• Live
  • Mondo
  • Giovedì 14 maggio 2026

A Trump non è piaciuto come l’Iran ha risposto alla proposta di accordo degli Stati Uniti

L'ha definita inaccettabile, e dunque si torna di nuovo a uno stallo

Donald Trump in una conferenza stampa alla Casa Bianca, il 6 aprile 2026 (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Trump ha definito «DEL TUTTO INACCETTABILE» la risposta iraniana alla proposta di accordo per mettere fine alla guerra presentata qualche giorno fa dagli Stati Uniti. Non si sa di preciso cosa l’Iran abbia risposto, ma la proposta statunitense era piuttosto vaga e rimandava al futuro le trattative su tutte le questioni più complicate, inclusa la graduale rimozione dei rispettivi blocchi dello stretto di Hormuz: ora siamo dunque di nuovo in una situazione di stallo. Nel frattempo domenica le aviazioni di alcuni paesi arabi del Golfo hanno detto di avere intercettato vari droni provenienti dall’Iran. Non è del tutto chiaro perché gli attacchi siano ripresi, dopo alcuni giorni di quiete.

Liveblog

Una nave è stata sequestrata e un’altra è affondata nello Stretto di Hormuz

Giovedì una nave all’ancora al largo degli Emirati Arabi Uniti è stata sequestrata e portata verso l’Iran. Lo ha detto lo U.K. Maritime Trade Operations Centre, un’organizzazione della marina militare britannica.

Non ci sono conferme su chi possa aver attaccato la nave, anche se il fatto che sia stata portata verso le coste iraniane fa supporre che possano essere state le forze armate iraniane. È anche già successo che i Guardiani della rivoluzione sequestrassero delle navi nello Stretto.

Sempre secondo lo UKMTO una seconda nave registrata in India è affondata dopo essere stata attaccata. Tutte le 14 persone che fanno parte dell’equipaggio sono state recuperate dalle autorità dell’Oman.

Iraq e Pakistan hanno stretto accordi con l’Iran per esportare petrolio e gas naturale attraverso lo stretto di Hormuz

L’ha riferito Reuters, citando cinque fonti rimaste anonime.

Un accordo con l’Iraq avrebbe permesso domenica il passaggio di due grandi petroliere irachene, ciascuna contenente circa due milioni di barili di petrolio e il governo iracheno starebbe cercando di stringere altri accordi. Un secondo accordo con il governo pakistano (che sta mediando nei negoziati fra Stati Uniti e Iran) avrebbe invece permesso lunedì il passaggio di due navi cisterna qatariote cariche di gas naturale liquefatto. Secondo i funzionari sentiti da Reuters il Qatar non è stato coinvolto direttamente nell’accordo e ha informato gli Stati Uniti prima di far partire le sue navi. 

Navi nello stretto di Hormuz, il 2 maggio del 2026 (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)

Lo stretto è ufficialmente bloccato dall’Iran, ma nelle ultime settimane sono diversi i paesi che hanno stretto o stanno pensando di stringere accordi di questo tipo per ricevere o inviare petrolio e gas naturale. Questo è un problema per gli Stati Uniti, perché normalizza il controllo dell’Iran sullo stretto di Hormuz, dove prima della guerra il passaggio era libero.

L’Iran ha chiarito cosa c’era nella sua risposta alla proposta di pace statunitense, in parte

I media statali iraniani hanno riportato alcuni dettagli della risposta dell’Iran alla proposta di pace che gli Stati Uniti avevano presentato qualche giorno fa, una risposta che Trump aveva definito domenica «del tutto inaccettabile».

L’Iran avrebbe chiesto denaro dagli Stati Uniti come riparazione di guerra, il riconoscimento della sovranità iraniana sullo stretto di Hormuz e la fine delle sanzioni.

Sebbene Trump non abbia pubblicamente spiegato la ragione del suo rifiuto, è evidente che tra queste tre richieste solo la terza sarebbe potenzialmente accettabile dagli Stati Uniti, cioè la rimozione delle sanzioni statunitensi che da anni sono un grosso peso per l’economia iraniana. Ma anche solo per questa è probabile che gli Stati Uniti vogliano in cambio alcune garanzie sul programma nucleare iraniano.

Cosa c’è nella risposta iraniana, secondo il Wall Street Journal

Non si sa ufficialmente cosa abbia risposto l’Iran alla proposta di accordo che il governo statunitense aveva presentato qualche giorno fa. Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti anonime, la risposta dell’Iran era composta da diverse pagine in cui avrebbe proposto la fine dei combattimenti e una graduale riapertura dello stretto di Hormuz. Il tutto a condizione che gli Stati Uniti revochino il blocco navale che a loro volta hanno imposto sullo stretto, e che sta provocando gravi conseguenze economiche per l’Iran.

Avrebbe invece sostanzialmente avrebbe rigettato la richiesta statunitense di smantellare il suo programma nucleare e di consegnare agli Stati Uniti le scorte di uranio arricchito (cioè del materiale che serve per produrre la bomba atomica). In ogni caso avrebbe rimandato i dettagli sul nucleare a futuri negoziati.

Trump ha detto che la risposta dell’Iran è «DEL TUTTO INACCETTABILE»

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto in un breve post sul suo social network Truth che la risposta dell’Iran alla proposta di accordo che il governo statunitense aveva presentato qualche giorno fa è «DEL TUTTO INACCETTABILE». Ha concluso con un «grazie per la vostra attenzione», un’espressione formale che sembra fare intendere che a questo punto il tentativo di accordo potrebbe essere saltato.

Non è ancora chiaro cosa contenesse la risposta iraniana: l’Iran l’aveva consegnata in giornata al Pakistan, che fa da mediatore.

Quello che si sa è che la proposta di pace americana era piuttosto vaga e prevedeva la fine immediata della guerra ma posticipava il grosso dei negoziati ai successivi 30 giorni, periodo durante il quale sia l’Iran che gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a togliere progressivamente i rispettivi blocchi nello stretto di Hormuz.

E Trump, nel frattempo

Non è ancora chiaro se il governo statunitense abbia già avuto modo di valutare la risposta dell’Iran alla proposta di accordo che aveva presentato qualche giorno fa. Intanto però il presidente Donald Trump ha scritto un post sul suo social network Truth in cui non menziona per niente il dialogo in corso ma in cui critica e prende in giro l’Iran, come peraltro è ormai solito fare nei momenti salienti intorno ai negoziati.

Ha scritto: «L’Iran fa giochetti con gli Stati Uniti, e con il resto del mondo, da 47 anni (RINVIANDO, RINVIANDO, RINVIANDO!)».

Il post prosegue con una serie di critiche al modo in cui i governi precedenti al suo avevano gestito il rapporto con l’Iran, fino a che conclude con un «Per 47 anni gli iraniani ci hanno “preso in giro”, ci hanno fatto aspettare, hanno ucciso la nostra gente con le loro bombe piazzate lungo le strade, hanno represso le proteste e, di recente, hanno sterminato 42.000 manifestanti innocenti e disarmati, ridendo del nostro Paese, ora DI NUOVO GRANDE. Non rideranno più!»

Netanyahu dice che la guerra non è finita, intanto

Mentre si aspettano notizie sull’eventuale accordo tra Stati Uniti e Iran per la fine della guerra, in un’intervista televisiva il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto alcune cose che vanno in una direzione opposta: a suo dire gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno portato molti risultati, «ma non è finita». Questo perché – sostiene Netanyahu – l’Iran non ha ancora smantellato i suoi siti nucleari e dunque resta «ancora molto da fare».

In particolare ha parlato di eventuali missioni per portare via dal paese l’uranio arricchito – che semplificando molto è la materia prima per costruire la bomba atomica – facendo intendere che ci potrebbero essere ulteriori operazioni militari nel paese, ma senza dare dettagli.

(Ilia Yefimovich/Pool Photo via AP)

Queste dichiarazioni sono coerenti con il suo atteggiamento degli scorsi mesi, in cui si è dimostrato molto restìo a raggiungere un accordo con l’Iran e a terminare così la guerra. Per Netanyahu l’aver portato gli Stati Uniti in guerra con l’Iran per due volte nell’ultimo anno è stato infatti un successo, dato che basa buona parte del suo consenso politico sulla narrazione per cui l’Iran è la più grave e pressante minaccia per la sicurezza di Israele.

L’Iran ha consegnato la sua risposta al Pakistan

I media di stato iraniani hanno fatto sapere che il regime iraniano ha consegnato al Pakistan – che fa da mediatore – la sua risposta alla proposta di accordo presentata qualche giorno fa dagli Stati Uniti. Al momento non si conosce il contenuto della risposta né se gli Stati Uniti l’abbiano già vista.

La proposta di pace americana è piuttosto vaga e prevede la fine immediata della guerra ma posticipa il grosso dei negoziati ai successivi 30 giorni, periodo durante il quale sia l’Iran che gli Stati Uniti si impegnerebbero a togliere progressivamente i rispettivi blocchi nello stretto di Hormuz.

Nel frattempo, una nave metaniera del Qatar è passata per lo stretto di Hormuz

È successo domenica mattina: è la prima nave qatarina di questo tipo ad attraversare lo stretto dall’inizio della guerra. L’ha notato il giornalista di Bloomberg Javier Blas, uno dei maggiori esperti al mondo di commerci e materie prime. La nave trasporta gas naturale liquefatto (GNL) ed è diretta verso il Pakistan.

Non è chiaro se la nave abbia ricevuto il consenso dell’Iran per passare o se abbia forzato il blocco dello stretto imposto dal regime. Come ha notato Blas, però, la nave ha percorso lo stretto usando la rotta indicata dal regime (più a nord rispetto a quella tradizionale).

Vari paesi arabi del Golfo sono stati attaccati da droni iraniani

🇰🇼 L’aviazione del Kuwait ha annunciato di avere individuato e distrutto «droni nemici» sul proprio territorio: è la prima volta che il Kuwait è coinvolto in operazioni militari dal 9 di aprile.

🇶🇦 Il ministero della Difesa del Qatar ha fatto sapere che una sua nave cargo commerciale che transitava nel golfo Persico è stata colpita da un drone iraniano. Il drone ha fatto pochi danni e provocato un piccolo incendio che è stato messo sotto controllo.

🇦🇪 Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato di avere intercettato due droni iraniani diretti sul proprio territorio.

Non è chiaro perché l’Iran abbia ripreso gli attacchi – che comunque sono per ora a bassa intensità. Negli ultimi giorni la situazione era stata di notevole calma, dovuta anche al fatto che il regime iraniano stava valutando l’ultima proposta di accordo presentata dagli Stati Uniti. Ancora l’Iran non ha reso pubblica la propria risposta.

Il Regno Unito manderà una nave militare in Medio Oriente, per una possibile missione nello Stretto di Hormuz

Il Regno Unito ha detto oggi che manderà una nave militare in Medio Oriente, in attesa di una possibile missione per assicurare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. La nave è l’HMS Dragon: è una nave veloce e di media grandezza dotata di sistemi di lancio di missili e di sistemi antiaerei.

Nelle scorse settimane diversi paesi, soprattutto europei ma non solo, avevano detto di essere disponibili a partecipare a una missione internazionale nello Stretto di Hormuz. Questa però inizierebbe solo dopo la fine dei combattimenti tra Stati Uniti, Iran e Israele, e avrebbe carattere puramente difensivo. Nei giorni scorsi anche la Francia aveva detto di avere inviato alcune navi militari in Medio Oriente con lo stesso obiettivo.

L'HMS Dragon nel 2011 (Wikimedia Commons)

L’HMS Dragon nel 2011 (Wikimedia Commons)

Il regime iraniano ha detto che sta valutando il piano americano, con i suoi tempi

Esmaeil Baghaei, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha detto che il team di negoziatori dell’Iran sta ancora valutando la proposta di cessate il fuoco degli Stati Uniti, e che darà una risposta quando sarà il momento.

Venerdì sia il presidente Donald Trump sia il segretario di Stato Marco Rubio avevano detto che si aspettavano una risposta entro la fine della giornata. L’Iran, invece, vuole prendersi i suoi tempi. Baghaei ha aggiunto che per l’Iran le scadenze imposte dagli Stati Uniti non hanno significato.

J.D. Vance ha incontrato il primo ministro del Qatar, uno dei mediatori con l’Iran

Mohammed Bin Abdul Rahman al Thani, che è anche ministro degli Esteri, è volato a Washington apposta per incontrarsi con il vicepresidente degli Stati Uniti, e se ne è andato alcune ore dopo. Non ci sono stati grossi sviluppi (almeno di cui si sia venuti a conoscenza): in un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri del Qatar si dice che al Thani ha sottolineato la necessità che tutte le parti in causa rispondano positivamente ai progressi nel processo di mediazione.

Mohammed bin Abdulrahman Al Thani in una foto del 19 marzo (AP Photo/Najib Abu Jobain)

Ufficialmente i negoziati sono guidati dal Pakistan, ma gli Stati Uniti stanno facendo affidamento anche al governo qatariota e ai suoi contatti nelle Guardie rivoluzionarie (il corpo armato più potente dell’Iran, che durante la guerra hanno esteso ulteriormente il suo controllo sul paese), e li considerano negoziatori particolarmente efficaci.

Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di avventurismo

Secondo il ministro degli Esteri iraniano l’amministrazione Trump opterebbe per «un’avventura militare sconsiderata» ogni volta che una soluzione diplomatica viene presa in considerazione: è un riferimento ai nuovi scontri fra navi statunitensi e iraniane nello stretto di Hormuz. In un post su X si è chiesto se faccia parte di una grezza strategia per i negoziati o sia dovuta alla difficile situazione in cui si trova il presidente Trump.  

Non è ancora arrivata la risposta dell’Iran alla proposta statunitense

Gli Stati Uniti avevano detto che si attendevano una risposta entro 48 ore, cioè per venerdì sera: al momento la risposta dell’Iran non è arrivata, anche se il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei ha detto che il regime sta valutando.

La proposta per finire la guerra è molto vaga e non risolutiva, e rimanda tutte le questioni più complicate a negoziati successivi (tra cui soprattutto la graduale rimozione dei blocchi dello stretto di Hormuz). Di cosa contiene la proposta abbiamo scritto in questo articolo: 

L’Iran ha detto di aver sequestrato una petroliera che trasportava petrolio iraniano (avete letto bene)

L’agenzia di stampa pubblica IRNA ha detto che la Marina iraniana ha sequestrato una petroliera nello stretto di Hormuz che stava «approfittando della situazione nella regione per danneggiare e ostacolare le esportazioni di petrolio e gli interessi della nazione iraniana». È un sequestro insolito poiché la nave è di proprietà cinese ed è sanzionata dagli Stati Uniti perché è considerata appartenere alla cosiddetta “flotta fantasma” che l’Iran usa per esportare il suo petrolio e aggirare le sanzioni. Al momento del sequestro infatti la nave stava trasportando proprio petrolio iraniano. 

Secondo i dati della società TankerTrackers la nave ha trasportato petrolio iraniano almeno 16 volte dal 2021: metà dei carichi proveniva da porti iraniani e l’altra metà consisteva in trasferimenti di petrolio da nave a nave.

La società di monitoraggio marittimo Windward ha provato a dare una spiegazione al New York Times, dicendo: «Data la storia consolidata della nave all’interno dell’ecosistema commerciale iraniano, questo sequestro sembra essere una mossa di facciata, probabilmente intesa a proiettare un’autorità regionale o a nascondere una cooperazione più profonda». 

Gli Stati Uniti hanno attaccato due petroliere battenti bandiera iraniana nel golfo di Oman

Lo ha detto in un comunicato il CENTCOM, il comando militare delle forze armate statunitensi in Medio Oriente. Ha precisato che le due navi erano vuote e stavano cercando di raggiungere un porto iraniano, violando il blocco che gli Stati Uniti stanno facendo a est dello stretto di Hormuz da settimane. Due aerei militari F/A-18 hanno fermato le navi dopo aver colpito con munizioni di precisione i loro fumaioli.

Più volte l’Iran ha detto di considerare il blocco statunitense un atto di pirateria, e attacchi simili a questo come violazioni del cessate il fuoco in vigore da inizio aprile tra Stati Uniti e Iran.

L’agenzia iraniana Fars ha anche scritto che nelle ultime ore ci sono stati scontri sporadici tra le forze armate iraniane e le navi militari statunitensi nello stretto. Per ora non ci sono altre informazioni.

L’Iran dice che sta ancora valutando la proposta degli Stati Uniti per mettere fine alla guerra

Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei. La sua dichiarazione è stata pubblicata dall’agenzia Tasnim, che è legata ai Guardiani della rivoluzione.

Baqaei ha anche commentato gli scontri della scorsa notte, sostenendo che gli Stati Uniti hanno violato il cessate il fuoco, e che le forze armate iraniane sono pronte a rispondere agli attacchi statunitensi.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, a Teheran nel 2025 (Ahmet Dursun/Anadolu via Getty Images)

In teoria gli Stati Uniti avevano detto che si attendevano una risposta entro 48 ore, cioè per venerdì sera.

Rubio ha confermato di aspettarsi una risposta entro venerdì

Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito di aspettarsi entro oggi una risposta dall’Iran sulla proposta presentata dagli Stati Uniti mercoledì, per mettere fine alla guerra. Gli Stati Uniti avevano detto di attendere una risposta entro 48 ore di tempo: quindi entro venerdì sera.

Del contenuto della proposta, molto vaga e non risolutiva, parlavamo qui:

Rubio ha aggiunto che se l’Iran attaccherà le navi statunitensi intorno allo stretto di Hormuz, gli Stati Uniti risponderanno (dall’inizio del cessate il fuoco, almeno in due occasioni Iran e Stati Uniti hanno attaccato le rispettive navi).

Ha parlato con i giornalisti da Roma, dove sta facendo un viaggio diplomatico di due giorni. Ha incontrato papa Leone XIV, in un momento in cui i rapporti con l’amministrazione Trump sono molto complicati, e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, anche lei criticata duramente da Trump

Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Roma, 8 maggio 2026 (Stefano Rellandini/Pool Photo via AP)

Intanto Giorgia Meloni cerca forniture energetiche alternative

Ieri ha ricevuto a Roma il primo ministro del governo di unità nazionale libico Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh (la Libia dal 2020 è divisa in due, una controllata dal governo di Dbeibeh e l’altra da un governo non riconosciuto dalla comunità internazionale e guidato dal generale Khalifa Haftar). 

Inoltre una delegazione del COPASIR, l’organo parlamentare che controlla e verifica le attività dei servizi segreti, è stata in Libia per sondare, tra le altre cose, la possibilità di nuovi accordi per aumentare le forniture.

La Libia è solo una delle strade testate da Meloni, che sta negoziando anche con l’Azerbaijan e con l’Algeria.

Meloni con il presidente azero Ilham Aliyev in una foto del 2024 (AP Photo/Andrew Medichini)

Come abbiamo scritto varie volte, l’Italia è uno dei paesi europei più vulnerabili alla crisi energetica causata dal blocco di Hormuz, che per ora sta avendo effetti limitati ma che potrebbe peggiorare in base all’andamento della guerra.

È priva di fonti fossili autonome, di centrali nucleari attive e dipende quasi totalmente dall’estero: nel 2025, il 74 per cento dei rifornimenti arrivava da fuori.

Con la riduzione delle importazioni dalla Russia a causa della guerra in Ucraina, ha aumentato quelle dai paesi del Golfo, da cui prima delle guerra arrivava circa il 10 per cento del petrolio greggio e l’11 per cento del gas naturale. Per ovvie ragioni queste ultime forniture si sono fatte più incerte.

Inoltre, l’Italia non ha un sistema di fonti rinnovabili sufficientemente sviluppato e capace di attutire i colpi causati dall’insicurezza regionale sul mercato delle fonti fossili.