L’ultima illusione

di Alessandro Grassani

Il 2008 ha segnato il punto di non ritorno: per la prima volta nella storia dell’uomo c’è più gente che vive nelle città che nelle campagne. Le città cresceranno sempre di più a causa dei cambiamenti climatici e dei profughi climatici destinati a diventare – nel giro di pochi decenni – la nuova emergenza umanitaria del pianeta.

Stando a una previsione delle Nazioni Unite e di IOM, nel 2050 la Terra dovrà affrontare il trauma rappresentato da 200 milioni di profughi climatici. Tutte persone che, sempre secondo queste organizzazioni, non “sbarcheranno” nelle nazioni ricche, ma cercheranno nuove forme di sostentamento nelle aree urbane dei loro Paesi d’origine, già sovraffollate e spesso poverissime.

Per raccontare il fenomeno delle migrazioni rurale-urbano, causato dai cambiamenti climatici ho scelto di viaggiare in Bangladesh, Mongolia e Kenya, in modo da offrire una panoramica trasversale delle tre diverse tipologie di mutamento climatico.

In Mongolia ho incontrato i pastori mongoli, impegnati in un’estenuante lotta contro il gelo che decima, quotidianamente, i loro capi di bestiame; li ho inseguiti verso Ulan Bator, dove sconfitti approdano portando con sé il loro unico bene rimasto: la gher, la tradizionale tenda mongola. Il risultato è che la città cresce sempre di più, senza alcuna pianificazione urbanistica, con tende che spuntano un po’ qua e un po’ la in questa sconfinata periferia che prende – appunto – il nome di Gher District.

Sono stato nelle case alluvionate dei contadini del Bangladesh per sentirmi dire che non si può combattere contro la natura e che l’unica scelta, era quella di abbandonare tutto e di trasferirsi a Dacca, megalopoli dove, ogni anno, arrivano 300mila nuovi migranti.

Sono stato in Kenya, dove ho visto la paura per una guerra silenziosa riflessa negli occhi dei “pastori soldato” e degli abitanti di queste terre aride, che a colpi di machete e di fucile lottano e uccidono per il controllo dei pochi pascoli rimasti. Senza acqua non c’è più speranza e né futuro per questi  contadini e pastori che si ammassano a Nairobi, dove le loro speranze s’infrangono negli slums, le baraccopoli metropolitane dove la popolazione raddoppia insieme alla miseria. La loro ultima illusione.