Diritti civili: il punto di crisi del “Modello Monti”

Quello che mi sento di dire dopo aver ascoltato la conferenza stampa di Mario Monti è che moltissime delle cose che il Senatore a vita dice appartengono in qualche modo al patrimonio del Partito democratico, anche se evidentemente non è in quelle cose che si esaurisce la pluralità delle idee che vivono nel PD. In tutta onestà penso che fino a che non sarà dimostrata la sua impossibilità materiale, i riformisti farebbero bene a continuare a votare e sostenere il Partito Democratico e a lavorare perché quelle idee che oggi sono probabilmente minoritarie nel PD diventino quanto prima maggioritarie. Questo aiuterebbe non solo il partito, ma anche il sistema politico nel suo complesso, evitando una proliferazione di schieramenti che i paesi che il senatore Monti assume a modello non conoscono.

Ha ragione infatti Monti quando dice che, ancora prima che tra la destra e la sinistra, esiste oggi una dialettica tra chi spinge per il cambiamento e per l’Europa e chi invece tende a tenere posizioni più conservatrici e meno europeiste. Mi chiedo però se la soluzione sia lasciare ai conservatori di ogni parte tutto il campo disponibile nei partiti tradizionali invece che cercare di far avanzare il cambiamento dentro gli schemi che conosciamo, che comunque non possono essere improvvisamente cancellati. Insomma, io credo che esistano una sinistra e una destra modernizzatrici e una sinistra e una destra conservatrici ed è difficilmente sostenibile uno schema per cui tutti i modernizzatori – di destra e di sinistra – possano trovare rifugio dietro a Monti, senza intruppare alla fine tutti su un centro privo di una sua identità.

Faccio un esempio molto chiaro perché finché parliamo solo di economia il modello teorico suggerito da Monti non trova un punto di crisi che invece è evidentissimo ai miei occhi. Il punto di crisi sta nei diritti delle persone omosessuali o anche nel fine vita, temi che la politica in Italia non è ancora stata in grado di gestire. A voler seguire lo schema-Monti, dividendo con l’accetta i conservatori da coloro che si definiscono modernizzatori, è chiaro che i modernizzatori dovrebbero essere pro matrimonio gay, per esempio. La modernità va in quella direzione e in quella direzione va l’Europa, secondo addendo dell’addizione (modernizzazione + Europa, appunto) di cui ha parlato oggi il Presidente del Consiglio. Ora chiedo: Monti e i suoi, sui temi etici, sarebbero davvero dei modernizzatori? Casini, Riccardi, Olivero, sarebbero così coerenti nel progetto di modernizzazione del paese da consentire alle famiglie omosessuali di ottenere la piena dignità che è loro riconosciuta in tutti i paesi che Monti prende ad esempio per la sua azione di governo? Non si corre dunque il rischio di fare dell’appartenenza religiosa e dell’ossequio ai suoi dettami l’unico comune denominatore di questa massa indistinta, ottenendo alla fine tutto il contrario che la modernizzazione della società italiana?

Gli assi su cui si muove la modernità devono essere necessariamente e contemporaneamente due: diritti civili e diritti sociali. E, se si vuole essere liberali e modernizzatori per davvero, bisogna sapersi muovere verso l’innovazione contemporaneamente su entrambi i fronti. Più facile e logico nel Partito democratico, io penso, che in nessun altro partito o schieramento del panorama politico italiano.