È il governatore uscente della Florida, che nel 2024 aveva partecipato alle primarie dei Repubblicani e per un po’ era stato considerato il principale rivale di Trump, prima di ritirarsi e appoggiarlo. Ecco, DeSantis ha alcune opinioni forti sul voto di ieri.
Ha sostenuto che non sia appropriato parlare di «ondata» dei Democratici, come hanno fatto molti giornali statunitensi, ma semmai dell’impatto di un «meteorite» politico. Ha citato come esempio della disfatta dei Repubblicani il Texas, dove hanno perso il seggio al Senato, la governatrice e persino la maggioranza alla Camera statale.
Secondo DeSantis, la vittoria dei Democratici è dovuta a motivi contingenti e concreti come l’aumento dei tassi d’interesse dei mutui, della benzina e dei generi alimentari. I Repubblicani hanno sbagliato tattica, ha detto, facendo spot televisivi sui temi ideologici come l’esclusione degli atleti transgender dalle competizioni sportive, ma non su quelli che motivano le persone a votare.
Nella narrazione di DeSantis c’è un’eccezione interessata: la “sua” Florida, dove i Repubblicani hanno mantenuto l’incarico del governatore dopo di lui. DeSantis infatti ha terminato i due mandati consecutivi permessi dalla legge: è plausibile che si stia riposizionando in vista di una nuova candidatura alle presidenziali nel 2028, a cui Trump non potrà ricandidarsi.