopo il cessate il fuoco, ma Netanyahu ha subito chiesto altri rinvii.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente israeliano Isaac Herzog a Gerusalemme, 14 aprile 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)

Il prossimo ottobre in Israele sono previste le elezioni parlamentari, e lo schieramento di estrema destra al governo non è certo di ottenere la maggioranza. Netanyahu sta sfruttando la sua posizione di primo ministro per ritardare il processo, e quindi per lui è fondamentale mantenerla.

La nave iraniana attaccata e sequestrata dagli Stati Uniti, dall’inizio

Abbiamo riassunto cosa sappiamo sul sequestro della portacontainer Touska in questo articolo:

I prezzi del petrolio sono di nuovo aumentati

I mercati erano chiusi da venerdì sera, quando i prezzi erano scesi per l’annuncio della riapertura dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran.

Nel weekend però c’è stata grande confusione: gli Stati Uniti hanno mantenuto il loro blocco navale sulle navi in viaggio da e verso i porti iraniani, e come ritorsione sabato mattina l’Iran ha sostanzialmente richiuso lo stretto. Solo poche navi insomma sono riuscite a passare.

Lunedì mattina la quotazione del Brent, il principale riferimento internazionale, ha superato i 96 dollari al barile, con un aumento di circa l’11 per cento rispetto a venerdì pomeriggio. 

La quotazione del Brent (da Investing.com)

Anche il WTI, il riferimento per il mercato statunitense, è aumentato arrivando a circa 88,50 dollari al barile. 

Il comunicato dell’esercito israeliano contro il soldato che ha distrutto una statua di Cristo in Libano

L’esercito israeliano ha confermato che la foto, circolata ieri sui social, è vera e ha definito la condotta del soldato «del tutto in contraddizione» con i propri valori. Ha aggiunto che è in corso un’indagine, e che l’esercito collaborerà al ripristino della statua.

Anche il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha criticato il soldato e ha definito la distruzione della statua «un atto vergognoso».

La foto è un fermoimmagine di un video che mostra un soldato israeliano colpire con una specie di martello una statua di Cristo crocifisso. Secondo i media libanesi è stata scattata nella città cristiana di Debel, nel sud del Libano e vicino al confine con Israele.